Germania, Annalena Baerbock è la candidata dei Verdi alla cancelleria

La co-presidente dei Verdi tedeschi, Annalena Baerbock, indicata oggi dal partito come candidata alla carica di cancelliera in vista delle prossime elezioni politiche di settembre. [EPA-EFE/ANDREAS GORA]

Sarà Annalena Baerbock la candidata dei Verdi tedeschi alla carica di Cancelliera alle prossime elezioni politiche che si terranno il 26 settembre. La decisione dal presidio del partito è stata resa nota online lunedì 19 aprile. Baerbock, co-presidente del partito, è stata preferita al suo pari grado Robert Habeck, a cui è spettato l’annuncio ufficiale. 

La decisione dovrà poi essere formalmente approvata dalla conferenza dei delegati federali che si svolgerà dall’11 al 13 giugno, ma è quasi scontato, ha scritto il quotidiano tedesco Faz, che il congresso confermi l’orientamento dell’esecutivo del partito.

È la prima volta in assoluto che i Grünen nominano ufficialmente un candidato alla cancelleria: un segnale che il partito crede davvero alla possibilità di arrivare in testa alle prossime elezioni, e di poter quindi guidare il paese per la prima volta nella storia.

D’altra parte, ai Verdi l’esperienza di governo non manca: non solo per la partecipazione all’esecutivo nazionale – che data ormai na ventina d’anni, durante i quali il partito è cambiato moltissimo – ma soprattutto per il fatto di far parte dei governi di 11 dei 16 Länder della repubblica federale, in alleanze che non conoscono pregiudiziali politiche (tranne nei confronti dell’estrema destra di Alternative für Deutschland, attorno a cui l’intero ‘arco costituzionale’ tedesco ha eretto una barriera): i Verdi sono infatti partner dei cristano-democratici nel Baden-Württemberg (guidato dall’unico governatore verde, Winfried Kretschmann, appena rieletto per un terzo mandato) e in Assia;  della Cdu e dei liberali della Fdp nello Schleswig-Hollstein; sempre della Cdu e dei socialdemocratici in Brandeburgo, Sassonia e Sassonia-Anhalt; della Spd ad Amburgo; dei socialdemocratici e della Linke a Berlino, Brema e in Turingia; della Spd e dei liberali nella Renania-Palatinato.

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Inoltre, i sondaggi in vista delle elezioni di settembre sono più che incoraggianti. Quelli più recenti accreditano il partito del 20-22% delle preferenze: oltre il doppio dell’8,9% ottenuto nel 2017, e a 4-5 punti di distanza dal 26-27 attribuito alla Cdu: una distanza che non appare per nulla incolmabile da qui all’autunno, e che in ogni caso renderà i Verdi un interlocutore imprescindibile per formare una qualsiasi maggioranza di governo.

In questa fase, peraltro, i Grünen beneficiano anche del vantaggio che gli deriva dall’impasse in cui si trovano i cristianodemocratici, che devono ancora decidere il loro candidato (la scelta tra il capo della Cdu, Armin Laschet, e quello del partito alleato bavarese Csu Markus Söder, dovrebbe arrivare tra pochi giorni) e che sono rimasti invischiati in alcuni scandali sull’approvvigionamento di mascherine anti-COVID.

Alla vigilia dell’annuncio di lunedì, Baerbock era data leggermente per favorita da alcuni osservatori, ma il partito era riuscito a non far trapelare nessuna anticipazione o rumor. Quarant’anni, deputata dal 2013 e alla guida dei Verdi – assieme ad Habeck – dal 2018, nel suo breve discorso Baerbock ha detto che la decisione di oggi segna “un nuovo capitolo per il nostro partito e, se andrà bene, anche per il nostro paese. Io sono per il rinnovamento, altri per lo status quo“.

Quanto sta succedendo oggi, ha aggiunto la co-presidente dei Verdi, “sembrava impossibile qualche anno fa, ma ora stiamo combattendo per la Cancelleria”. La società civile, ha detto Baerbock, “è molto più in là della politica”, soprattutto per quanto riguarda il tema del riscaldamento globale: “Vogliamo una Germania al centro dell’Europa, un paese in cui la protezione del clima crei le basi per un futuro di prosperità, libertà e sicurezza”, ha concluso Baerbock.

Il mese scorso, i Verdi avevano presentato il loro programma elettorale, che contiene diverse proposte ambiziose: l’accelerazione dell’uscita della Germania dall’energia a carbone, la riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030 del 70% rispetto ai livelli del 1990 (contro un obiettivo ora fissato al 55%), l’aumento dei prezzi delle fonti fossili e della spesa per le infrastrutture, la realizzazione di nuovi asili nido per consentire miglior conciliazione tra lavoro e famiglia e di migliori collegamenti ferroviari per rimpiazzare l’uso dell’aereo nei tragitti brevi, l’introduzione di un’imposta sui grandi patrimoni e del limite di velocità di 130 km orari in autostrada. Inoltre, sono favorevoli a una posizione dura nei confronti della Russia, e chiedono di abbandonare il progetto del gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2.

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