La chiusura dell’Ena. Un colpo all’anima della Quinta Repubblica?

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[Pool/EPA/EFE]

L’École Nationale d’Administration (ENA), la scuola che ha formato il nerbo della classe dirigente della quinta repubblica francese, verrà chiusa e sostituita con un “Istituto per il servizio pubblico”. A dichiararlo è stato il presidente francese ed “enarca” Emmanuel Macron.

Fondata nel 1945 per volere di Maurice Thorez e Michel Debré (governo De Gaulle) come istituto per la formazione dell’alta funzione pubblica, la scuola ha dato alla Francia negli ultimi sessant’anni quattro presidenti, nove primi ministri, numerosi parlamentari e membri dell’esecutivo, oltre che diversi funzionari e dirigenti d’impresa di livello nazionale, europeo e internazionale. In pratica ha fornito alla Repubblica francese, dopo il cinquantotto, il cuore della sua classe dirigente e, con essa, anche una parte fondamentale della sua anima.

Da tempo oggetto di critiche – negli anni sessanta Pierre Bourdieu disse che la stessa era monopolizzata dagli “eredi della cultura dominante” mentre Jean-Pierre Chevènement le dedicò un libro, “l’Enarchia”, descrivendola come una fucina di “mandarini della società borghese” –  la scuola ha garantito alle istituzioni centripete della Quinta Repubblica un gruppo coeso e trasversale di dirigenti, dotati di una formazione specialistica e di uno “spirito di corpo”. Proprio per questo la stessa è stata vista sempre più come il simbolo di una casta, in grado di autoperpetuarsi e di neutralizzare destra e sinistra all’interno di una comune visione tecnocratica della politica.

Tuttavia è difficile pensare che una macchina come quella creata da de Gaulle, che di fatto, contro la fragilità e la frammentazione del parlamentarismo precedente, ha istituito un sistema paramonarchico (sia pur elettivo), sarebbe giunta a sessant’anni di storia senza quest’istituzione. Il sistema politico francese crea molte barriere all’accesso – es. il famoso doppio turno – ma una volta entrati lascia ampi poteri di decisione e di intervento ai vincenti. Vista in un’ottica tecnocratica si tratta di una Ferrari che bisogna saper guidare per non andare a sbattere. Detto invece da una prospettiva critica si ha a che fare con un sistema statuale centralizzato che, proprio in ragione di tale centralizzazione, riproduce sempre lo stesso gruppo dominante. Da entrambe le prospettive si può sostenere che l’ENA sia stata l’anima conservativa della Quinta Repubblica, ovvero l’istituzione che, nonostante fosse nata ben prima della stessa, ne ha incarnato con più efficacia l’esprit.

Tuttavia le numerose crisi che hanno investito la Francia negli ultimi vent’anni e i fallimenti di alcuni celebri enarchi – es. François Hollande – hanno fatto sì che la popolarità della scuola raggiungesse i suoi minimi storici e che, di conseguenza, un presidente furbo e camaleontico come Macron si decidesse a decretarne la fine. Qualora si tratti solo di un’operazione di facciata a sfondo elettorale cambierà ben poco, giusto il nome dell’istituzione preposta alla formazione della classe dirigente francese. Differentemente vi potrebbe essere un effettivo scarto che darebbe al sistema politico francese un colpo molto più forte di quanto non si possa pensare guardando alle sole istituzioni di governo. Infatti la fine degli “enarchi” implicherebbe la crescita dell’eterogeneità dentro il quadro pensato a suo tempo da de Gaulle con esiti del tutto imprevedibili.