Un patto per un’Italia europea

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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. [EPA-EFE/FABIO FRUSTACI]

In Europa, molti organi di informazione esprimono stupore e incomprensione per la crisi politica italiana, scoppiata mentre la pandemia miete centinaia di vittime al giorno e l’economia soffre. 

I partiti italiani, come molti altri partiti europei, stanno attraversando una difficile fase di trasformazione perché la divisione tra destra e sinistra è diventata impercettibile, mentre si afferma sempre più la distinzione tra partiti sovranisti ed europeisti. Il piano Next Generation Eu (NGEU), proposto dalla Commissione europea, ha mostrato che l’Unione europea rappresenta una realtà politica che non può essere ignorata. Si oppone solo chi si richiama all’Europa delle Patrie di de Gaulle: un ritorno al passato.

Il Presidente del Consiglio Conte ha facilitato la deriva verso la crisi con i suoi errori e ritardi. Il dibattito sul piano di rilancio doveva essere fatto prima, con trasparenza e partecipazione. Tuttavia, le critiche di Italia Viva non giustificano l’apertura di una crisi. La realtà è probabilmente che due contendenti si propongono di diventare il leader di riferimento per la formazione di un partito di centro, nel caso che si vada a nuove elezioni, tra poco o tra qualche anno. Pertanto, è difficile trovare alternative a questo governo.

Esiste tuttavia la possibilità di allargare e rafforzare il fronte delle forze politiche che hanno a cuore non solo il futuro dell’Italia, ma anche il futuro dell’Unione europea, senza la quale l’Italia sarebbe travolta e risucchiata nel vortice creato dal confronto mondiale tra grandi potenze. L’ideologia della sovranità nazionale diventa una trappola mortale se non si accetta di coniugare l’indipendenza nazionale con l’interdipendenza europea e internazionale. Pertanto, la via d’uscita dalla crisi italiana potrebbe essere un “Patto per un’Italia europea” proposto sia dai partiti che sostengono l’attuale governo sia dal Presidente del Consiglio a tutti i partiti presenti in Parlamento. Non si tratta di cambiare governo, ma di assicurare una maggioranza per una limitata serie di politiche che potrebbero trovare consensi tra tutte le forze politiche. 

Il “Patto per un’Italia Europea” dovrebbe fondarsi su tre punti programmatici.

1. L’approvazione del piano “Next Generation EU” con l’indicazione di precise scadenze per gli investimenti e le riforme programmate, insieme a indici per la valutazione degli obiettivi intermedi e finali. Si tratta di un piano che consentirà all’Italia di fare alcune riforme della amministrazione pubblica e della giustizia che sono in calendario da decenni. Se l’Italia non riuscirà a realizzare queste riforme, metterà a rischio anche il successo europeo del Piano NGU proposto dalla Commissione. Va solo ricordato che il nucleo portante di NGEU è rappresentato dallo European Green Deal, un’iniziativa che riguarda non solo l’UE ma il mondo intero. Con l’amministrazione Biden anche gli USA si aggiungeranno a EU e Cina, che ha annunciato di voler raggiungere la neutralità di emissioni nocive entro il 2060. Un gruppo di circa cento paesi ha già accettato di rispettare gli Accordi di Parigi del 2015. Vi è la concreta possibilità che a Glasgow, a novembre, si vari un World Green Deal.

2. È inoltre necessario che l’Italia offra serie garanzie per il rientro del suo debito pubblico entro le soglie della sostenibilità, perché prima o poi il sostegno della BCE finirà e si porrà, come ha ricordato il Commissario Gentiloni, il ripristino di regole stringenti per assicurare la stabilità monetaria e finanziaria dell’economia europea. L’Italia ha il maggior volume di debito pubblico dopo la Grecia. Un eventuale default della Grecia potrebbe essere sostenuto con aiuti europei, ma un default dell’Italia metterebbe a rischio la sopravvivenza dell’UEM: si aprirebbe un fossato insuperabile tra paesi frugali e paesi scialacquatori.

3. L’ultimo impegno riguarderebbe le riforme che il governo italiano dovrebbe proporre in vista della Conferenza sul futuro dell’Europa. Le priorità dovrebbero essere: a) la richiesta di nuove risorse proprie europee, per consentire al bilancio dell’UE di finanziare, non solo in via transitoria, ma stabilmente, con una propria capacità fiscale, dei piani economici della dimensione di NGEU, oltre che la politica estera e della sicurezza; b) la creazione di un esercito europeo, come proposto dal partito tedesco SPD, vale a dire il 28° esercito dell’Unione; c)  l’abolizione del diritto di veto sia nel Consiglio dei Ministri sia nel Consiglio europeo.

Queste tre punti programmatici rappresentano un orizzonte verso il quale tutte le forze politiche che hanno a cuore il futuro dei cittadini italiani dovrebbero convergere. Si dice che la nazione è una comunità di destino. È vero, ma a patto che si riconosca che anche l’Unione europea e il mondo intero sono due comunità di destino, alle quali i partiti italiani dovrebbero invitare i cittadini a partecipare con l’orgoglio di un paese che con De Gasperi, Einaudi e Spinelli ha dato un decisivo impulso alla costruzione europea.

Guido Montani è professore di “International Political Economy” all’Università di Pavia. È stato Presidente del Movimento Federalista Europeo. È editor di “The Ventotene Lighthouse. A Federalist Journal for World Citizenship”.