Il Manifesto di Ventotene diventa Patrimonio Europeo

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Il Manifesto di Ventotene

I simboli sono strumenti potenti, a volte più delle parole. Per questo è da sottolineare la scelta della Commissione Ue di inserire il Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi con la collaborazione di Eugenio Colorni, nel patrimonio che l’Unione Europea si impegna a difendere.

Si tratta di un’onorificienza assegnata a documenti, musei, archivi, monumenti, edifici o eventi che hanno giocato un ruolo significativo nella storia d’Europa. “I siti del marchio del patrimonio europeo sono tra i più grandi doni che l’Europa ha da offrire ed è nostro dovere preservarli a tutti i costi” ha affermato Mariya Gabriel, Commissaria per l’Innovazione, la ricerca e la cultura ieri 28 Aprile, in occasione della cerimonia.

“Il riconoscimento del Manifesto di Ventotene […] conferma come nei momenti più bui la forza delle idee sappia portare la luce di cui ha bisogno l’umanità”, ha commentato il ministro della Cultura, Dario Franceschini. “Un grande risultato a cui sono felice di aver contribuito, un importantissimo riconoscimento del ruolo che ha svolto Ventotene per l’Europa”, ha aggiunto Silvia Costa, Commissaria del Governo per il recupero dell’ex carcere borbonico di Santo Stefano/Ventotene.

Stefano Castagnoli, Presidente del Movimento Federalista Europeo che fu fondato nel 1943 proprio da Spinelli per dare un’anima politica all’azione prevista dal Manifesto, ci ha tenuto a sottolineare il valore storico, ed allo stesso tempo attualissimo, della scelta dela Commissione: “Oggi l’UE ha sancito il valore di quell’idea, ancora più eccezionale perché è nata mentre gli europei si combattevano tra loro e straordinariamente attuale perché di nuovo, dopo oltre 75 anni di pace, la guerra è tornata ad essere combattuta sul suolo europeo”.

Non c’è dubbio che il Manifesto sia stato una pietra cruciale per costruire le fondamenta della futura Unione Europea. Soprattutto come elemento ispiratore di quella visione federalista con la quale l’Europa è sempre stata costretta dalla storia a confrontarsi, ma che i governi nazionali le hanno sempre impedito di realizzare.

Non è forse un caso, come suggeriva Castagnoli, che la scelta di inserirlo nel patrimionio Europeo sia avvenuta proprio adesso, quando la necessità di dare una risposta solidale all’emergenza pandemica e la crisi geopolitica in atto costringono a ripensare l’Europa come attore coeso sul piano interno ed internazionale. Di fatto spingendolo verso una federazione. D’altronde lo ha chiesto il governo tedesco nel patto di legislatura; lo ha lasciato immaginare Macron chiedendo ai propri cittadini un mandato a rafforzare, insieme alla sovranità nazionale, quella sovrannazionale europea. Lo hanno chiesto recentemente vari leader di partito in Italia.

Speriamo che, sulla scorta anche delle indicazioni della Conferenza sul Futuro dell’Europa, che vanno nel senso di un rafforzamento deciso delle politiche europee in varie aree, si abbia il coraggio di riprendere il cammino costituente ispirato 80 anni fa dal Manifesto di Ventotene e portare a compimento la costruzione della federazione europea.