Elezioni Ottobre 2021: in attesa dei ballottaggi, trionfa l’astensione e si rafforza il governo

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Il sindaco di Milano Beppe Sala rieletto al primo turno. [EPA-EFE/Mourad Balti Touati]

Si sono concluse lunedì 4 ottobre le elezioni amministrative in oltre mille comuni italiani. In merito è importante sottolineare come, tra gli altri, i cittadini di Roma, Torino, Milano, Bologna e Napoli siano stati chiamati ad eleggere il loro nuovo sindaco. Si è votato anche per le regionali calabresi, per le suppletive a Siena e in un collegio di Roma.

Inevitabilmente, visto il numero di italiani chiamati al voto (quasi un elettore su quattro), la rilevanza delle città coinvolte e la diffusione geografica dello stesso, tale voto assume una valenza che va oltre quella delle dimensioni locali direttamente interessate, per lo meno nell’analisi dei principali media ed opinionisti del paese. A riguardo è bene sottolineare sin da subito che, data la natura sostanzialmente amministrativa delle consultazioni in questione, non si deve fare l’errore di leggere i rapporti di forza nazionali alla luce esclusiva ed immediata delle stesse. Infatti le elezioni comunali hanno una loro logica locale e riflettono dinamiche particolari che non possono essere sic et simpliciter tradotte in un trend nazionale. Il che non significa che, fatti i dovuti distinguo, non finiscano per rivelare, tra numeri e narrazione ex-post, qualcosa di significativo anche per il livello nazionale.

Fatta questa doverosa premessa è possibile evidenziare sin da subito come su scala nazionale abbia trionfato l’astensione che è cresciuta del 7,44 % rispetto al 2016, con un’affluenza complessiva al 54,69 %. Il che, probabilmente, è un grave indice della scarsa qualità percepita dell’offerta politica da parte dei cittadini che, disillusi, hanno preferito non partecipare al voto. A sua volta il dibattito sul Covid ha giocato un importante ruolo nel distogliere l’attenzione pubblica dall’appuntamento elettorale. In ogni caso si tratta di un dato preoccupante per la salute della democrazia nel Belpaese, non solo per la generale importanza della dimensione municipale per la partecipazione e la formazione democratica (da Tocqueville a Castoriadis), ma anche per la peculiare rilevanza storica e politica della vita comunale per l’Italia.

In tale quadro risulta rilevante il risultato negativo dei 5 stelle che perdono – sia pur con risultati e dinamiche molto diverse – Torino e Roma, spariscono a Milano e conservano i loro voti a Napoli dove fanno parte della coalizione vincente del nuovo sindaco Pd Gaetano Manfredi. Lo stesso dicasi per Forza Itala che, pur salvando la sua forza in Calabria (dove è decisiva con il 17,3 %) crolla a Milano (dal 20 % al 7%), e cala a Bologna, Napoli, Roma e a Torino (dove perde circa 1000 voti rispetto al 2016).

Altrettanto negativo, restando in attesa dei ballottaggi, è il risultato della Lega che passa dal 12,25 al 8,3 in Calabria in meno di due anni, perde l’un percento dei voti a Milano, cresce ma non sfonda a Torino (dal 5,78 al 9,84) e cala a Bologna dal 10,25 al 7.74.

Fratelli d’Italia invece è in forte crescita praticamente ovunque. Al 17,43 % a Roma, in crescita a Milano (dal 2,4 al 9,6%), Bologna (dal 2 al 12%), Torino (dall’1% al 10%), Napoli (dall’1,28 al 4,4%). L’unico dato in controtendenza è quello della Calabria dove il partito perde circa 20.000 voti passando dal 10,85 % al 8,7 %.

Bene anche il Pd che, oltre ad arrivare al ballottaggio a Roma e a Torino, esprime al primo turno i sindaci di Milano (Sala), Bologna (Lepore) e Napoli (Manfredi), oltre ad aggiudicarsi con Enrico Letta ed Andrea Casu le due suppletive di Siena e Roma. Piuttosto male invece le forze a sinistra del PD su scala nazionale, con l’eccezione dei Verdi a Milano.

Da questo quadro ne esce, nella misura in cui questo voto locale avrà un parziale effetto su tutta la politica italiana, rafforzato l’equilibrio attuale su scala nazionale. La Lega non è più sicura di essere il primo partito nel paese vista la crescita impetuosa di Fratelli d’Italia e potrebbe tendere a ritardare il voto il più possibile. Lo stesso dicasi del Pd ma per motivi opposti, visto che nel suo caso la partecipazione al governo Draghi paga. I 5 stelle, dal canto loro, non sembrano avere altre opzioni se non quella dell’alleanza in posizione subalterna con il PD (e quindi continueranno con i sostegno al governo Draghi). Fratelli d’Italia, invece, avrebbe ogni interesse nell’andare al voto il prima possibile. Ma nello scenario attuale può solo sperare che Draghi vada al Quirinale e che, da Presidente della Repubblica, indica nuove elezioni prima della fine della legislatura. Opzione che, pur sempre praticabile, sembra oggi un po’ più difficile.