Il futuro dell’Europa senza tabù

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Filadelfia

La Conferenza sul futuro dell’Europa dovrebbe essere convocata entro la fine dell’anno. La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, l’ha annunciata nel suo discorso inaugurale e il Parlamento europeo recentemente (Risoluzione del 18/6/20) ha sollecitato la sua convocazione entro il 2020. Tuttavia, sono emersi improvvisamente ostacoli che rischiano di ridurre drasticamente il significato della Conferenza.

Al momento, il principale scoglio da superare riguarda la proposta del Parlamento europeo di affidare la presidenza della Conferenza a Guy Verhofstadt, che da anni si batte per una riforma democratica e federale dell’Unione. Alcuni membri del Consiglio europeo si sono opposti seccamente a questa indicazione. Un articolo del Politico (De La Baume, 13/10) riferisce: «Verhofstadt è stato considerato come una falsa partenza da un certo numero di governi europei nel Consiglio», con la motivazione che Verhofstadt sarebbe «un sostenitore del federalismo europeo». Ora è cominciata la caccia a candidati alternativi.

Dobbiamo dedurre che in Europa è legittimo essere liberali, democratici, socialisti, verdi e sovranisti, a patto di non essere federalisti. Tuttavia, se questo punto di vista prevalesse, la Conferenza nascerebbe morta. Opporsi senza motivazioni serie al Parlamento europeo significa insultare la democrazia europea: il Parlamento europeo è l’unico organo legittimato dal voto popolare, qualità che manca al Consiglio. Ciò nonostante, i governi sovranisti intendono restringere drasticamente l’orizzonte politico del dibattito. Vogliono vietare a priori che si discuta di federalismo europeo, sebbene il Presidente Macron, nel proporre la Conferenza, abbia invocato un dibattito senza tabù. Evidentemente il tabù esiste.

Democrazia europea e federalismo europeo sono due facce di una medesima medaglia. In un anno drammatico di pandemia, molte proposte della Commissione e del Parlamento,  importanti per i cittadini europei, sono state bloccate dal voto all’unanimità nel Consiglio (la disputa sul bilancio è esemplare): una piccola minoranza di paesi e di popolazione si oppone alla stragrande maggioranza. E’ la dittatura della minoranza. Se vogliamo superare questo collo di bottiglia, occorre prendere in considerazione gli insegnamenti del pensiero federalista (che risale a Immanuel Kant e Alexander Hamilton), perché i principi del federalismo possono aiutare a sbrogliare la matassa.

Va tuttavia osservato che l’esperienza degli stati federali esistenti è di scarso aiuto. Sino ad ora il federalismo si è realizzato all’interno di stati nazionali sovrani (come gli USA, il Canada, l’India, l’Australia, la Svizzera, ecc.) trasformandosi così – nella cultura politica contemporanea – in un meccanismo per il decentramento amministrativo. In Europa, al contrario, i padri fondatori hanno progettato le prime istituzioni, la CECA e la Comunità economica europea (CEE), come un “work in progress” verso una unione federale. La Dichiarazione Schuman è molto esplicita in proposito. Per superare gli attuali ostacoli sarebbe opportuno compiere un passo verso il federalismo sovranazionale. Il federalismo europeo sarà diverso da tutti i sistemi federali esistenti. Non tutte le competenze e i poteri dei governi nazionali dovranno essere assegnati al livello europeo, contrariamente a quanto affermano le forze sovraniste, compresi quei governi che ripudiano gli ideali delle stesse istituzioni da cui traggono benefici. Il criterio della divisione verticale dei poteri vale per la politica commerciale, fiscale, la sicurezza, la difesa, l’ambiente, la salute, ecc.

Non intendo entrare in un dibattito che dovrà essere fatto dai rappresentanti dei cittadini europei nella Conferenza. Voglio solo ricordare che l’Unione deve affrontare delle sfide interne e internazionali che richiedono con urgenza delle riforme strutturali. Le sfide dell’emigrazione, della sicurezza europea, del riarmo atomico delle grandi potenze e della proliferazione delle armi di distruzione di massa, delle nuove tecnologie informatiche, dei disastri ambientali e dalle pandemie non si possono affrontare a livello nazionale, ma richiedono una capacità d’azione europea, al livello federale.

Senza politiche adeguate alla gravità dei problemi, non c’è coesione tra i cittadini europei e l’Unione resta debole. Una comunità politica non esiste senza ideali comuni, un’identità e politiche efficaci. Alcune indicazioni per procedere in questa direzione sono già state fornite da Josep Borrell nel suo messaggio all’ONU: «L’UE sostiene le Nazioni Unite» (Project Syndacate, Sept. 22). Borrell afferma: «Un mondo governato da regole concordate è il vero fondamento della nostra sicurezza collettiva, libertà e prosperità. Un ordine internazionale basato su regole rende sicuri gli stati, conserva la libertà dei cittadini e delle imprese che intendono investire; e assicura che l’ambiente del Pianeta sia protetto. L’alternativa – “il potere crea il diritto” – è stato sperimentato nel corso della storia umana e il suo orribile ricordo è il miglior argomento per un sistema multilaterale. Sfortunatamente, si sta tentando di riprovarci con i risultati che vediamo. Questo non è l’approccio dell’UE. Noi continuiamo a credere e sostenere le Nazioni Unite».

Il ruolo della UE nel mondo sarà uno dei temi cruciali della Conferenza sul futuro dell’Europa. I giovani sono oggi in ansia per le sorti della vita sul Pianeta e chiedono ai leader di governo politiche più audaci contro l’inquinamento della biosfera e per la costruzione di un mondo pacifico. L’UE non avrà un futuro se il Pianeta non avrà un futuro.

I politici nel Consiglio europeo che vogliono escludere dal dibattito la prospettiva di un’Europa democratica e sovranazionale dovrebbero spiegare ai giovani perché è meglio restare rinchiusi nel guscio nazionale.