Astrazeneca, ecco il contratto: l’Ue può importare dosi dal Regno Unito, ma rimangono molte incognite

Una sede di AstraZeneca a Dilbeek, in Belgio. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

L’azienda si era impegnata a utilizzare anche gli stabilimenti inglesi. Ma ha ragione quando dice che nel testo si parla di fare “il massimo sforzo possibile” e i dati sulle dosi sono oscurati.

Venerdì 29 gennaio la Commissione europea ha pubblicato il contratto siglato con AstraZeneca per la fornitura del vaccino contro il Covid-19.

“La Commissione accoglie con favore l’impegno dell’azienda verso una maggiore trasparenza nella sua partecipazione al lancio della strategia dell’Ue sui vaccini”, ha dichiarato il portavoce della Commissione, Eric Mamer, in conferenza stampa. “La Commissione spera di poter pubblicare tutti i contratti nell’ambito degli accordi di acquisto anticipato nel prossimo futuro”.

Il contratto è “chiarissimo” e “contiene ordini vincolanti”, ha ribadito la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un intervento alla radio tedesca Deutschlandfunk. Per la leader della Commissione il “massimo impegno” citato nel contratto era valido solo fino a quando AstraZeneca “non avrebbe avuto la certezza di poter sviluppare il vaccino”.

Il “massimo sforzo ragionevole”

Nel contratto si legge che l’azienda si è impegnata a mettere in campo “massimo sforzo ragionevole”. Pagina 3 chiarisce cosa si intende per massimo sforzo: “tutte le attività e il grado di impegno che una società di dimensioni analoghe, con un’infrastruttura di dimensioni analoghe e risorse simili a quelle di AstraZeneca intraprenderebbe o utilizzerebbe nello sviluppo e nella produzione di un vaccino nella relativa fase di sviluppo o commercializzazione, tenendo conto dell’urgente necessità di un vaccino per porre fine a una pandemia globale che sta causando gravi problemi di salute pubblica, restrizioni delle libertà personali e danni economici”. In sostanza sulle consegne non c’è alcun obbligo, come aveva spiegato l’azienda, fatto salvo per le forniture da garantire ogni tre mesi.

L’Ue può avere le dosi prodotte nel Regno Unito

Un altro punto su cui l’azienda aveva insistito era quello delle due catene di fornitura. Su questo il contratto dà ragione a Bruxelles. Il che significa che AstraZeneca può usare anche le dosi prodotte negli stabilimenti britannici per il mercato europeo. L’azienda invece aveva dichiarato che le fabbriche del Regno Unito avrebbero prodotto dosi destinate solo al mercato britannico.  Molti altri passaggi del contratto sono stati oscurati, compreso quello sulle quantità di dosi da consegnare e sui costi.

I rischi del blocco delle esportazioni

La Commissione intende avviare un meccanismo di controllo all’export per evitare l’esportazione dei vaccini anti-Covid destinati all’Ue verso paesi terzi. Un sistema che, a detta dell’industria farmaceutica europea, rischia di innescare una serie di ritorsioni da parte del resto del mondo.

La battaglia dell’Ue per assicurarsi le forniture del vaccino contro il Covid-19 si è intensificata ulteriormente giovedì 28 gennaio, quando l’Unione ha avvertito le compagnie farmaceutiche che avrebbe utilizzato tutti i mezzi legali a sua disposizione, compreso il blocco delle esportazioni, se non fosse stata consegnata la quantità promessa di dosi.

L’Ue, che si trova molto indietro rispetto a Stati come Israele, Regno Unito e Stati Uniti nella somministrazione del vaccino, sta cercando di ottenere le dosi mentre i maggiori produttori occidentali hanno rallentato le forniture all’Europa per via di problemi nella produzione.

Mentre i centri di vaccinazione in Francia, Germania e Spagna sono stati costretti a cancellare o ritardare le prenotazioni, l’Ue ha criticato pubblicamente AstraZeneca per non aver rispettato le promesse e le ha chiesto di riallocare parte delle risorse destinate al Regno Unito.

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha scritto una lettera a quattro leader europei, dove invitava l’Ue a pensare a metodi legali per ottenere le dosi di vaccino spettanti per contratto, se le negoziazioni con le compagnie dovute alle mancate consegne si fossero rivelate infruttuose.

“Se non si dovesse trovare una soluzione soddisfacente, credo che dovremmo esplorare ogni opzione e utilizzare tutti i mezzi legali e le misure a nostra disposizione secondo i Trattati”, ha scritto nella lettera.

L’industria farmaceutica europea ha risposto con un avvertimento. “Rischiare l’applicazione di misure in risposta da parte di altre regioni del mondo in questo momento della pandemia non è nell’interesse di nessuno”, ha dichiarato la Federazione europea delle industrie e associazioni farmaceutiche (Efpia).

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L’Ue ha proposto l’implementazione di un sistema di controllo delle esportazioni del vaccino, che permetterebbe alle autorità degli Stati membri di bloccare le esportazioni di dosi se non dovessero essere “legittime”, riportano fonti Ue citate da Afp.

La misura coinvolgerebbe tutte le aziende farmaceutiche con siti produttivi nel territorio dell’Ue. In particolare, ogni esportazione di dosi di vaccino dovrebbe essere autorizzata dallo Stato membro che ha competenza sul territorio di produzione.

Bruxelles lamenta una mancanza di trasparenza nel processo e teme che i vaccini inizialmente destinati all’Ue siano stati venduti a Paesi terzi a prezzi superiori.

L’Efpia sostiene che una simile misura possa avere conseguenze sulla campagna vaccinale europea. “Se ci fosse un meccanismo che impedisce l’automatismo delle esportazioni, potrebbe esserci il rischio di blocchi che manderebbero in crisi la distribuzione dei vaccini in Europa e nel mondo”, avverte la federazione.