Ungheria: sondaggio sul presunto piano Soros per la “schiavitù per debito”

Il primo ministro ungherese Viktor Orban. EPA-EFE/ZOLTAN MATHE HUNGARY OUT

Lunedì sera (8 giugno) il governo ungherese ha annunciato un sondaggio a livello nazionale per conoscere il punto di vista dei cittadini sulle misure economiche contro il Covid-19, sul piano di ripresa dell’UE, sull’immigrazione e sul miliardario ungherese-americano George Soros.

Il 9° sondaggio nazionale da quando il partito nazionalista Fidesz è salito al potere nel 2010 chiederà agli ungheresi se sono d’accordo con una serie di azioni governative che includono la produzione nazionale di dispositivi di protezione individuale, misure restrittive legate al coronavirus e mosse che impongono il contributo finanziario delle banche e delle multinazionali per la ripresa economica.

Il questionario “mira ad ottenere un feedback dagli ungheresi e a prendere decisioni politiche di conseguenza”, ha scritto il ministro della Famiglia Katalin Novák su Twitter.

L’indagine chiede anche se lo stato di allerta rispetto all’epidemia debba essere mantenuto finché persiste il rischio di un ritorno del Covid-19.

Da tempo alcune associazioni della società civile hanno espresso preoccupazione per gli emendamenti proposti nel progetto di legge sulle norme transitorie dopo la fine dello stato di emergenza. Essi avvertono che si creerà qualcosa di molto simile alla situazione attuale, che permetterebbe al governo di limitare i diritti fondamentali, come la libertà di movimento o il diritto di riunione. Queste misure infatti possono essere adottate per decreto per una durata di tempo praticamente indefinita.

La legge sarà messa ai voti in parlamento, dove Fidesz detiene una supermaggioranza.

In un quesito verrà chiesto ai cittadini cosa pensano del “nuovo piano” di George Soros per la ripresa post-coronavirus. Il miliardario americano avrebbe proposto agli Stati membri dell’UE di assumere “obbligazioni perpetue” sulle quali gli interessi dovrebbero essere pagati “attraverso le generazioni, per sempre”. E questo “spingerà le nazioni in schiavitù per il debito”, sempre secondo il governo.

Il miliardario e filantropo ungherese-statunitense è stato un obiettivo di lunga data della politica anti-migratoria del governo ed è da tempo al centro di una campagna di disinformazione e di manipolazione dell’opinione pubblica da parte del governo di Orban e di alcuni altri esponenti della destra nazionalista e ultranazionalista in altri Paesi. Il miliardario George Soros, allievo del famoso filosofo Karl Popper, è un noto sostenitore delle cause politiche progressiste e liberali e dispensa donazioni a molti gruppi per i diritti umani  attraverso la sua fondazione. È finito nel mirino di Orban più volte, in ragione della sua attività filantropica e delle sue origine ebraiche; tra i vari provvedimenti i più noti sono stati il provvedimento contro le Ong (la cosiddetta legge anti-Soros) e i provvedimenti che hanno portato alla chiusura della università internazionale da lui fondata a Budapest.

In un altro quesito, le autorità chiederanno se l’esecutivo debba continuare a tenere una linea dura rispetto al tema dell’immigrazione, rispetto ad una decisione della Corte di giustizia europea che, secondo Fidesz, avrebbe costretto l’Ungheria a chiudere le zone di transito ai suoi confini, in cui i richiedenti asilo sono stati trattenuti per anni. Secondo il Governo, la decisione della Corte coincide con il precedente piano di Soros di far entrare “un milione di migranti in Europa a tutti i costi”.

Il governo ha anche affermato che “Bruxelles si sta preparando a contestare le norme della Costituzione ungherese in materia di immigrazione” con l’obiettivo di “costringerci a modificare le disposizioni della nostra Legge fondamentale che vietano l’immigrazione”, chiedendo se l’Ungheria debba mantenere una posizione ferma “anche a costo di un conflitto aperto” con le istituzioni europee.

Il sondaggio è l’ultimo di una serie di questionari finanziati dai contribuenti inviati ai cittadini per legittimare l’azione del governo. I precedenti sondaggi chiedevano alle famiglie di esprimere opinioni sulla migrazione e sulle politiche dell’UE; tra esse la “campagna d’informazione” gestita dallo Stato chiamata “Fermiamo Bruxelles”, che è era stata a suo tempo criticata dall’ex presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Questi sondaggi costituiscono un evidente tentativo di manipolazione dell’opinione pubblica e di creazione di consenso a partire da quella stessa manipolazione. Non è naturalmente causale, mettere insieme, il tema delle misure anti-Covid con un complotto con al centro Soros e lo spinoso tema dell’immigrazione. La strategia discorsiva di Orban è chiara ed ha al centro il tentativo di costruire nell’immaginario collettivo il “nemico” per combattere il quale occorre agire con fermezza e dunque con poteri straordinari.

Il problema è che tutto questo è incompatibile con i presupposti dello stato di diritto su cui si fonda l’appartenenza all’Unione.