Coronavirus, il piano Ue per contrastare le varianti: test specifici e vaccini più rapidi

Un ricercatore lavora allo sviluppo di un vaccino di tipo mRNA contro il COVID-19. [EPA-EFE/DIEGO AZUBEL]

Per far sì che l’Europa sia in grado di far fronte alla crescente minaccia delle varianti del coronavirus Covid-19, la Commissione europea mercoledì 17 febbraio ha proposto un piano europeo di preparazione alla bio-difesa chiamato “Hera Incubator”.

La strategia prevede la collaborazione di ricercatori, aziende biotecnologiche, produttori e autorità pubbliche nell’Ue e nel mondo per rilevare le nuove varianti del virus, fornire incentivi per sviluppare nuovi vaccini o adattare quelli esistenti alle varianti e rendere più rapido il processo di approvazione.

“Le varianti inizialmente identificate in Gran Bretagna, Brasile e Sudafrica – ha sottolineato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – rappresentano un potenziale cambiamento di paradigma nella lotta al Covid-19. Nelle scorse settimane i paesi dell’Ue hanno osservato un sostanziale aumento nel numero e nella proporzione dei casi di Covid-19 causati dalle varianti”.

“Guardando alla situazione in evoluzione – ha continuato la presidente  – sappiamo quanto il tempo e le strutture siano essenziali. Per questo oggi lanciamo l’iniziativa ‘Hera Incubator’, che consiste un una nuova cooperazione pubblico-privato che metterà in comune le conoscenze e le risorse dell’industria, della comunità dei ricercatori e degli scienziati l’intero settore sanitario, e delle autorità pubbliche e agenzie regolatorie. L’obiettivo è usare la nostra forza combinata per anticipate la prossima fase dell’evoluzione di questo virus”.

Test specializzati e ricerca

Bruxelles investirà almeno 75 milioni di euro per sviluppare test specializzati per le nuove varianti e sostenere il sequenziamento genomico negli Stati membri. E altri 150 milioni per intensificare la ricerca e lo scambio di dati sulle varianti. Sarà inoltre attivata la rete di studi clinici VACCELERATE COVID-19, che riunisce 16 Stati membri dell’Ue e cinque Paesi associati tra cui Svizzera e Israele per scambiare dati e includere progressivamente anche bambini e giovani adulti come partecipanti agli studi clinici.

Autorizzazioni più rapide

Per accelerare la procedura di autorizzazione dei vaccini anti-Covid l’Ue intende rivedere il quadro normativo, ad esempio “modificando la procedura normativa per consentire l’approvazione di un vaccino adattato con una serie minore di dati aggiuntivi presentati all’Ema su base continuativa”. Inoltre la Commissione intende facilitare la certificazione di nuovi siti di produzione e studiare una nuova tipologia di autorizzazione d’emergenza dei vaccini a livello Ue che preveda una condivisione della responsabilità tra gli Stati membri.

Accelerare la produzione

La Commissione europea ha approvato un secondo contratto con la società farmaceutica Moderna che prevede l’acquisto di altri 300 milioni di dosi (150 milioni nel 2021 e un’opzione per l’acquisto di altri 150 milioni nel 2022) per conto di tutti gli Stati membri dell’UE. Il nuovo contratto prevede inoltre la possibilità di donare il vaccino a paesi a basso e medio reddito o di ridistribuirlo ad altri paesi europei. Inoltre intende concludere nuovi accordi di acquisto anticipato per sostenere lo sviluppo di nuovi vaccini. Tra le proposte avanzate dall’esecutivo c’è anche quella di sviluppare un meccanismo volontario di licenze per facilitare il trasferimento di tecnologia e potenziare la capacità produttiva dell’Ue tramite il progetto “EU FAB”.