Patriciello: “Il rafforzamento dei poteri Ue in materia di salute è una strada obbligatoria”

L'eurodeputato Aldo Patriciello [SHUTTERSTOCK]

Fissare obiettivi sanitari ambiziosi a livello europeo dopo la crisi Covid non è solo necessario ma anche doveroso, ha dichiarato l’eurodeputato di Forza Italia Aldo Patriciello in un’intervista a EURACTIV.com.

Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione Von der Leyen ha promesso di appoggiare il Parlamento europeo nel suo tentativo di ripristinare il fondo EU4Health. Cosa vuol dire in termini pratici la sparizione di questo fondo?

È certamente un salto nel buio, un atto di miopia politica da evitare. Perché significherebbe rinunciare alla nostra capacità di affrontare e gestire in futuro altre crisi sanitarie. E ancora: penso alle disuguaglianze presenti per quanto riguarda l’accesso alle cure; agli ostacoli da rimuovere per la diffusione e l’utilizzo delle innovazioni digitali; all’impatto sulla salute comune a causa del degrado ambientale, dell’inquinamento e dei cambiamenti demografici. Ecco, tutto questo ha bisogno di risposte comuni. 

Qual è la differenza di posizione tra Consiglio e Parlamento su questo aspetto?

Il Parlamento ha già dimostrato in passato di saper guardare oltre gli interessi dei singoli Stati membri. È un nostro preciso dovere, quindi, fare in modo che l’Unione europea sia ancora la regione più sana del mondo e che abbia tutti gli strumenti per affrontare al meglio qualsiasi nuova minaccia per la salute che possa mettere in pericolo i cittadini europei. Vede, se c’è una cosa che questa pandemia dovrebbe averci insegnato è che nessuno può farcela da solo. Se ciascun Paese cercherà di superare il problema Covid-19 per conto proprio, la debolezza dell’Ue sarà pari a quella dell’anello più debole. E questo è un rischio che non possiamo correre. 

Quali dovrebbero essere le priorità di spesa per quanto riguarda la salute nei prossimi anni?

Abbiamo di fronte sfide importanti. E la pandemia tutt’ora in corso è solo una di queste. Fissare degli obiettivi ambiziosi per quanto riguarda la salute credo sia non soltanto necessario ma doveroso. Dobbiamo lavorare per migliorare politiche fondamentali per i sistemi sanitari, come quelle che condizionano l’accessibilità delle cure, la buona qualità dei servizi, la trasparenza della gestione e l’efficienza dell’organizzazione in generale. E poi puntare con decisione alla lotta contro quelle malattie che incidono in maniera fortemente negativa sull’aspettativa di vita dei cittadini europei, come le malattie cardiovascolari e il cancro. Da questo punto di vista molto è stato fatto ma altrettanto c’è ancora da fare. 

Anche i fondi aggiuntivi per il nuovo programma europeo di ricerca Horizon Europe sono usciti ridimensionati dal summit europeo di luglio.

Anche qui bisognerà aspettare le decisioni finali e analizzare il peso delle singole voci del prossimo bilancio. Ma una cosa è certa: non si può sacrificare la salute dei cittadini europei sull’altare dei singoli interessi partitici. Detto questo è chiaro che una diminuzione dei finanziamenti per Horizon Europe significa depotenziare la nostra capacità di innovazione. Al tempo stesso, è doveroso ricordare che il grande sforzo dell’Ue per rimettere in piedi l’intera economia del continente rappresenta una svolta storica. Sono certo che sarà l’intera Europa ad uscirne più forte. Ci sarà tempo e modo per rimediare agli accordi al ribasso del Consiglio. 

Cosa ne pensa del dibattito su una maggiore competenza Ue in materia di salute pubblica?

Guardi, la crisi Covid-19 è la più grande sfida che l’Unione europea si sia trovata ad affrontare dalla seconda guerra mondiale e ha dimostrato che la strada per un rafforzamento dei poteri Ue in materia di salute è una strada obbligata. Tutti i sistemi sanitari hanno avuto difficoltà ad affrontare questa crisi e ciò ha colpito tutti i cittadini, in un modo o nell’altro. Non si può far finta di niente, né tantomeno voltare la testa dall’altra parte. 

La lotta al cancro è un po’ sparita dai riflettori ma all’inizio era tra gli obiettivi della Commissione. Come vede i lavori al Parlamento sul tema?

Credo sia normale che negli ultimi mesi l’attenzione mediatica sia stata rivolta all’emergenza sanitaria e alle sue conseguenze sulle nostre economie. Questo non vuol dire, tuttavia, che non si stia lavorando sulle politiche di contrasto al cancro, anzi. Nelle scorse settimane ho partecipato a numerosi webinar tematici in cui si è discusso sulla necessità di aumentare l’attenzione Ue in materia di lotta al cancro. Inoltre, lo scorso 1° luglio abbiamo ufficialmente presentato il primo intergruppo del Parlamento europeo dedicato al cancro. È un passo in avanti fondamentale: per la prima volta il Parlamento decide di dotarsi di un forum dedicato in cui eurodeputati di tutti i partiti politici potranno dialogare e confrontarsi tra loro e con gli stakeholder di riferimento. L’obiettivo è ambizioso ma alla nostra portata: raddoppiare entro il 2024 la cifra investita in materia di ricerca sul cancro. 

L’aspetto nutrizionale sta assumendo sempre più rilievo anche grazie alla Farm to Fork Strategy. Può essere importante anche sul fronte della salute?

Avere un agroalimentare più sostenibile è certamente un fattore importante. Se è vero che siamo quello che mangiamo, è innegabile che la riduzione dell’uso dei pesticidi inciderà in maniera positiva sulla qualità di ciò che mettiamo in tavola e sulla salute dei cittadini in generale. Detto questo, credo sia importante lavorare su un approccio integrato, che contempli sia i metodi di produzione che di consumo e distribuzione. L’aspetto nutrizionale sta assumendo una importanza sempre maggiore per quanto riguarda i suoi effetti sulla salute. L’impegno dell’Ue è il segno tangibile di questa accresciuta consapevolezza.