Coronavirus, proteste in Europa: dalle manifestazioni in piazza al partito “anti-lockdown” di Farage

Dopo l’annuncio di nuove chiusure e restrizioni per ridurre la diffusione della pandemia di coronavirus, in molte città europee si è assistito a episodi di protesta, in alcuni casi molto violenti. E c’è chi ne approfitta per cavalcare il malcontento.

In Italia ci sono stati disordini in molte piazze. I più recenti a Firenze, dove in centinaia hanno partecipato a una manifestazione non autorizzata, mettendo a ferro e fuoco il centro storico della città. Ad innescare gli scontri dei giorni scorsi sono stati formazioni di estrema destra, centri sociali e tifosi ultrà che hanno approfittato delle proteste dei lavoratori più penalizzati dagli ultimi decreti per alimentare le tensioni.

Analoghi episodi di guerriglia urbana sono scoppiati praticamente in tutta la Spagna. Da Madrid a Barcellona, da Saragozza a Siviglia. I maggiori disordini si sono verificati nella capitale, dove decine di manifestanti hanno incendiato bidoni della spazzatura e allestito barricate lungo la Gran Via.

Dopo che il presidente Emmanuel Macron ha annunciato il nuovo lockdown in Francia, anche a Parigi e in molte altre città centinaia di manifestanti si sono riversati nelle strade per gridare la loro rabbia.

Le proteste non hanno risparmiato neanche la Germania. A Berlino una settimana fa circa duemila persone si sono riunite per protestare contro le restrizioni in vigore, tra di loro anche molti negazionisti Covid che anche dopo l’intervento delle forze dell’ordine hanno continuato a rifiutarsi di indossare la mascherina. Le autorità di Berlino hanno detto che durante una di queste proteste, che nella capitale tedesca vanno avanti da tempo, sono state lanciate bottiglie e altri dispositivi incendiari contro una delle sedi dell’Istituto per le malattie infettive Robert Koch.

L’annuncio di Farage

Nuove manifestazioni di dissenso sono esplose anche nel Regno Unito, dopo che il primo ministro Boris Johnson ha deciso di far tornare in lockdown il Paese. Il Regno Unito è il quinto Paese al mondo per numero di morti, dopo Stati Uniti, Brasile, India e Messico, secondo un conteggio della Johns Hopkins University.

L’ondata di malcontento suscitata dall’annuncio di Johnson ha subito fatto gola all’ultra-breexiter Nigel Farage, che ha annunciato l’intenzione di ribattezzare il Brexit Party con il nome Reform Uk per focalizzarsi su nuove battaglie, a partire da quella contro la risposta del governo Tory alla pandemia.

Farage contesta al premier in carica di non aver adottato il modello svedese. “Le chiusure non funzionano. Anzi, causano più danni che benefici”, ha dichiarato. “La chiave di volta è la protezione mirata, che si rivolge a coloro che sono più a rischio: gli anziani, le persone vulnerabili o con altre condizioni mediche. Il resto della popolazione dovrebbe, con buone misure igieniche e una dose di buon senso, andare avanti con la vita”. È il caso di ricordare che fino a qualche mese fa la pensava così anche Boris Johnson. Poi si sa com’è andata.