Poltrona o sofà

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Ursula von der Leyen (a destra) e Charles Michel (a sinistra) in visita al presidente turco Recep Tayyip Erdogan (al centro). [PRESIDENTAL PRESS OFFICE HANDOUT]

L’episodio del “sofà-gate” che ha visto coinvolti il Presidente del Consiglio europeo e la Presidente della Commissione ospiti del Presidente della Turchia non può essere letto solo in una chiave di discriminazione di genere. Certo non si può affatto escludere una siffatta intenzione da parte di uno come Erdogan, per finalità di immagine interna e nel mondo islamico, come è stato acutamente notato.

La questione delle precedenze tuttavia non attiene ad un mero dato formale, di cortesia: spesso nel disciplinare la collocazione fisica dei relativi rappresentanti rispecchia il potere o il ruolo degli organi rappresentati. E fa riferimento a regole rigorose e codificate. Del tutto fuori luogo, e francamente a mio avviso offensivi per chi ricopre una carica istituzionale, risultano pertanto gli appelli ai doveri di galanteria nei confronti della von der Leyen, in quanto donna.

Nella storia costituzionale italiana, esemplare di una prova di forza nell’affermazione di un organo è il braccio di ferro intercorso nel 1958 tra la Corte costituzionale appena istituita ed il Governo per la rispettiva collocazione nelle cerimonie pubbliche.

Nel caso odierno la dimensione bicefala della rappresentanza dell’UE complica ulteriormente il quadro. È una questione che ci trasciniamo, malamente, dalla convenzione per il c.d. “Trattato costituzionale” da cui deriva in gran parte il vigente Trattato di Lisbona. Con l’inserimento del Consiglio europeo tra le Istituzioni e la creazione del suo Presidente come organo a sé stante si pose il problema del suo rapporto col Presidente della Commissione. Per fronteggiare il rischio di un ridimensionamento di quest’ultima figura e di una conflittualità tra i due vertici venne avanzata la proposta di prevedere, dopo una fase iniziale, l’unificazione delle due funzioni di Presidente della Commissione e del Consiglio europeo, ma come è noto la proposta non ebbe successo, anche se continua ad apparire meritevole di attenzione e rimase la presidenza bicefala, anche se una delle due teste è più grossa dell’altra o almeno pretende di esserlo attorno ad un tavolo.

In incontri precedenti, pur nel rispetto dell’ordine di precedenza che vede – in un cerimoniale nazionale come quello italiano (art. 8 comma 2 del testo coordinato dei Dpcm che disciplinano le disposizioni generali in materia di cerimoniale e disciplina delle precedenze tra le cariche pubbliche) a quanto sembra coerente con quello dell’UE – il Presidente del Consiglio europeo precedere quello della Commissione, la questione era stata risolta a favore di una sostanziale pari dignità politica, se non cerimoniale, delle due istituzioni inserendo alla sinistra dell’ospite un posto a sedere analogo agli altri, come dimostrano le foto relative a due eventi con ospite diverso, lo si intuisce anche dal posizionamento delle bandiere, pubblicate dal Corriere della Sera.

Dunque, la scena di ieri è emblematica di un cambio di peso attribuito agli interlocutori. Non più un rapporto analogo con l’Europa delle istituzioni democratiche rappresentata dal Presidente della Commissione eletto dal Parlamento (in questo caso per di più, femmina, e così il Sultano prende i classici due piccioni…) e con quella dei Capi di Stato e di Governo, rappresentata dal Presidente del Consiglio europeo. Piuttosto essa segnala la volontà di una interlocuzione diretta con i Capi di Stato e di Governo, cariche cumulate da Erdogan dopo la modifica costituzionale del 2017, che ha segnato un passo nel senso di un presidenzialismo che più che quello americano pare ricordare certi regimi sudamericani.

L’Unione europea non esiste, vuol dire Erdogan con un forte segnale simbolico, come quello del Regno unito di non riconoscere al Delegato UE a Londra lo status di Ambasciatore. Esistono gli stati che la compongono e io, Capo di Stato e di Governo, mi relaziono a chi rappresenta i miei omologhi, coi quali tratto nel loro insieme e separati tra loro, in base a come preferisco e mi conviene.

Alla fine, si torna sempre al solito problema: un Parlamento, un Governo, un Presidente, solo così si può avere un’Europa in grado di agire. Il resto è solo una riedizione del “Concerto europeo” post-napoleonico, senza più “le grandi potenze”.