Ungheria, dichiarazioni shock di un funzionario: “Soros come Hitler”. Indignazione nella comunità ebraica

George Soros. EPA/OLIVIER HOSLET / POOL

Il funzionario del Ministero ungherese della cultura Szilárd Demeter, direttore generale del Museo letterario Petőfi, sulle colonne dell’Origón ha scritto frasi come “La camera a gas di György Soros in Europa”, “György Soros è un Führer liberale”, “noi siamo i nuovi ebrei”. L’indignazione si è presto diffusa anche a livello internazionale per il paragone shock con il nazismo rispetto allo scontro recente tra Ungheria e Polonia e UE sullo stato di diritto.

È troppo anche per il governo di Viktor Orbán quanto è apparso sul sito filogovernativo Origo.hu. La disputa tra Ungheria e Polonia e l’UE sullo stato di diritto è stata paragonata da Szilárd Demeter, direttore generale del Museo letterario Petőfi di Budapest, nientemeno che all’olocausto degli ebrei perpetrato dai nazisti.
Tutti gli elementi di una memoria dolorosa, dall’occupazione nazista fino alle camere a gas, sono utilizzati nell’articolo per riscrivere la storia presente, attraverso l’artificio di una ritorsione semantica che ha il doppio effetto di offendere il passato, e la sua portata di tragedia, e di immiserire la situazione presente.

George Soros sarebbe un nuovo Hitler nella versione liberale, i polacchi e gli ungheresi sarebbero i nuovi ebrei e le condizioni per richiedere il rispetto dello stato di diritto le moderne camere a gas. L’articolo in questione è stato rimosso dal giornale ma possiamo analizzare nel dettaglio da dove nasce, a partire da un editoriale a quattro mani scritto da Szilárd Demeter e Megadja Gábor, editoriale nel quale i due autori non si fanno scrupoli a strumentalizzare una delle pagine più oscure della storia, a partire dal titolo: “Risposta a un Übermensch”. Übermensch, oltreuomo, è una categoria resa celebre dal filosofo Friedrich Nietzsche, ma in questo caso è da mettersi in relazione con il suo opposto, la parola tedesca Untermensch, utilizzata dai nazisti per indicare le razze inferiori, tra cui naturalmente figuravano gli ebrei. L’occasione per questo editoriale viene infatti dall’esigenza di rispondere pubblicamente ad una mail privata in merito alla situazione della democrazia ungherese, dello Stato di diritto e della libertà di stampa, ricevuta da un tedesco, un nuovo Übermensch che vorrebbe colonizzare l’Ungheria: “ci scusiamo per non aver risposto in tedesco ma in inglese, ma siamo riluttanti a parlare la lingua degli occupanti”, leggiamo fin dalle prime righe.

L’odio antitedesco è il punto di partenza di tutto il discorso. L’articolo riporta il testo della mail arrivata da un cittadino “tedesco europeo”, che viene contestata punto per punto. “Siamo assolutamente d’accordo sul fatto che i responsabili delle due guerre mondiali debbano essere trovati tra i tedeschi. Ecco perché siamo scettici e preoccupati per ogni sorta di idea tedesca per salvare il mondo”. Sia il marxismo sia il nazionalsocialismo sono stati “esportati” in Ungheria dalla Germania, ma in entrambi i casi le dottrine erano solo un mezzo per giustificare la sottomissione proprio alla Germania, “quindi, siamo forse comprensibilmente sospettosi rispetto all’idea della superiorità morale della dottrina liberale”.

Il cittadino tedesco ha scritto qualcosa che nelle ultime settimane hanno pensato in molti in Europa: “L’Ungheria è entrata nell’UE di sua spontanea volontà e ne ha firmato i trattati di base, che stabiliscono le condizioni dello Stato di diritto, tribunali indipendenti, la libera stampa, ecc., e può andarsene in qualsiasi momento. Se Orbán vuole continuare a costruire la democrazia illiberale, può farlo senza ulteriori indugi nel suo paese, ma non nell’UE. Dovrebbe essere così gentile da uscirne”.
La risposta degli ungheresi a queste parole è durissima: “Questa non è l’Unione europea a cui abbiamo aderito. Il nostro problema oggi è che vediamo esattamente la stessa volontà di costruire un impero come quello che si è cercato di costruire sul nostro continente il secolo scorso, solo in salsa diversa. Oggi non parliamo di superiorità razziale o rivoluzione del proletariato, ma di superiorità morale. Suona meglio, ma suona familiare, ammettiamolo. Proprio come il progetto del Terzo Reich all’epoca era chiamato “Europa”, così anche questo progetto di superiorità morale si chiama nello stesso modo”. Se il cittadino tedesco che difende l’idea della libertà è definito un Übermensch, ora l’Unione Europea è paragonata direttamente al Terzo Reich e la teoria liberale all’ideologia nazista: “Non vogliamo il totalitarismo nazista, comunista o liberale”.

In un articolo successivo, ora rimosso, Szilárd Demeter aveva poi paragonato la situazione attuale degli ungheresi e polacchi a quella degli ebrei uccisi nella seconda guerra mondiale: “L’Europa è in realtà la camera a gas di George Soros” e Soros stesso è definito “il Führer liberale; addirittura si leggeva che “il suo esercito liberale deifica il proprio Hitler in un modo più servile” di quanto abbiano fatto i nazisti. Parole durissime, inaccettabili, che nascono dal fatto che i leader dei 25 paesi dell’UE e il Parlamento europeo subordinano l’erogazione del denaro dell’UE del Recovery Plan al rispetto dello Stato di diritto.  Soros in effetti era intervenuto sul tema dicendo che Bruxelles “non può permettersi di scendere a compromessi sullo stato di diritto. La sua risposta alla sfida di Orban e Kaczynski  sarà decisiva per la sua sopravvivenza come società aperta fedele ai valori su cui è fondata”. Era stato però lo stesso premier ungherese a chiamarlo in causa, sostenendo che i leader dell’UE fossero manipolati e asserviti proprio da Soros, come riportano vari siti nazionalisti anche italiani.

Questo secondo articolo ha suscitato l’indignazione della comunità ebraica ungherese, compresa la Congregazione ebraica ungherese unificata, che lo ha definito l’articolo “imperdonabile”.
A proposito, il miliardario filantropo George Soros è scampato all’Olocausto all’età di 14 anni nascondendosi sull’isola Lupa.