Bilancio Ue: come superare i veti nazionali?

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Il presidente polacco Andrzej Duda (a sinistra) e il primo ministro ungherese Viktor Orban (a destra) durante un incontro a Varsavia nel 2018. [EPA-EFE/Pawel Supernak]

Per superare lo stallo alcuni suggeriscono di ragionare sulla possibilità di un accordo intergovernativo per realizzare il Next Generation EU senza i Paesi recalcitranti. E il veto rischia di essere un boomerang per chi lo pone, ricorda il direttore di Euractiv Italia Roberto Castaldi.

La regola dell’unanimità – che è l’opposto del principio democratico del voto a maggioranza – rischia di paralizzare l’Unione europea, mostrando tutta la sua inefficacia ancora una volta. Stavolta sono Ungheria e Polonia, cui si è aggiunta ora la Slovenia, che mettono il veto sul bilancio pluriennale e le nuove risorse proprie dell’Unione, che servono a finanziare il Next Generation EU, che include il Recovery Plan.

Il veto è legato all’opposizione alle nuove disposizioni che vincolano tutti i europei al rispetto dello Stato di diritto. In sostanza i fondi europei non potranno più essere erogati ai Paesi che violano gli standard dell’Ue in settori come l’indipendenza giudiziaria e i diritti fondamentali. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán vuole evitare di essere preso di mira per violazioni dello Stato di diritto prima delle elezioni della primavera del 2022, e ha denunciato che lo schema costituisce un “ricatto” da parte di un’Ue “pro-immigrazione”. Mentre Varsavia vede il tentativo di far rispettare le norme europee come una violazione della sua sovranità, definendo il meccanismo un “diktat” da parte dei paesi membri più forti. In realtà l’Unione cerca così di tutelare i diritti dei cittadini europei di quei Paesi e di evitare un uso improprio delle risorse europee.

La Slovenia reclama che sia un organismo giudiziario indipendente a dover valutare il rispetto dello stato di diritto, temendo manovre politiche degli altri Stati membri. La realtà però è che Polonia e Ungheria sono state ripetutamente condannate dalla Corte di Giustizia dell’UE, mentre i governi nazionali non hanno mai dato seguito alla procedura sanzionatoria prevista dal Trattato di Lisbona, nonostante l’avvio della procedura sollecitata da Parlamento e Commissione. Quindi, i governi nazionali hanno sempre insabbiato tutto e sono stati gli organi giudiziari indipendenti a sanzionare le violazioni più gravi.

Il veto però rischia di essere un boomerang, e quindi un bluff che gli altri Paesi potrebbero andare a vedere. Ungheria e Polonia sarebbero tra i maggiori beneficiari netti del nuovo bilancio dell’Ue e risentono l’impatto economico della pandemia di coronavirus. Nel 2019, fondi Ue pari al 3,3% del Pil polacco sono confluiti a Varsavia e l’equivalente del 4,5% del Pil ungherese a Budapest. L’Italia e la Spagna trarranno il massimo vantaggio dal Recovery Plan, ma anche la Polonia otterrebbe altri 63,8 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti, e l’Ungheria 16,7 miliardi di euro. Tanto che le sovvenzioni del Piano da sole solleverebbero la crescita del Pil polacco da uno a due punti percentuali all’anno a partire dal 2022, secondo le stime di Rafal Benecki, analista capo di ING Bank Slaski. E anche la Slovenia è tra i Paesi beneficiari.

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In Consiglio Affari generali Budapest e Varsavia hanno confermato il veto sul pacchetto di bilancio. I ministri degli altri Paesi Ue fanno appello alla responsabilità: “Non abbiamo più tempo”.

I membri dell’Unione europea che rifiutano il meccanismo dello Stato di diritto …

La Germania, in quanto presidente di turno, lavora ad un compromesso. Il blocco del bilancio sarà probabilmente discusso giovedì in videoconferenza tra i capi di Stato e di governo, chiamati a discutere della crisi di Covid-19. Diversi Stati membri e il Parlamento europeo hanno già escluso di modificare il meccanismo sulla condizionalità, che il premier olandese Rutte ha dichiarato essere “assolutamente il minimo”. A Ungheria e Polonia potrebbe essere offerta “una dichiarazione politica non vincolante, con l’impegno a non utilizzare il meccanismo dello Stato di diritto se non in caso di gravi violazioni”, ha suggerito la ricercatrice dell’Istituto Jacques Delors Eulalia Rubio. D’altronde il meccanismo a tutela dello Stato di diritto può essere approvato a maggioranza qualificata, e una volta entrato in vigore, il veto sul bilancio e le risorse proprie non avrebbe più molto senso. In ogni caso alcuni suggeriscono di ragionare sulla possibilità di un accordo intergovernativo per realizzare il Next Generation EU senza i Paesi recalcitranti, ricordando che in occasione della crisi dell’euro il Meccanismo europeo di stabilità e il Fiscal Compact furono realizzati così (con 25 Stati su 28) per aggirare il veto britannico. La sola discussione di questa opzione – che richiede una forte volontà politica, ma su un accordo che è già stato negoziato e concluso – potrebbe infatti indurre Polonia, Ungheria  e Slovenia a togliere il veto per non rimanere escluse dai 750 miliardi del Recovery Plan.

Se il bilancio pluriennale da 1.074 miliardi di euro per il 2021-27 non saranno approvati entro la fine dell’anno, l’Ue dovrebbe operare con un budget di emergenza, spendendo ogni mese un dodicesimo del budget totale del 2020. Ma solo alcuni programmi continuerebbero, compresi i sussidi agricoli. Mentre non ci sarebbero le risorse previste per il programma Erasmus, per la ricerca o per gli aiuti alle regioni. Si tratta evidentemente di una partita cruciale per il futuro dell’Ue, e che ci ricorda ancora una volta l’urgente necessità di cambiare i meccanismi decisionali europei, abolendo completamente l’unanimità a favore del voto a maggioranza qualificata.