Covid, Draghi al Consiglio europeo: “Coordinamento Ue delle restrizioni sia guidato da cautela”

Il presidente del Consiglio Mario Draghi partecipa al Consiglio europeo, 16-17 dicembre 2021. [EPA-EFE/JOHANNA GERON / POOL]

Il presidente del Consiglio Mario Draghi, durante la riunione del Consiglio europeo, ha difeso la scelta dell’Italia di introdurre nuovamente test a chi entra nel Paese dal resto d’Europa, sottolineando che è una decisione necessaria per difendersi dalla variante Omicron.

La decisione dell’Italia di introdurre test obbligatori anche per i vaccinati provenienti da altri Paesi dell’Ue che entrano nel  Paese ha sollevato dubbi e critiche nel resto d’Europa, perciò il presidente del Consiglio Mario Draghi si è trovato costretto a spiegare le sue ragioni durante il Consiglio europeo.

Diversi Paesi avevano criticato la decisione dell’esecutivo italiano, sostenendo che limitasse la libertà di movimento. Fonti diplomatiche riportavano anche lamentele per l’assenza di coordinamento a livello europeo nel prendere questa decisione

“La variante Omicron è meno diffusa in Italia, perciò è necessario mantenere questa situazione per proteggere il sistema sanitario”, ha detto Draghi al Consiglio. “Questa è la ragione della decisione di reintrodurre i test per entrare in Italia. Il coordinamento a livello Ue deve essere guidato dal principio della massima cautela”, ha aggiunto.

All’interno della discussione al Consiglio, il tema di un coordinamento internazionale sulle misure di restrizione è tornato di attualità, mentre ancora una volta è stata ribadita la necessità di procedere con la campagna di vaccinazione. Non è stato tuttavia centrale il tema dell’obbligo vaccinale, che nei giorni passati era stato citato e che è stato messo sul tavolo da alcuni leader.

“Uno sforzo coordinato è necessario e le restrizioni devono essere basate su criteri oggettivi, non devono danneggiare il funzionamento del mercato unico né ostacolare in maniera sproporzionata la circolazione tra Stati membri”, si legge nelle conclusioni sul Covid del Consiglio europeo.

Dal vertice emerge anche la volontà di uniformare la durata del Green Pass in Europa. L’atto verrà presentato nei prossimi giorni, ma da fonti Ue si apprende che sarà la Commissione europea a decidere la durata, che probabilmente seguirà l’indicazione dei nove mesi.

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Russia, Ucraina e Bielorussia

Dopo la discussione sul Covid-19, il focus del Consiglio europeo si è spostato sulla situazione della Bielorussia, che procede con la sua “guerriglia ibrida” nei confronti dell’Ue attraverso lo sfruttamento dei migranti, e dell’Ucraina, minacciata dalle attività militari russe ai suoi confini.

Dal dibattito non è emersa per ora una proposta di nuove sanzioni nei confronti della Russia, ma i leader hanno assicurato che ci saranno nel caso in cui dovesse minacciare l’integrità territoriale dell’Ucraina. “Non c’è dubbio che se la Russia dovesse muoversi contro l’Ucraina, l’Ue imporrebbe sanzioni che avrebbero un costo significativo”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Nelle conclusioni finali si legge che la Russia andrà incontro a “gravi conseguenze”, “grandi costi” e sanzioni coordinate a livello internazionale se dovesse proseguire con la sua aggressione militare all’Ucraina. Di fatto, quindi, la novità consiste nel rafforzamento del linguaggio diplomatico utilizzato, riportano fonti Ue.

Resta anche l’incertezza per quanto riguarda l’uso del termine “aggressione”: non sono state chiarite le condizioni per definire cosa costituirebbe un’aggressione ulteriore da parte della Russia nei confronti dell’Ucraina.

“Non è consigliabile mettere sul tavolo misure restrittive preventive prima che sia successo qualcosa”, ha detto a EURACTIV una fonte diplomatica. “Altrimenti, su cosa si potrebbe agire? Cosa succede se l’esercito russo non si muove, ma qualche soldato inizia a creare disordini nella zona del Donbass?”, ha proseguito.

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Nulla di fatto sull’energia

Anche la discussione sull’energia al Consiglio europeo si è conclusa con un nulla di fatto. Le posizioni sulla risposta all’attuale crisi dei prezzi della CO2 sono risultate troppo distanti, con alcuni Paesi (come la Polonia) che hanno chiesto di limitare l’attività speculativa, una posizione opposta ad altri come la Germania.

Un altro tema caldo di discussione, come lo è sempre stato negli ultimi mesi, è l’inclusione di gas naturale ed energia nucleare nella tassonomia della finanza verde, che riconosce gli investimenti con un impatto climatico positivo nel favorire la transizione energetica.

Alcuni Stati hanno chiesto alla Commissione di pubblicare il prima possibile le regole per la tassonomia, anche entro la fine dell’anno. I colloqui si sono tuttavia interrotti bruscamente senza alcun accordo raggiunto.

“Ci siamo resi conto che c’erano opinioni contrastanti sul tavolo e non siamo riusciti a trovare un accordo sulle conclusioni presentate”, ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Ha aggiunto che la questione verrà affrontata nuovamente in un futuro incontro.

Nel frattempo, la Polonia ha attaccato il mercato europeo della CO2, sostenendo che gli alti prezzi della CO2 vanno a beneficio degli speculatori. “I prezzi dell’Ets dovrebbero essere costanti e prevedibili, non a picchi”, ha detto il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, che ha ottenuto il sostegno su questo tema dal premier ungherese Viktor Orbán.

Una bozza dell’ultimo minuto delle conclusioni del vertice conteneva una richiesta alla Commissione europea di approfondire il suo monitoraggio del sistema di scambio delle quote di emissione (Ets), comprese le possibili speculazioni da parte degli intermediari finanziari. Anche la Spagna ha chiesto di limitare l’attività speculativa negli ultimi mesi. Ma il riferimento è stato infine abbandonato perché i leader dell’Ue non sono riusciti a concordare una posizione comune.