Ucraina, scontro tra il presidente Zelensky e la Corte costituzionale

Volodymyr Zelensky. EPA-EFE/SERGEY DOLZHENKO

Tensioni istituzionali in Ucraina dopo una contestata pronuncia della Corte costituzionale che ha cancellato alcune norme anti-corruzione. Il presidente Zelensky chiede al Parlamento di sciogliere la Corte.

L’antefatto

La Corte costituzionale del Paese ha abolito alcune leggi anticorruzione giudicate troppo severe. Una decisione che ha fatto scalpore e che è stata presa dopo che il tribunale era stato dimensionato da circa 50 deputati filo-russi. Il sistema giudiziario ucraino è considerato generalmente corrotto e diversi giudici della Corte costituzionale sono essi stessi sotto indagine penale.
L’annuncio ha provocato una forte protesta in tutta l’Ucraina e Volodymyr Zelensky, attore e comico che dal 20 maggio 2019 è presidente dell’Ucraina, ha definito la decisione “inaccettabile” e “una minaccia per la sicurezza nazionale”.

Zelensky ha anche chiesto che venisse preparato un nuovo progetto di legge anticorruzione e che si indagasse sulle circostanze che hanno portato alla sentenza, dopo una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza.
La richiesta più importante però è stata quella che ha rivolto al Parlamento: votare per sciogliere la Corte costituzionale e ripristinare le leggi anticorruzione che sono state abrogate la scorsa settimana, ma l’esito della votazione è incerto.

A rischio i prestiti del Fondo monetario internazionale e l’accordo di esenzione dall’obbligo del visto con l’Ue

Il presidente ucraino ha dunque avvertito che i prestiti di aiuti esteri e l’accordo di esenzione dall’obbligo del visto con l’Unione europea sono a rischio se il parlamento non ripristinerà le riforme anticorruzione, dicendo che il paese potrebbe scivolare in una situazione di “caos sanguinoso”. Zelenskiy ha detto al canale di notizie dell’ICTV che il Fondo Monetario Internazionale avrebbe minacciato di ritirare il proprio sostegno dopo il verdetto della corte.
Il percorso accidentato delle riforme in Ucraina ha già impedito un accordo da 5 miliardi di dollari con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per sostenere l’economia, colpita come molte altre dalla pandemia da coronavirus.

Il problema è però che il governo è a sua volta sotto esame per aver approvato una risoluzione che gli conferisce un maggiore controllo sull’approvvigionamento di medicinali e attrezzature, nonostante le rassicurazioni sul fatto che questo possa essere un veicolo di corruzione.
I partiti dell’opposizione dicono che voteranno contro la proposta di Zelenskiy, che l’ex primo ministro Yulia Tymoshenko ha definito come un “colpo di stato” progettato per concentrare più potere.
La proposta è sicuramente divisiva e non è ancora chiaro quanti parlamentari del Partito del Popolo di Zelenskiy sarebbero favorevoli ad appoggiarne il disegno di legge. La parlamentare Halyna Yanchenko ha detto che la fazione di Zelenskiy sosterrà la legge “se non troveremo altre soluzioni meno dolorose”, ha riferito Interfax Ukraine.
Secondo alcuni, in caso estremo il Presidente potrebbe addirittura optare per lo scioglimento del Parlamento.

Nel mezzo le elezioni amministrative

Nel frattempo, lo scorso 25 ottobre, in tutta l’Ucraina – ad eccezione dei territori occupati delle repubbliche di Donetsk e Luhansk e della penisola di Crimea – si sono svolte le elezioni amministrative per rinnovare sindaci e consiglieri comunali e regionali. Il secondo turno è calendarizzato  per metà novembre per l’elezione dei sindaci in alcune grandi città, tra cui Kiev, Leopoli, Odessa e Dnipro.

Proprio queste elezioni erano considerate anche il banco di prova per l’attuale partito di governo, Servo del Popolo, di Zelenskiy poiché dopo il trionfo alle elezioni presidenziali del 2019 l’indice di gradimento del Presidente è sceso radicalmente e fino ad oggi il suo partito non è riuscito a radicarsi sul territorio. L’esito elettorale per ora ha infatti confermato questa tendenza.