Sentenza Mladic: preoccupanti reazioni dai Balcani occidentali

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Ratko Mladic nel giorno della sentenza del Mict, l'8 giugno a l'Aja. [EPA-EFE/PETER DEJONG/ POOL}

Dopo la condanna per genocidio contro il feroce generale, che mise a segno alcune delle più gravi violazioni dei diritti umani nella guerra nell’ex Jugoslavia, sono emerse posizioni divergenti da parte della politica e dei media serbi.

Ratko Mladic, conosciuto come il ‘macellaio di Bosnia’ e il ‘boia di Srebrenica’, è stato condannato all’ergastolo dal Meccanismo internazionale residuo per i tribunali penali (Mict), per diversi reati, tra cui quello di genocidio, compiuti durante la guerra dei Balcani occidentali che seguì la dissoluzione della Jugoslavia socialista.

In sostanza è stata confermata la condanna del 2017 per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, solo che questa volta si è scritta la parola fine rispetto alla vicenda giudiziaria contro il generale dell’esercito della Repubblica Sprska, l’entità serbo-bosniaca della Bosnia-Erzegovina.

L’alto ufficiale è stato riconosciuto come l’artefice di alcune delle peggiori atrocità della guerra. Soprattutto in Bosnia ebbe un ruolo determinante nell’assedio di Sarajevo e, in particolare, nel massacro di Srebrenica, il paese bosniaco dove furono trucidati i cittadini di fede musulmana, compresi donne e bambini. Furono 8.000 le vittime delle truppe serbo-bosniache comandate da Mladic.

Se è vero che le popolazioni serbo-croate e bosgnacche, le più colpite dalla ‘pulizia etnica’, hanno avuto giustizia per le crudeltà subite e una pagina di giustizia internazionale è stata scritta, non possiamo considerare la vicenda definitivamente chiusa; anzi, a vedere le reazioni degli organi di informazioni vicini al nazionalismo serbo, non lo sembrerebbe affatto.

Come riporta Euractiv.com, una parte dei media più estremisti non hanno rinunciato a titoli e servizi in salsa irredentista e nostalgica; a partire dall’Informer, tabloid di Belgrado, che ha chiamato Mladic “eroe serbo per sempre”, mentre il Kukir, vicino alle posizioni del presidente della Serbia Aleksandar Vucic, scrive: “L’’ingiustizia dell’Aia: non toccare la nostra ferita aperta”. Anche l’Objektiv, altro organo di informazione serbo, rappresenta Mladic come vittima di un’ingiustizia. In Bosnia-Erzegovina invece i media hanno dato una versione opposta, titolando “Condanna all’ergastolo del criminale Ratko Mladic confermata”.

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La guerra della ex Jugoslavia ha segnato alcuni dei più tristi record del Novecento, rappresentando il punto più basso in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il procuratore capo del Mict, Serge Brammertz, ha affermato nella giornata di martedì che “è tempo di accettare la verità” definendo Mladic “uno dei più famigerati criminali di guerra della storia moderna”. Il procuratore capo ha aggiunto che “tutti i funzionari dell’ex Jugoslavia e del mondo intero dovrebbero condannarlo”, osservando che questa “non è una condanna contro il popolo serbo, che Mladic e i suoi simpatizzanti hanno manipolato per decenni”.

Brammertz coglie un punto fondamentale nella contestazione delle varie narrazioni delle guerre dei Balcani occidentali, con particolare riferimento alle vicende serbo-bosniache. La narrazione nazionalista, di un irredentismo che crede in una ‘grande Serbia’, ha ancora un seguito nella regione.

Non lo dimostrano solo gli articoli dei media, ma anche i discorsi dei politici, tra i primi ad alimentare le divisioni nazionalistiche e il malcontento tra i popoli. Per il leader serbo-bosniaco e membro della presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, Milorad Dodik, la sentenza è la prova che il tribunale dell’Aia ha “amministrato una giustizia selettiva”, diffondendo sfiducia tra i popoli della Bosnia-Erzegovina.

Il leader serbo-bosniaco ha anche richiamato alla memoria nomi eccellenti che sono riusciti a passare indenni dai processi del Tribunale internazionale: “Che tipo di giustizia è questa quando Naser Oric, Ante Gotovina, Atif Dudakovic e molti altri che hanno commesso crimini di guerra contro i serbi guardano questo processo da uomini liberi, protetti dal meccanismo dell’ingiustizia internazionale?”, ha chiesto Dodik. “Si stanno compiendo sforzi per trasformare il genocidio di Srebrenica in un mito, mentre non si è verificato alcun genocidio”, ha aggiunto Dodik. Una frase che ha delle ripercussioni politiche fortissime.

La questione rischia di alimentare nuove tensioni tra le anime della Repubblica della Bosnia-Erzegovina, che ha una divisione amministrativa cantonale, in cui il potere è spartito tra rappresentanti serbi, croati e bosgnacchi. Contrariamente alle posizioni di Dodik, il membro bosgnacco della presidenza della Bosnia-Erzegovina Sefik Dzaferovic, ha affermato che Mladic sarà sempre sinonimo di criminale di guerra “e nient’altro”.

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“Quello che è importante è che i crimini che ha commesso siano stati chiamati come realmente sono”, ha detto Dzaferovic, aggiungendo che i processi condotti dal tribunale dell’Aia hanno dimostrato al di là di ogni dubbio che la guerra condotta da Mladić e dal leader politico serbo-bosniaco Radovan Karadzic era un’impresa criminale finalizzata alla pulizia etnica. Ha anche chiesto l’apertura di 800 casi di crimini di guerra deferiti alla procura della Bosnia-Erzegovina dal tribunale dell’Aia, per i quali i presunti responsabili sono ancora in attesa di giudizio.

Ma anche Zagabria non si è astenuta dal commentare la sentenza. Il governo croato ha dichiarato in un comunicato stampa che considera “appropriata la più severa condanna all’ergastolo per Ratko Mladic”, lamentando il fatto che “il verdetto finale non ha stabilito la partecipazione dei più alti funzionari della Repubblica di Serbia a un’impresa criminale congiunta che ha portato alla commissione delle più gravi violazioni del diritto umanitario internazionale”.

Il governo croato ha anche espresso rammarico e insoddisfazione poiché “Mladic non è stato incriminato e condannato per numerosi crimini commessi durante l’aggressione alla Repubblica di Croazia, dove ha iniziato la sua sanguinosa campagna, continuandola in Bosnia ed Erzegovina”.

La vecchia amica Russia, storica alleata della Serbia e sostenitrice delle sue cause nazionaliste, ha fatto sapere per mezzo dell’inviato russo alle Nazioni Unite che il verdetto dell’Aia è la continuazione di un approccio politicizzato verso la (ex) Jugoslavia.

La condanna pone una pietra sulla vicenda processuale ma al contempo getta il sale su ferite aperte e sanguinanti. Il presidente serbo Aleksandar Vucic, intervenendo davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, non ha fatto sconti arrivando a parlare di “giustizia selettiva” dei processi internazionali. “Ho un messaggio per i nostri cittadini: alzate la testa, né la Serbia né il popolo serbo sono stati condannati per nulla”, è il monito del capo del governo di Belgrado.

La vicenda non è affatto chiusa e una decisione come quella uscita dal Mict, se rende giustizia a chi ha subito le peggiori sofferenze, non può spegnere fiammiferi che sempre più si stanno avvicinando ai bidoni della polvere da sparo.