Meloni alle prese con la realtà. Confederazione europea?

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Giorgia Meloni, leader del partito Fratelli d'Italia e neoeletta Presidente del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), durante una conferenza stampa a Roma, il 29 settembre 2020. [EPA-EFE/ANGELO CARCONI]

È bastata una breve conferenza stampa in Senato dell’on. Giorgia Meloni per mettere in trambusto il mondo dell’informazione. La novella presidentessa del Partito europeo Ecr (beninteso, andrebbe anche smontato il punto che lei sia la prima italiana a presiedere un partito europeo, spettando questo “primato” a Grazia Francescato – nel 2003 – e Monica Frassoni – nel 2009 – entrambe per i Verdi europei) ha dichiarato che sogna un’”Europa confederale”, auspicando “un’Europa che rispetti la sovranità degli Stati membri” ma “che faccia rispettare i suoi confini”, mentre gli stati membri devono occuparsi della “politica di prossimità” che interessa i cittadini. Insomma, ha fatto un po’ di confusione.

Siamo abituati a politici italiani che se da un lato garriscono al vento come bandiere per una qualsiasi nomina europea, dall’altro hanno una idea un po’ vaga, a essere buoni, di ciò che l’Unione attualmente è, e fa. L’Europa ha già una struttura di tipo confederale. Una confederazione, tecnicamente, è una organizzazione internazionale istituzionalizzata nella quale i Paesi membri mantengono la sovranità su tutte le materie ritenute fondamentali e caratterizzanti l’individualità internazionale. Nessuna politica estera unica, nessun esercito unico, nessuna moneta unica, intatte capacità decisionali su tutto.

La federazione invece è quella forma istituzionale, come gli Stati Uniti d’America, dove gli stati membri hanno limitato la loro sovranità nelle materie relative alla difesa, alla politica estera, alla moneta, alla politica commerciale, alla tutela dei diritti. Quindi Giorgia Meloni quando invoca un’Europa confederale, invoca un passo indietro (niente più moneta unica, ad esempio, che è l’unico elemento “federale” che l’Unione oggi ha – e che provoca così tanti problemi proprio perché elemento inserito in una cornice confederale).

Peraltro, quando chiede che l’Unione “rispetti la sovranità” dei suoi stati membri, forse ignora, o fa finta di ignorare, che l’Unione già rispetta la sovranità dei suoi membri: infatti le sue decisioni FINALI sono prese spesso all’unanimità, talvolta a maggioranza, da una istituzione che si chiama Consiglio dei ministri o Consiglio dell’Unione europea, dove qualsiasi ministro nazionale dei 27 che lo compongono può alzare la sua manina e dire “non ci sto”, e fare opting out senza applicare, per il suo Paese, le decisioni prese.

Il Regno Unito lo ha fatto per anni, non se n’è accorta l’entusiasta “europea” Meloni? Non si è accorta che la moneta unica non è tale per molti Paesi dell’Unione? Non vede che tutti gli stati membri aspirano o pretendono di avere la loro politica estera, o di difesa, diversa da stato a stato? Non vede che le politiche migratorie sono diverse da stato a stato e non ci si riesce a mettere d’accordo? Secondo Meloni perché succede questo? Non sarà mica perché gli stati membri ritengono il potere di dire “NO” quando e come gli pare? In un’Europa confederale, che sarebbe un passo indietro rispetto al presente, sarebbe peggio.

Infine, la tirata sulla difesa dei confini. L’Unione già dichiara, nel trattato fondativo dell’Unione (Maastricht 1992, fino a Lisbona 2007) che i confini esterni di ogni Stato membro sono i “suoi” confini, ma è una forma di finzione semantica. Per “difendere i suoi confini” avrebbe bisogno di competenze che al momento non ha, perché gli stati sovrani, e quelli come Meloni e il suo amico e alleato Salvini, non gliele vogliono dare. Perché lo abbiamo già detto che gli stati sono e restano sovrani riguardo a questo aspetto…

Quindi cosa vuole Meloni? Una Unione che difenda i suoi confini (quindi una federazione, gli Stati Uniti d’Europa) o gli stati nazionali sovrani (la confederazione)? Perché dovrebbe capire che le due cose, insieme, non ci stanno.

Lo sapevano bene Benjamin Franklin, Alexander Hamilton e James Madison, che infatti nel 1787 proposero una federazione al posto della esistente, insufficiente e non governabile, confederazione americana.

Poi Meloni può ovviamente dichiarare ciò che vuole, chiamare “Ugo” o “Guido” la sua confederazione europea, ma se usa termini che hanno un significato preciso, non solo in dottrina, ma anche nel dibattito internazionale, deve essere precisa.

Il guaio è che la stampa nostrana mainstream anche stavolta non farà il suo dovere, quello di porre e porsi delle domande, e si avvia a celebrare, in maniera provinciale, la prima donna italiana che afferma banalità come una “confederazione europea” senza sapere che essa esiste già, si chiama Unione europea e da anni sta cercando la strada per evolvere in federazione piena. Purtroppo, moltiplicandosi i Meloni e i loro sostenitori, vi sono poche speranze che questo avvenga in tempi rapidi.