Svezia, il Parlamento ha sfiduciato il governo di Stefan Lofven

Il primo ministro svedese Stefan Lofven dopo il voto di fiducia del Parlamento di Stoccolma. [EPA-EFE/ANDERS WIKLUND SWEDEN OUT]

Il primo ministro socialista svedese Stefan Lofven, alla guida di un governo di minoranza in coalizione con i Verdi, è stato sfiduciato lunedì dal Parlamento, e ora ha una settimana di tempo per decidere se indire elezioni anticipate o dimettersi per affidare al presidente dell’assemblea il compito di trovare l’accordo per la formazione di un nuovo governo.

Lofven è stato sconfitto, dopo quasi sette anni al potere, su un piano per allentare i controlli sui prezzi degli affitti per gli appartamenti di nuova costruzione. Se decidesse di andare alle elezioni anticipate, sarebbero le prime in Svezia dal 1958.

Con il Parlamento in stallo e i sondaggi che danno pressoché alla pari il centrodestra e il centrosinistra, la crisi politica potrebbe non risolversi rapidamente. Gli osservatori non si aspettano tuttavia che l’incertezza politica peserà sull’economia svedese, viste le rigide regole fiscali in base alle quali opera il paese.

“Il governo ha ora una settimana per decidere e terremo colloqui con i nostri partiti di cooperazione”, ha detto Lovfen in una conferenza stampa dopo il voto: “È ciò che è meglio per il Paese ad essere importante. Lavoreremo il più velocemente possibile”, ha aggiunto il premier.

La mozione di sfiducia era stata presentata dal partito nazionalista dei Democratici svedesi, dopo che nei giorni scorsi il Partito di sinistra, che appoggiava il governo dall’esterno, aveva ritirato la sua fiducia all’esecutivo perché contrario alla riforma della legge sugli affitti.

La riforma fa parte di una piattaforma concordata tra il governo e i partiti di centro e liberali, che lo sostengono anch’essi dall’esterno, e non faceva parte della piattaforma dei socialdemocratici di Lofven.

Per essere approvata, la mozione richiedeva il voto di almeno 175 deputati sui 349 del Parlamento di Stoccolma: a votare contro Lofven, che è diventato il primo premier svedese ad essere sfiduciato in questo modo, sono stati in 181.

In caso di sue dimissioni, non è ancora chiaro a chi potrebbe rivolgersi il presidente dell’Assemblea, l’esponente del Partito moderato Andreas Norlén, per tentare di formare un nuovo governo. I sondaggi, tuttavia, dicono che anche un’elezione anticipata potrebbe portare a una nuova situazione di stallo.

Lofven aveva ottenuto un secondo mandato nel 2018 solo dopo mesi di negoziati, a seguito di un’elezione in cui i Democratici svedesi con le loro posizioni anti-immigrazione avevano guadagnato molti consensi, ridisegnando la mappa politica del paese.

Da allora, il premier ha guidato un fragile governo di minoranza composto da socialdemocratici e verdi, sostenuto dagli ex rivali politici del partito di centro e dei liberali, ma che necessitava del tacito consenso della sinistra.

Situazione di incertezza

“Non è il Partito di sinistra che ha rinunciato al governo socialdemocratico, è il governo socialdemocratico che ha rinunciato al partito di sinistra e al popolo svedese”, ha detto la leader del Partito di sinistra Nooshi Dadgostar, aggiungendo che anche se il suo partito ha votato contro Lofven, non aiuterà mai “un governo nazionalista di destra” a prendere il potere. Il Partito di sinistra, ha spiegato, vorrebbe vedere Lofven tornare come primo ministro “ma senza vivere di rendita”.

Il capo dei Democratici svedesi Jimmie Akesson, terza forza del Parlamento svedese, ha detto che potrebbe volerci del tempo per sbloccare la situazione: “Non escluderei elezioni anticipate”, ha aggiunto.

Il desiderio di elezioni in tempi rapidi potrebbe essere limitato in un momento in cui il paese sta combattendo gli effetti del COVID-19, anche perché il voto è previsto a settembre del prossimo anno. La Svezia è stata colpita da una grave terza ondata di virus, ma i nuovi casi e il numero di persone ricoverate in terapia intensiva stanno diminuendo rapidamente.

Lofven potrebbe essere ancora in grado di trovare una via d’uscita dalla crisi e formare un nuovo governo, se il Partito di Centro accetta di abbandonare la riforma degli affitti.

“Non sembra irragionevole risolvere” la situazione, ha detto Henric Oscarsson, politologo dell’Università di Göteborg, “ma questo dipende davvero dal Partito di Centro”.