Ungheria, l’opposizione si prepara a scegliere il candidato anti-Orbán

Il sindaco di Budapest Gergely Karacsony, uno dei candidati a concorrere contro Viktor Orban alle prossime elezioni. [EPA-EFE/Zoltan Balogh HUNGARY OUT]

Il sindaco di Budapest Gergely Karácsony, appartenente allo schieramento dei Verdi e uno dei possibili candidati dell’opposizione, ha tenuto una conferenza sulla democrazia sostenibile in collaborazione con un’università liberale e un think tank dissidente.

“Sentiamo che la democrazia si trova minacciata e il fatto che ci troviamo qui significa che pensiamo di poter fare qualcosa a proposito”, ha detto Karácsony nel discorso inaugurale del suo forum sulla democrazia sostenibile organizzato dall’Università dell’Europa centrale (Ceu), esiliata dal Paese nel 2017 con una controversa legge poi giudicata contraria alle regole dell’Ue.

Per la prima volta in dieci anni, Karácsony potrebbe avere ragione. I sei principali partiti di opposizione ungheresi – i socialisti di Mszp, il centrosinistra Dk, i verdi di Lmp e Párbeszéd, i liberali di Momentum e l’ex estrema destra divenuta conservatrice Jobbik – si sono accordati per presentare un solo candidato in tutti i 106 distretti elettorali per sfidare il partito di Orbán.

Questa ‘coalizione arcobaleno’ presenterà anche un unico candidato al ruolo di primo ministro, un solo programma elettorale e una sola lista. Lo sfidante di Orbán sarà determinato nelle primarie a doppio turno. Cinque candidati, incluso lo stesso Gergely Karácsony, si sono messi in gioco.

Primarie prorogate dopo attacco hacker

Le primarie per decidere il candidato unico dell’opposizione ungherese sono state prorogate di due giorni, fino al 28 settembre, in seguito a un attacco informatico che ha paralizzato il sistema. Il voto è stato sospeso sabato 18 settembre appena due ore dopo l’apertura.

I leader dei partiti di opposizione hanno accusato il governo del premier Orbán: “Hanno paura che molte persone vogliano esprimere la propria opinione”, hanno detto. Fidesz, il partito del primo ministro, ha invece accusato gli avversari di “incompetenza” e il principale quotidiano filo-governativo Magyar Nemzet ha riportato di primarie caratterizzate da “assoluto dilettantismo ed enormi problemi organizzativi”.

Ungheria : fuori la CEU per fare posto alla cinese Fudan University

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Una nuova speranza?

Il sindaco di Budapest si è posizionato come una scelta integrativa, in grado di parlare tanto all’elettorato di opposizione quanto agli indecisi. A Bruxelles e nelle capitali liberali, in molti ripongono speranze in Karácsony, che potrebbe portare a un cambio di rotta nel governo ungherese alle elezioni di aprile 2022, dopo 12 anni di dominio incontrastato di Fidesz.

“Il sindaco di Budapest è visto come una speranza in tutta l’Ue, specialmente in Germania e Francia”, ha detto uno dei partecipanti al forum nella capitale ungherese, il ministro degli affari esteri lussemburghese Jean Asselborn. “È visto come la speranza di riportare l’Ungheria sulla strada dello stato di diritto e del rispetto delle minoranze”.

Tuttavia, mentre l’occidente vede il sindaco di Budapest come principale candidato alle primarie, in Ungheria le cose sono meno chiare. I suoi avversari principali sono la federalista europea ed eurodeputata Klára Dobrev, moglie dell’ex primo ministro Ferenc Gyurcsány, e il capo dei conservatori di Jobbik Péter Jakab, entrambi visti come più divisivi e controversi.

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Il Partito socialista ungherese (MSZP), Demokratikus Koalíció, i …

Orbán: l’Ungheria deve restare nel mercato unico Ue

Nel frattempo, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha ribadito la necessità per Budapest di rimanere parte dell’Unione europea per assicurarsi l’accesso al mercato unico. Ha negato che la ragione principale sia invece quella di continuare a beneficiare dei fondi Ue, che al momento sono congelati per la questione dello stato di diritto.

Ha anche aggiunto che l’Ungheria si trova su un terreno solido in termini finanziari, ricordando che l’agenzia per il debito pubblico aveva raccolto 4,4 miliardi di euro sui mercati globali, molto più delle aspettative, per coprire il probabile ritardo dell’erogazione dei fondi europei.

“Se guardiamo all’intero anno, riceviamo più soldi da Bruxelles di quelli che paghiamo. Ma togliendo quelli che le compagnie occidentali riprendono dal Paese ogni anno, il bilancio è negativo”, ha detto Orbán alla radio pubblica. “L’Ue è importante per noi perché ci fornisce un mercato. Dobbiamo restare al suo interno, ecco perché dico che nonostante tutti i problemi noi saremo tra gli ultimi a lasciare se si dovesse sciogliere”.