Coronavirus, l’Ue ha siglato un contratto con Eli Lilly per l’uso degli anticorpi monoclonali

I laboratori di BSP Pharmaceuticals a Latina dove vengono prodotte circa 100.000 dosi al mese del mix di anticorpi monoclonali della società farmaceutica Eli Lilly. [EPA-EFE/RICCARDO ANTIMIANI]

L’appalto per la fornitura di 220mila dosi è stato firmato da 18 Stati membri dell’Unione.

La Commissione europea ha firmato un contratto con l’azienda farmaceutica Eli Lilly per la fornitura di una terapia con anticorpi monoclonali per pazienti affetti da coronavirus.

Se la vaccinazione rimane la risorsa più forte contro il virus e le sue varianti, le terapie svolgono un ruolo cruciale nella risposta alla Covid-19. Contribuiscono infatti a salvare vite umane, ad accelerare i tempi di guarigione, a ridurre la durata dei ricoveri ospedalieri e, in ultima istanza, ad alleviare il carico che grava sui sistemi sanitari, sottolinea l’esecutivo Ue in una nota.

La cura in questione è una delle cinque terapie promettenti annunciate dalla Commissione nel giugno 2021 nell’ambito della strategia dell’Ue sugli strumenti terapeutici contro il coronavirus. Il medicinale è attualmente in fase di revisione continua da parte dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). Il mix bamlanivimab e etesevimab di Eli Lilly ha ricevuto il via libera dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) a febbraio 2021.

L’appalto per l’acquisto di un quantitativo fino a 220.000 dosi di anticorpi monoclonali è stato sottoscritto da 18 Paesi membri. Il prodotto di Eli Lilly è una combinazione di due anticorpi monoclonali (bamlanivimab e etesevimab) per il trattamento di pazienti affetti da coronavirus che non necessitano di ossigeno ma sono ad alto rischio di contrarre una forma grave di Covid-19, spiega la Commissione europea.

Gli anticorpi monoclonali sono proteine prodotte in laboratorio che imitano la capacità del sistema immunitario di combattere il coronavirus. Legandosi alla proteina spike, impediscono al virus di penetrare nelle cellule dell’organismo umano. Vanno quindi somministrati nelle prime fasi della malattia, per via endovenosa, e sono indicati in particolare per i pazienti a rischio di forme gravi (cardiopatici, diabetici, ipertesi, soggetti fragili in generale)

“Oltre il 73% della popolazione adulta dell’Ue è ormai completamente vaccinato e tale percentuale aumenterà ancora. Ma i vaccini non possono essere la nostra unica risposta. Le persone continuano a contagiarsi e ad ammalarsi. Dobbiamo continuare a prevenire la malattia con i vaccini, ma allo stesso tempo dobbiamo fare in modo di poterla curare con terapie adeguate”, ha sottolineato la commissaria alla Salute Stella Kyriakides.