La Commissione sospende i fondi dei PNRR a Polonia ed Ungheria

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European Commission executive vice-president for Economy, Valdis Dombrovskis. [EPA-EFE:MÁRIO CRUZ]

La Commissione Europea blocca sei miliardi destinati a Polonia e Ungheria, in attesa che mettano in atto le riforme concordate.

La decisione era nell’aria. Da qualche mese si ventilava l’ipotesi che la Commissione non valutasse positivamente le riforme richieste per l’erogazione della prima tranche di finanziamento (par al 13% dell’importo complessivo) a valere sui fondi del Recovery Plan: 5 miliardi per la Polonia e 1 miliardo per l’Ungheria.

Adesso la Commissione ha preso una decisione che di fatto appare definitiva per quest’anno: “è improbabile che possiamo portare a termine questo lavoro entro l’anno” ha affermato il Vice-Presidente esecutivo Valdis Dombrovskis ad una conferenza stampa martedì. I fondi resteranno bloccati fino a quando i due paesi non metteranno in atto le riforme richieste e concordate in sede di negoziati comuni: la disciplina sui giudici in Polonia; e le norme anticorruzione, sulla trasparenza e la certezza del diritto in Ungheria.

La Commissione ha utilizzato, secondo molti commentatori, l’unico argomento in grado di far breccia sui governi dei due paesi: quello della sospensione dei fondi.

Attenzione però a pensare che la decisione rappresenti, come potrebbe sembrare, un colpo mortale ai due leader. Il rischio che la scelta alimenti ulteriori narrazioni anti-Ue diventa praticamente una certezza. È facile immaginare che Orban e Kaczyński ne approfitteranno per parlare di una ingerenza inaccettabile da parte delle istituzioni europee sulla sovrana discrezionalità dei rispettivi governi nazionali, espressione del voto popolare. E il problema è che, visto il controllo quasi totale sui mezzi di comunicazione di massa, è molto probabile che tale manovra riesca.

Ma, attorno alla decisione della Commissione, potranno anche raccogliersi le forze delle varie opposizioni interne ai due paesi, in vista delle prossime tornate elettorali. L’efficacia del ricatto sui fondi europei, legittimato dalle decisioni unanimi (quindi anche con l’avallo dei governi polacco ed ungherese) rispetto alle riforme da attuare nei vari PNRR, dipende in maniera decisiva da quanto e come arriveranno le notizie ai cittadini dei due paesi. In questo, la battaglia per un’informazione libera si configura come una delle battaglie principali per la difesa dello stato di diritto. E in ultima analisi per la difesa dei cittadini dagli abusi di potere dei loro governi.