Coronavirus in Europa: la Spagna riapre ai turisti, mentre la Germania teme un nuovo lockdown in Nordreno-Vestfalia

I passeggeri provenienti da Londra indossano la maschera all'uscita dall'area di arrivo dell'aeroporto El Part de Llobregat di Barcellona. [EPA-EFE/ALEJANDRO GARCIA]

Madrid ha decretato la fine dell’emergenza, consentendo la ripresa degli spostamenti tra regioni e verso gli altri Paesi europei. In Germania invece cresce la preoccupazione per il focolaio legato al mattatoio Tönnies.

Dopo 14 settimane di lockdown, domenica 21 giugno in Spagna è iniziata la “nuova normalità”. Madrid ha riaperto le frontiere ai turisti dell’area Schengen. Nella maggior parte degli altri Paesi europei le restrizioni erano già cadute il 15 giugno. Dopo una serie di contatti bilaterali, Madrid ha deciso di riaprire anche a Londra: «lo facciamo per rispetto dei 400.000 britannici che hanno una seconda casa in Spagna e non vedono l’ora di beneficiarne», ha spiegato la ministra degli esteri Arancha Gonzalez Laya, auspicando che il gesto possa essere reciproco. Dalla riapertura è escluso il Portogallo, che ha chiesto che le frontiere non venissero aperte fino al 1° luglio. A partire da quella data il governo spagnolo prevede di riaprire anche agli Stati extra-Ue.

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La nuova normalità in Spagna

Per la Spagna si tratta di un passaggio decisivo per la ripresa di un settore fondamentale come quello del turismo, che vale oltre il 12 per cento del Pil spagnolo. La Galizia è stata la prima regione ad entrare nella nuova normalità, a partire da lunedì scorso mentre i Paesi Baschi, la Cantabria e la Catalogna sono entrati in questa nuova fase venerdì, come spiega il quotidiano El País.

Per locali pubblici come bar e ristoranti continueranno a esserci delle limitazioni, articolate a livello nazionale e regionale in base alla situazione epidemiologica delle varie aree del Paese. C’è inoltre l’obbligo di indossare le mascherine sui mezzi di trasporto pubblici, sugli aerei, nei negozi e in altri spazi pubblici al coperto. Per chiunque violi queste regole è prevista una multa fino a 100 euro.

Il focolaio in Germania

Nell’ultima settimana in Germania l’indice R0 è balzato da 1,79 a 2,88, secondo l’Istituto Robert Koch. La cifra, spiega l’istituto, si basa su una media di quattro giorni. Il Paese è alle prese con un allarmante focolaio in Nordreno-Vestfalia legato a quello che è già stato ribattezzato come il «disastro della Tönnies», come racconta il Corriere. Tra i dipendenti del mattatoio di Guetersloh domenica  21 giugno sono stati riscontrati altri 300 casi di contagio da Covid-19, portando il totale delle  infezioni a 1.331, su un totale di 6.500 lavoratori. Visto l’incremento dei contagi le autorità potrebbero decidere di ripristinare il lockdown nell’intera regione.

C’è davvero “un enorme rischio di pandemia”, ha ammesso domenica 21 giugno il ministro-presidente del Nord Reno-Westfalia Armin Laschet (Cdu). Tuttavia, come riporta  la Frankfurter Allgemeine Zeitung, secondo le autorità locali l’infezione può essere chiaramente localizzata presso l’azienda Tönnies e non c’è una “diffusione significativa” tra la popolazione. “Non possiamo escludere un blocco completo al momento – ha detto Laschet –  ma, finché facciamo tutto il possibile per garantire che non si diffonda tra la popolazione, possiamo prendere altre misure più mirate”.

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Dopo che molti dipendenti della Tönnies sono risultati positivi al coronavirus, la città di Verl ha allestito una “zona rossa”  in un quartiere. Diversi condomini in cui vivono alcuni addetti del mattatoio sono stati messi in quarantena obbligatoria (compresi i residenti che non sono dipendenti Tönnies). L’intera area è stata sigillata con recinzioni per la costruzione. Nei condomini sottoposti a quarantena vivono quasi 670 persone. Laschet ha chiamato i consoli di Polonia, Bulgaria e Romania per convincere i lavoratori del mattatoio a rispettare la quarantena.

“Dobbiamo spiegare alle persone che se sono infette non devono cercare di tornare nei loro paesi d’origine”. La cosa migliore per loro è rimanere in Germania, dove riceveranno la migliore assistenza sanitaria”, ha dichiarato il ministro-presidente del Land.

Nei mattatoi tedeschi, come in quelli italiani, lavorano per lo più stranieri. In Germania gli addetti alla macellazione sono soprattutto polacchi e rumeni, che vivono ammassati in dormitori, dove non viene rispettata alcuna misura sanitaria o di sicurezza. Grazie ai cosiddetti “contratti di subappalto”, le aziende possono demandare l’assunzione di questi lavoratori ad aziende terze, che li reclutano nei Paesi di origine e li assumono a condizioni molto più basse del minimo ammesso in Germania. Inoltre molti di loro, pur di trovare lavoro in terra tedesca, accettano condizioni al limite della schiavitù.