Stato di diritto: la battaglia sui valori europei in 5 punti

La questione della difesa dello Stato di diritto continua ad essere motivo di scontro sia tra gli Stati membri che tra le istituzioni europee.

Qual è la situazione in Europa? Perché le capitali non trovano un accordo? Qual è la posizione del Parlamento? Tutto quello che c’è da sapere sulla questione al centro delle discussioni europee di questi giorni.

“È aumentata la mia preoccupazione che con l’acceso dibattito sul meccanismo sullo Stato di diritto nell’Ue e al Consiglio si vada sempre più incontro ad un blocco sull’insieme dei negoziati sul Bilancio. Saranno molto probabilmente inevitabili ritardi con conseguenze per la ripresa economica dell’Europa”, ha dichiarato l’ambasciatore tedesco Michael Clauss dopo che la questione è stata discussa dagli ambasciatori nel Coreper. La questione della difesa dello Stato di diritto e soprattutto la condizionalità che dovrebbe legare il rispetto dei valori democratici all’accesso ai fondi europei continuano ad essere motivo di scontro sia tra gli Stati membri che tra le istituzioni europee.

Il voto al Coreper

La mediazione proposta dalla presidenza tedesca alla fine è stata approvata dagli ambasciatori Ue, malgrado il gruppo di Visegrad e i quattro Frugali più Finlandia, Belgio e Lussemburgo abbiano votato no, per ragioni opposte. I Paesi del Nord Europa infatti chiedono di vincolare in modo più rigoroso le risorse del Recovery Fund al rispetto dello Stato di diritto, mentre al contrario Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia rifiutano regole troppo stringenti.

Il compromesso tedesco

La proposta tedesca  sulla condizionalità legata al rispetto dello Stato di diritto cerca di venire incontro alle richieste di Ungheria e Polonia. Dal testo scompare la definizione di “carenza generalizzata riguardante lo Stato di diritto”. Questo fa sì che la condizionalità scatti solo in caso di violazione dei “principi sullo Stato di diritto”. Inoltre è stato introdotto un “freno di emergenza” che consentirà al Paese accusato di non rispettare lo Stato di diritto di portare la questione di fronte al Consiglio europeo e di far slittare l’applicazione delle sanzioni

Il rischio di veti incrociati

Evitare che i due fronti ricorrano a veti incrociati sarà molto difficile, proprio per questo Clauss ha sottolineato che il rischio che i tempi si allunghino è reale. Soprattutto se si tiene conto del fatto che anche il Parlamento europeo non è soddisfatto del compromesso per due ragioni: da un lato sullo Stato di diritto gli eurodeputati vorrebbero regole più stringenti, dall’altro gli eurodeputati si aspettano che il Consiglio prenda al più presto una decisione sulle risorse proprie. Inoltre il Parlamento contesta i tagli al Bilancio europeo e l’idea che il Piano finanziario pluriennale e il Recovery Fund siano “politicamente e tecnicamente inseparabili”, come ha ribadito la presidenza tedesca. Se le resistenze dei due fronti (Frugali e Visegrad) non dovessero essere superate, il rischio è che al Consiglio europeo di metà ottobre i 27 Paesi membri debbano rivedere l’intesa complessiva.

Il rapporto della Commissione

Che garantire il rispetto dello Stato di diritto in tutto il blocco europeo non sia un aspetto secondario né scontato lo dimostra la relazione presentata mercoledì 30 settembre dalla Commissione europea. Le valutazioni dell’esecutivo si concentrano sulla situazione del sistema giudiziario, sulla corruzione, sul pluralismo dei media e sui controlli e gli equilibri istituzionali.

Per quel che riguarda il sistema giudiziario il rapporto ha dimostrato che, sebbene alcuni Paesi stiano spingendo per migliorare l’indipendenza dei giudici, in Polonia e in Ungheria, “la crescente influenza del potere esecutivo e legislativo sul funzionamento del sistema giudiziario” suscita grande preoccupazione.

La Commissione ha affermato che la pandemia ha anche evidenziato la necessità di intensificare gli sforzi per digitalizzare il sistema giudiziario per garantire “un accesso continuo e facile alla giustizia per tutti”. La relazione ha evidenziato anche che in sei Paesi, in particolare in Bulgaria, l’attività di contrasto della corruzione, soprattutto ad alto livello, non è abbastanza efficace.

Anche la libertà dei media non è garantita adeguatamente in tutti i Paesi. I mezzi d’informazione hanno avuto un ruolo  “essenziale nella lotta contro la disinformazione” durante la pandemia, ha ricordato l’esecutivo Ue, ma allo stesso tempo “la crisi ha rivelato che le misure volte ad affrontare l’infodemia possono essere usate come pretesto per minare i diritti e le libertà fondamentali o per fare pressione sui giornalisti.

Le critiche

“Questo rapporto segna il riconoscimento da parte della Commissione del fatto che l’UE non è immune dagli autoritarismi che cercano di sovvertire i principi democratici e le libertà dall’interno”, ha detto Linda Ravo dell’Unione per le libertà civili per l’Europa in un comunicato. “Tuttavia, un rapporto senza forti raccomandazioni e sanzioni non impedirà agli autoritari populisti di minare deliberatamente la democrazia nei loro paesi”, ha aggiunto.

Anche secondo Greenpeace la mancanza di un sistema di sanzioni “permette ai governi che si fanno beffe dei valori fondanti dell’Ue di tenere in ostaggio gli europei ostacolando le trattative sul Bilancio dell’Ue e il Recovery Fund”.