Cosa abbiamo imparato dalla pandemia? L’Ue vuole un ruolo più forte di Ema e un Capo epidemiologo

Il nome e il logo dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA) nella sede ad Amsterdam, Paesi Bassi, 15 novembre 2019. EPA-EFE/LEX VAN LIESHOUT

“Uscire rafforzati dalla pandemia: agire in base ai primi insegnamenti tratti” è il titolo di una sorte di decalogo della Commissione europea sulle “lezioni” che la crisi del Covid-19 ha impartito al vecchio continente. In parallelo, anche i ministri della salute dei 27 Paesi Ue sostengono un ruolo più forte per l’Ema in caso di pandemie future.

Dopo 18 mesi di pandemia, lockdown più o meno duri, interruzione degli spostamenti, chiusure delle attività produttive e commerciali, smartworking e didattica a distanza, l’Ue cerca di ripartire, rimettendo in moto l’economia (con l’emissione dei primi bond di Next Generation EU), la mobilità dei cittadini (con il Green Pass), sostenendo la liquidità (tramite l’azione della Bce). L’inizio della ripartenza è anche il momento per fare un bilancio di tutto quello che è accaduto e autocritica rispetto agli errori, ma soprattutto per capire come farsi trovare pronti in futuro. Questo è il senso della comunicazione della Commissione europea sugli insegnamenti tratti nei primi 18 mesi della pandemia di Covid-19.

I dieci punti individuati dalla Commissione 

Uscire più forti e più solidali, migliorare la previsione dei rischi per la salute pubblica e  pianificare le situazioni di emergenza, consentendo risposte comuni più veloci e più efficaci, considerando che, come ha detto il vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas, c’è una certa “asimmetria tra quello che può fare l’Ue in ambito sanitario e quelle che sono le aspettative dei cittadini”. L’Unione cioè ha delle competenze in alcuni settori ma non le ha in altri, perché esse rimangono saldamente nelle mani degli Stati membri. Allo stesso tempo, però, le crisi sono sempre anche l’occasione per portare avanti iniziative senza precedenti e infatti “l’Ue è riuscita a rispondere alla pandemia in modo ampio e vasto includendo un’ampia gamma di strumenti e iniziative senza precedenti concepiti in tempi record”, ha spiegato Schinas.

Se per un verso “Abbiamo dato un segnale tangibile di solidarietà a livello europeo. Abbiamo dimostrato che possiamo essere a fianco dei nostri cittadini” con le parole del commissario, per altro verso, per il futuro bisogna fare di più e soprattutto bisogna farsi trovare pronti: per questo nell’ambito dell’Unione europea della sanità si parla di un epidemiologo capo europeo e di un ruolo più forte dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco.

In dettaglio, sono dieci i punti sottolineati dalla Commissione: una nuova versione perfezionata del sistema europeo di raccolta di informazioni sulle pandemie; un epidemiologo capo europeo e una corrispondente struttura di governance, anche per assicurarsi che vi siano scientifici più chiari e coordinati e minore confusione nella comunicazione con i cittadini; una relazione annuale sullo stato di preparazione per queste situazioni; un quadro per l’attivazione dello stato di emergenza pandemico e per le situazioni di crisi; l’Unione sanitaria europea, per il futuro coordinamento delle misure in tutta Europa; un’Autorità dell’Ue per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie, per avere catene di approvvigionamento di macchinari e medicinali più solide; una piattaforma Ue per le sperimentazioni cliniche multicentriche su vasta scala; crescenti investimenti nei sistemi sanitari nazionali; la guida dell’azione globale, attraverso Covax; e infine un’azione specifica per combattere la disinformazione e le notizie false.

La proposta dei 27 ministri della Salute: rafforzare l’Ema

Nella riunione a Lussemburgo di martedì (15 giugno), l’ultima presieduta dal ministro della salute portoghese Marta Temido, i 27 ministri della Salute dei Paesi Ue hanno concordato che serve rafforzare l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, come parte di un pacchetto più ampio sulla cosiddetta Unione europea della salute. Uno dei principali obiettivi della nuova bozza di regole dell’Ema è quello di consentirle meglio di monitorare e mitigare le carenze potenziali di farmaci e dispositivi medici che sono considerati critici per rispondere alle emergenze di salute pubblica.
La carenza di dispositivi di protezione individuale e il fatto che la loro produzione sia concentrata attualmente al di fuori del territorio europeo ha rappresentato infatti un problema consistente soprattutto nelle fasi iniziali dell’emergenza pandemica.

I ministri degli Stati membri hanno approvato modifiche alla proposta originaria della Commissione europea, soprattutto rispetto alle disposizioni finanziarie e rispetto alla protezione dei dati personali: hanno stabilito che i trasferimenti di dati personali nel contesto del nuovo mandato dell’Ema devono essere soggetti alle norme dell’Ue in materia di protezione dei dati e poi hanno apportato alcune modifiche sulla composizione e il funzionamento della task force per le emergenze, in particolare per quel che riguarda il suo ruolo consultivo per quanto riguarda la realizzazione di sperimentazioni cliniche relative a medicinali destinati ad affrontare un’emergenza sanitaria.
Accanto al rafforzamento dell’Ema si prevede anche un rafforzamento del mandato per il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e un progetto di legge sulle gravi minacce sanitarie transfrontaliere.
Naturalmente ora tutto questo dovrà essere negoziato con il Parlamento europeo: la fase negoziale sarà condotta dalla Slovenia, dopo che il 1° luglio prenderà il posto del Portogallo nella presidenza di turno del Consiglio per i prossimi sei mesi.