Allevamenti intensivi, tanti Paesi Ue (Italia inclusa) sono pronti a dire addio alla produzione di pellicce

Un gruppo di visoni in gabbia prima di essere abbattuti. EPA-EFE/Mads Claus Rasmussen

L’Austria e i Paesi Bassi guidano una coalizione di paesi dell’UE che spinge perché la Commissione europea ponga fine all’allevamento di pellicce in Europa.

Sarà per via dell’aumento delle temperature dovute ai cambiamenti climatici, sarà perché quelle sintetiche sono colorate e più di moda, sarà perché il tema dei diritti degli animali è sempre più rilevante per i cittadini europei, ma i sostenitori delle pellicce animali nel Vecchio Continente sono sempre meno. Sembrano averlo capito molti governi degli stati UE, Austria e Olanda in testa, che hanno presentato una nota informativa sostenuta da altri paesi, tra cui Belgio, Germania e Lussemburgo durante l’ultima riunione dei ministri dell’agricoltura dell’UE di lunedì (28 giugno).

La ministra dell’agricoltura tedesco Julia Klöckner aveva anche chiesto un dibattito pubblico sull’allevamento di animali da pelliccia a novembre, quando la Germania deteneva la presidenza di turno del Consiglio dei ministri dell’UE. E a febbraio, il ministro austriaco per la salute, Rudolf Anschober, ha inviato una lettera aperta alla commissaria europea per la salute Stella Kyriakides perché intervenisse sulla questione.

Dalla parte del benessere degli animali però ci sonoanche altri Paesi, tra cui l’Italia, che insieme a Polonia e Bulgaria ha espresso pieno sostegno all’iniziativa. Per non parlare di paesi come Estonia e Slovenia che hanno già vietato l’allevamento di animali da pelliccia nei loro confini. O di Irlanda e Slovacchia che saranno i prossimi paesi dell’UE a mettere fuori legge l’allevamento di animali per ricavarne la pelliccia, rispettivamente nel 2022 e nel 2025.

“Oggi non c’è alcuna giustificazione per l’allevamento di animali per l’uso di pellicce e daremo il nostro massimo sostegno per trovare gli strumenti legislativi affinché ci sia una posizione comune in tutti gli stati membri in modo che questo non sia più permesso”, ha detto il ministro dell’agricoltura italiano Stefano Patuanelli, rendendo inequivocabile la posizione italiana.

La LAV stima che siano 70 milioni gli animali allevati nel mondo per la loro pelliccia. Tra loro la maggior parte sono allevati proprio in Europa. E la pandemia da coronavirus ha mostrato che oltre ad essere una pratica crudele è anche una pratica moltorischiosa, rispetto alla possibilità della trasmissione di malattie agli allevatori e agli addetti dell’industria del settore.

La Danimarca abbatterà 17 milioni di visoni: rischiano di trasmettere una mutazione del coronavirus

L’annuncio è arrivato direttamente dal primo ministro Mette Frederiksen mercoledì 4 novembre: alcuni test di laboratorio dello Statens Serum Institut, l’autorità danese che si occupa di malattie infettive, hanno riscontrato una mutazione genetica del coronavirus nei visoni che sarebbe già …

Non tutti però la vedono così. I governi di Romania, Grecia e Lituania sono contrari al divieto, mentre Ungheria e Francia hanno detto di sostenere la proposta con riserve: Budapest sostiene l’iniziativa solo per i carnivori e non per gli erbivori e Parigi chiede che il divieto si limitati alle specie selvatiche, e non ad esempio ad animali come i conigli che sono allevati anche per la carne oltre che per la pelliccia.

Nel frattempo, persino le grandi industrie della moda stanno abbandonando le pellicce animali: Gucci, Michael Kors, Versace, Maison Margiela, solo per fare alcuni grandi nomi. Anche Valentino dal 2022 non avrà più pellicce nelle proprie collezioni. Per molti marchi l’abbandono della pelle e del pelo animale è una sorta di bollino di qualità. Come nel caso di Stella McCartney, che non ha mai utilizzato, per le sue collezioni di borse, scarpe, capi di abbigliamento, materiali di origine animale.
E a dimostrazione di quanto il tema sia “popolare” e non solo appannaggio di un’élite che veste Valentino o Versace, vale la pena ricordare che anche alcuni marchi low cost come Zara, Mango e OVS vantano il bollino “fur free”.
Anche se le pellicce continuano ad essere realizzate e vendute: stiamo parlando di un settore che continua a valere 30 miliardi all’anno nel mondo. E il maggiore importatore è la Cina.