L’iniziativa sul futuro dell’Unione tocca al Parlamento europeo

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Il discorso sullo stato dell’Unione della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha chiarito due aspetti fondamentali e di fatto creato una divisione di compiti tra la Commissione e il Parlamento nel portare avanti il processo di unificazione europea.

Ha chiarito che la Commissione ha davanti a sé un compito enorme e fondamentale nel gestire la risposta europea alla pandemia in modo lungimirante per renderla un’occasione di trasformazione profonda e strutturale della società europea. La transizione ambientale e digitale ne rappresentano i due pilastri, nel quadro di un’attenzione crescente alla solidarietà e all’equità, oltre che al rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto. Si tratta di un’impresa enorme, dal cui successo dipende molto del futuro degli europei, e che impegnerà tutte le forze della Commissione. Inoltre, ha mostrato che la Commissione ha deciso di muoversi nel quadro istituzionale esistente, avendo sperimentato con successo da febbraio ad oggi la possibilità di sfruttarne le potenzialità ancora inespresse. Ma non sarà il motore del dibattito sul futuro dell’Europa e quindi della riforma dell’Ue.

Ne consegue che l’istituzione chiamata a prendere l’iniziativa rispetto alla riforma dell’Unione è il Parlamento europeo. Il successo della Conferenza sul futuro dell’Europa dipenderà in larga misura dal suo coraggio e dalla sua spinta. Da tempo chiede il potere dell’ iniziativa legislativa, ma finora non ha mai usato quello di iniziativa costituzionale, di cui è dotato dal Trattato di Lisbona, nonostante in passato si fosse ripetutamente impegnato in tal senso. La Conferenza è il contesto in cui far uso di tale potere per proporre una riforma organica dei trattati, abolendo l’unanimità nel sistema decisionale dell’Unione, per completare l’Unione politica. Il fatto che nell’UE si parli di tante unioni diverse, di completare l’unione economica e monetaria, quella bancaria, dell’energia, della salute, ecc. è dovuto all’assenza di coraggio nel parlare di unione politica, con un governo federale responsabile delle politiche europee in quei campi, e dotato delle competenze e dei poteri necessari, inclusa una fiscalità europea, ed una politica estera, di sicurezza e di difesa federali.

La pandemia ha mostrato a tutti che solo uniti possiamo affrontare le maggiori sfide. C’è una dinamica riformatrice in atto. La Commissione si è data il compito di gestire quanto deciso finora per non disperderne i frutti. Al Parlamento il compito di portarla avanti per non disperderla, realizzando il mandato ricevuto alle elezioni del 2019, in cui le forze europeiste hanno vinto proponendosi come le uniche in grado di riformare l’Unione per rilanciarla. Le maggiori questioni aperte sul terreno riguardano le competenze ed i poteri dell’UE, ed in particolare la fiscalità e la difesa europea, ed il superamento generalizzato dell’unanimità tra gli Stati membri.

Il Parlamento ha approvato un parere sulla Bozza di Decisione del Consiglio sul tema delle risorse proprie, che riprende anche il parere della sua commissione per gli Affari costituzionali, che propone “di usare l’occasione della Conferenza sul futuro dell’Europa per promuovere un emendamento ai trattati in modo da assicurare che siano il Parlamento e il Consiglio, con voto a maggioranza, a stabilire le disposizioni relative alle risorse proprie dell’Unione europea, senza approvazione a livello nazionale, dato che la decisione non tocca i bilanci nazionali; crede che questo possa assicurare sia la permanenza, sia l’efficacia del sistema delle risorse proprie creando una capacità fiscale autonoma per Unione”. Dovrebbe ora darvi seguito proponendo formalmente tale emendamento, preferibilmente nel quadro di una più ampia e organica proposta di riforma dei Trattati, per rendere davvero l’Unione “unita, sovrana e democratica” come aveva chiesto Macron, e soprattutto in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini europei, tanto sul piano economico quanto su quello della sicurezza.