L’Europa deve battersi per una tassa sulle transazioni finanziarie

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La Borsa di Francoforte. [EPA-EFE/MAXIMILIAN VON LACHNER]

Il programma della presidenza tedesca dell’Ue menziona la tassa sulle transazioni finanziarie (Ttf) come una delle misure per finanziare la risposta dell’Ue alla pandemia di coronavirus. Ora è il momento di mantenere questa promessa, scrive un gruppo di eurodeputati.

Questo appello è cofirmato da eurodeputati di tutto lo spettro politico. L’elenco completo dei firmatari è disponibile in basso.

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In apparenza, in questo momento è auspicabile che il settore finanziario dia un contributo molto maggiore.

Il problema è la quantità di denaro effettivamente offerta. Le recenti inchieste ai ministeri delle finanze di Germania e Francia, che dominano le lunghe trattative per un accordo europeo sulla Ttf, rivelano che, nonostante i massicci costi aggiuntivi legati al Covid-19, i colloqui continuano come se non fosse successo nulla.

Nonostante le parole della Merkel, la pessima proposta messa sul tavolo lo scorso autunno, che raccoglierà meno di 4 miliardi di euro all’anno in 10 paesi dell’Ue, rimane l’unico accordo in discussione.

È assurdo continuare come se si trattasse di una situazione di ordinaria amministrazione, nel momento in cui abbiamo bisogno di calibrare la nostra risposta all’entità della crisi che stiamo affrontando. Considerando gli importi necessari per pagare il Covid-19 e le sue conseguenze economiche, raccogliere pochi miliardi di euro dalla Ttf è semplicemente ridicolo.

Cerchiamo di essere chiari. Il problema non è la Ttf. Tassare i tipi di transazioni finanziarie effettuate in gran parte dalle aziende e dai privati più ricchi per ridistribuire le entrate per pagare i bisogni in patria e all’estero è stato a lungo considerato auspicabile, popolare e tempestivo. In effetti, è attesa da tempo.

Nel 2012, gli eurodeputati hanno votato a stragrande maggioranza a favore di una Ttf europea. All’epoca, l’idea era che tutti i mercati, tutti gli attori e tutti i prodotti finanziari sarebbero stati soggetti alla tassa. Tuttavia, negli anni successivi, la lobby finanziaria ha praticamente ucciso il progetto.

In particolare, è sostanzialmente riuscita ad annacquare l’accordo precedentemente concordato, eliminando le operazioni sui derivati dalla base imponibile. Eliminando questa sola classe di attività, si taglia la maggior parte delle entrate e si distruggono gli effetti normativi, che incentivano gli attori finanziari a investire a lungo termine.

Ma qualche settimana fa è successo qualcosa che potrebbe cambiare tutto questo e che offre un barlume di speranza.

Il contesto è questo, l’Italia ha già una Ttf molto modesta, che è stata approvata nel 2013. La filiale italiana della Banca francese, la Société Générale, ha cercato di evitare di pagare la TTF sulle sue attività in derivati, portando in tribunale l’Agenzia delle Entrate italiana. La causa si è poi estesa alla Corte di Giustizia Europea (Cgce), che ha respinto l’argomentazione di Société Généralé sull’incompatibilità dell’Ttf italiana con le disposizioni sulla libera circolazione dei capitali e dei servizi.

Questa geniale sentenza stabilisce un precedente giuridico che risolve i dubbi sulle questioni di extraterritorialità in materia di tassazione dei derivati. Essa indica la via del ritorno a un più ambizioso accordo sulla Ttf dal valore di decine di miliardi di euro.

Si tratta di un accordo per il quale vale la pena di lottare, che potrebbe fare una differenza significativa insieme ad altre misure progressive, come la repressione dell’elusione dell’imposta sulle società, che garantirebbe l’entità dei fondi necessaria per un’efficace ricostruzione e per creare un futuro sostenibile e verde.

Quello che dobbiamo fare ora è criticare la Germania e la Francia per la loro mancanza di ambizione. Dire senza mezzi termini che l’accordo sulla Ttf attualmente in discussione non è abbastanza buono. Non lo è mai stato, ma soprattutto ora, in questo periodo segnato dal Coronavirus, una risposta così debole non è commisurata al compito da svolgere e sicuramente può essere vista solo come l’espressione di una leadership debole.

Questa sentenza della Corte di giustizia non poteva arrivare in un momento migliore. Chiediamo alla Germania e alla Francia di essere all’altezza della situazione e di ripensare l’accordo alla luce di questo esito giuridico.

Esortiamo gli Stati membri nei negoziati sulla Ttf, come Italia, Spagna e Portogallo, a lavorare insieme per rimettere sul tavolo i derivati, in modo che durante la presidenza tedesca dell’Ue, la cancelliera Merkel abbia l’opportunità di offrire una Ttf significativa per il beneficio dell’Europa e del mondo.

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Autori:

  • Greens/EFA

Sven Giegold (DE); Michael Bloss (DE); Jutta Paulus (DE); Terry Reintke (DE); Niklas Nienass (DE); Rasmus Andresen (DE); Katrin Langensiepen (DE); Reinhard Bütikofer (DE); Daniel Freund (DE); Damian Boeselager (DE); Anna Cavazzini (DE); Alexandra Geese (DE); Erik Marquardt (DE); Damien Carême (FR); Mounir Satouri (FR); Karima Delli (FR); Marie Toussaint (FR); Benoît Biteau (FR); David Cormand (FR); Ville Niinisto (FI); Heidi Hautala (FI); Philippe Lamberts (BE); Ernest Urtasun (ES); Kira Marie Peter-Hansen (DK); Stasys Jakeliūnas (LT); Monika Vana (AT); Pär Holmgren (SE); Alice Kuhnke (SE); Jakop Dalunde (SE); Bas Eickhout (NL); Francisco Guerreiro (PT); Grace O’Sullivan (IE); Ciaran Cuffe (IE); Henrike Hahn (DE); Alviina Alametsä (FI).

  • S&D

Dietmar Köster (DE); Aurore Lalucq (FR); Pierre Larrouturou (FR); Raphael Glucksmann (FR); Eric Andrieu (FR); Brando Benifei (IT, chief of the Democratic Party delegation to EP); Franco Roberti (IT); Massimiliano Smeriglio (IT); Pierfrancesco Majorino (IT); Elisabetta Gualmini (IT); Patrizia Toia (IT); Giuseppina Picierno (IT); Pietro Bartolo (IT); Giuseppe Ferrandino (IT); Iban García del Blanco (ES); Tanja Fajon (SI); Milan Brglez (SI); Marie Arena (BE); Marc Tarabella (BE).

  • GUE/NGL

Manon Aubry (FR); Helmut Scholz (DE); Martin Schirdewan (DE); Martina Michels (DE); Özlem Demirel (DE); José Gusmão (PT).

  • Renew Europe

Pascal Durand (FR) ; Sandro Gozi (FR); Dr. Klemen Groselj (SI).

  • NI (Non iscritti – non appartenenti ai gruppi politici riconosciuti)

Fabio Massimo Castaldo (IT, M5S + VP European Parliament); Tiziana Beghin (IT, M5S); Eleonora Evi (IT, M5S); Piernicola Pedicini (IT, M5S); Mario Furore (IT, M5S); Dino Giarrusso (IT, M5S).