Aids, nell’Europa dell’Est la pandemia ha rallentato la lotta all’Hiv

Un memoriale per la lotta contro l'Aids a Belgrado, Serbia. [EPA-EFE/ANDREJ CUKIC]

Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla pandemia di Covid-19, nell’Europa orientale la lotta all’Aids ha rallentato il suo ritmo, tanto che secondo l’ultima analisi disponibile del 2019 il 76% dei casi diagnosticati in Europa sono stati all’Est.

In Romania e Bulgaria, volontari e associazioni impegnati nella lotta all’Aids si trovano ad affrontare una grave carenza di fondi e il rischio di dover sospendere le attività nei prossimi mesi. I governi, infatti, non stanno provvedendo misure adeguate per contrastare la malattia e il numero di casi registrati è aumentato dall’inizio della pandemia.

Da quanto il coronavirus ha preso piede, gli ospedali hanno chiuse le porte ai pazienti non-Covid, ha dichiarato Davron Mukhamadiev, coordinatore regionale per la Croce Rossa europea. Quarantene, restrizioni di viaggio e accesso difficoltoso a test e diagnosi hanno reso più complicato contrastare la diffusione dell’Aids e del virus Hiv.

I dati di Unaids mostrano un numero di casi in calo nel 2020 rispetto al 2019 per la regione dell’Europa orientale e Asia centrale, da 170 a 140 mila, ma secondo gli esperti questo esito è da attribuire al rallentamento dello screening, non alla riduzione dei casi.

Nel 2020, per esempio, la Romania ha controllato 234.420 persone per l’Aids, quasi un terzo in meno rispetto alle 334.410 dell’anno prima. Una storia simile a quella della vicina Bulgaria, dove i centri regionali sono stati “sopraffatti e non hanno quasi mai condotto test sull’Hiv durante il Covid”, come ha riportato Alexander Milanov, direttore del programma all’Organizzazione nazionale dei pazienti in Bulgaria.

La pandemia ha interrotto le catene di approvvigionamento e il trasporto di medicinali, esacerbando un problema storico in Paesi come Romania e Bulgaria.

Mancanza di fondi

La crisi dell’Aids in Romania ha origine negli anni del comunismo. Circa 11 mila bambini nati negli anni ’80 sotto il regime di Nicolae Ceausescu sono stati infettati in seguito all’uso di siringhe contaminate o non sterilizzate oppure a trasfusioni con sangue non controllato.

Oggi, diversi dottori hanno riportato ad Afp che gli ospedale devono ancora ricevere i fondi dal ministero della sanità dopo una correzione del bilancio, e in Romania i pazienti con Aids possono ricevere i trattamenti di cui necessitano solo dagli ospedali, non dalle farmacie.

La Romania, inoltre, si trova ad affrontare una situazione complicata con l’Aids, in particolare a Bucarest, dove i dati mostrano un aumento dei casi in controtendenza con il resto d’Europa, come rivela anche uno studio di EDJnet. Questi casi sono dovuti principalmente all’uso di droghe tra i giovani, mentre in Europa la tendenza generale vede la trasmissione più frequente per via sessuale e tra persone di mezza età.