Coronavirus, l’Ue lancia il “green pass”. Viaggi consentiti con vaccino, test o certificato di guarigione

[EPA-EFE/ALEJANDRO GARCIA]

La proposta, presentata mercoled’ 17 marzo, dovrà essere approvata dagli Stati membri e dal Parlamento.

Essere vaccinati, avere un test NAAT/RT-PCR, un test antigenico rapido o avere un certificato che attesta la guarigione dal Covid-19 saranno questi le condizione per poter ottenere il certificato verde digitale dell’Ue.

Il certificato sarà disponibile, gratuitamente, in formato digitale o cartaceo, e comporterà un codice QR che ne garantirà la sicurezza e l’autenticità. La Commissione predisporrà un gateway per garantire che tutti i certificati possano essere verificati in tutta l’Ue e aiuterà gli Stati membri nell’attuazione tecnica dei certificati. Spetterà sempre agli Stati membri decidere da quali restrizioni sanitarie possano essere esentati i viaggiatori.

Come funziona il certificato

Tutti gli Stati membri saranno tenuti a rilasciare questi certificati e se uno Stato impone restrizioni ai possessori di questi certificati, allora deve essere giustificato da una motivazione approvata dalla Commissione.

I certificati includeranno una serie di informazioni limitate, come nome, data di nascita, data di rilascio, informazioni rilevanti riguardanti il vaccino, i test o la guarigione, e un identificativo univoco del certificato. Questi dati possono essere controllati solo per confermare e verificare l’autenticità e la validità dei certificati.

Il certificato verde digitale sarà valido in tutti gli Stati membri e aperto all’Islanda, al Liechtenstein, alla Norvegia come pure alla Svizzera. Dovrebbe essere rilasciato ai cittadini dell’Ue e ai loro familiari, indipendentemente dalla loro nazionalità, ai cittadini non dell’Ue che risiedono nell’Unione e ai visitatori che hanno il diritto di recarsi in altri Stati membri.

Questa misura sarà sospeso una volta che l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) avrà dichiarato la fine dell’emergenza sanitaria internazionale COVID-19.

Un’approvazione rapida

La proposta della Commissione dovrà essere approvata dal Consiglio e dal Parlamento. I tre grandi gruppi del Parlamento europeo (PPE, S&D, Renew Europe) hanno concordato di seguire una procedura rapida per la sua approvazione e anche tra gli Stati membri c’è un ampio consenso per andare avanti.

Alla domanda su cosa succederà se alcuni stati membri decidono di estendere il suo uso al di là dei viaggi, come ad esempio per entrare in un ristorante o partecipare a concerti, le fonti dell’UE hanno detto che questa è una discussione da seguire tra gli stati membri dell’UE.

“Un approccio semplice sarebbe quello di usarlo per motivi di viaggio […] nessuno esclude uno scenario che in alcuni paesi sarà usato anche per altri scopi come entrare in un cinema”, hanno detto le fonti.

“Poi spetta ai tribunali nazionali determinare se questo introduce un fattore di discriminazione”, hanno spiegato le fonti.

Si dice che i paesi del Benelux faranno pressione nei prossimi negoziati per porre limiti rigorosi nell’uso di questi certificati.

Quali vaccini verranno riconosciuti?

“Se gli Stati membri accettano la prova della vaccinazione come base per non applicare alcune restrizioni legate alla salute pubblica, come l’obbligo di sottoporsi a un test o a quarantena, essi dovrebbero essere tenuti ad accettare, alle stesse condizioni, certificati di vaccinazione rilasciati nell’ambito del sistema del certificato verde digitale. Tale obbligo sarebbe limitato ai vaccini che hanno ricevuto un’autorizzazione all’immissione in commercio in tutta l’Ue”, si legge nella proposta della Commissione. Tuttavia gli Stati membri hanno la possibilità di accettare certificati di vaccinazione rilasciati in relazione ad altri vaccini.

L’agenzia europea dei farmaci finora ha riconosciuto i vaccini di Pfizer-BionTech, Moderna e AstraZeneca. Tuttavia l’Ungheria ha approvato lo Sputnik russo, mentre la Repubblica Ceca, la Slovacchia e Cipro sono in trattative con Mosca per acquistare anche il vaccino russo. Inoltre, la stragrande maggioranza dei Paesi balcanici sta usando vaccini russi e cinesi.

“Ufficialmente, la nostra proposta suggerisce di riconoscere i vaccini approvati dall’Ema, ma starà agli Stati membri decidere se vogliono riconoscere i vaccini non autorizzati dall’Ema”, hanno spiegato fonti di Bruxelles a Euractiv.com.

Esportazioni e consegne dei vaccini

“Bisogna accelerare il tasso di vaccinazioni”, ha dichiarato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, spiegando che la Commissione potrebbe prendere in considerazione la possibilità di vietare le esportazioni verso Paesi  produttori che hanno bandito le esportazioni, vale a dire gli Stati Uniti, o che hanno un tasso di vaccinazioni più elevato dell’Ue, vale a dire il Regno Unito.

La presidente ha poi precisato che con gli Stati Uniti la reciprocità è assicurata: l’Ue non esporta vaccini negli Usa e viceversa, però sui componenti non ci sono ostacoli. Il bersaglio della Commissione è il Regno Unito, che importa vaccini dall’Ue, ma è ritardo con le forniture di AstraZeneca.

Nel primo trimestre l’azienda farmaceutica britannica avrebbe dovuto consegnare 90 milioni di dosi e invece ne arrivano solo  30 milioni. Anche nel secondo trimestre consegnerà all’Unione europea 70 milioni di dosi contro i 180 milioni che si era impegnata a fornire.

Tuttavia nel secondo trimestre le dosi complessive aumenteranno. Da Johnson&Johnson arriveranno 55 milioni di dosi, 35 milioni da Moderna e 200 milioni da Pflizer.  Questo dovrebbe consentire all’Ue di arrivare a vaccinare il 70% degli adulti entro fine estate.