La Corte costituzionale tedesca non può bloccare la Bce

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La sede della Corte costituzionale tedesca. EPA-EFE/THORSTEN WAGNER [EPA-EFE/THORSTEN WAGNER]

Il governo della moneta costituisce, in base ai Trattati, una competenza esclusiva dell’Unione europea, affidata istituzionalmente alla Banca centrale europea, scrive Antonio Padoa Schioppa.

In tema di politica monetaria anche il principio di  proporzionalità enunciato dai Trattati va valutato in questo contesto: riguarda la stabilità dell’euro, non altri parametri esterni rispetto al mandato della Banca centrale. Pertanto, se la Bce ritiene che la stabilità dell’euro o la sua stessa sopravvivenza possano correre rischi, nessun altra istanza può sovrapporsi al suo giudizio ed alle conseguenti delibere. E poiché del Consiglio della Bce  la Bundesbank è, al pari della altre Banche centrali nazionali, componente a pieno titolo, essa è tenuta a recepire la decisione collegiale, anche se questa non abbia ottenuto il suo voto. Il che d’altronde è già accaduto più volte in passato.

Altro discorso varrebbe per le competenze e le funzioni che le Banche centrali nazionali hanno mantenuto, sulle quali  i Parlamenti e le Corti nazionali conservano le loro prerogative, peraltro nel rispetto del fondamentale principio  dell’indipendenza – recepito dai Trattati europei sulla base della consolidata tradizione germanica – in virtù del quale “né la Bce né una Banca centrale nazionale […] possono sollecitare o accettare istruzioni dagli organi dell’Unione, dai governi né da qualsiasi altro organismo” (Trattato di Lisbona, Protocollo 4, art. 7). La Bce per parte sua si rapporta regolarmente con il Parlamento europeo, e così  farà, riteniamo, anche in futuro, non lasciandosi intimidire dal tentativo di minarne l’indipendenza.

In effetti la sentenza della Corte di Karlsruhe non ha bloccato i provvedimenti  della Bce, né poteva farlo per le ragioni ora dette, ma ha accreditato la prospettiva di interventi futuri in tal senso, che possono avere (anzi, hanno già avuto) effetti destabilizzanti sulla stampa, nel circuito mediatico e nelle reazioni di governi euroscettici come quelli di Ungheria e Polonia. Ma soprattutto va contestato il tentativo dei giudici della Corte tedesca di sindacare la motivazione di una decisione della Corte europea di giustizia (la decisione Weiss del 2018) che è indiscutibilmente la sola istanza competente per l’interpretazione dei trattati. 

Dunque  né  il Bundestag né la Corte costituzionale tedesca dovrebbero poter impedire alla Bundesbank di sottoscrivere gli impegni deliberati in sede Bce e rientranti nel suo mandato, in primo luogo quello della stabilità monetaria. Se ciò accadesse, si sarebbe in presenza di una evidente violazione del diritto europeo.

Non va dimenticato che sul terreno specifico ma fondamentale della politica monetaria l’Unione europea ha già raggiunto l’assetto proprio di un’istituzione federale. Il che rende in questo caso meno preoccupante il rischio, che pure certamente esiste, di una rinazionalizzazione delle politiche dell’Unione.

Antonio Padoa Schioppa è professore emerito di Storia del diritto medievale e moderno presso l’Università degli Studi di Milano