Svetlana Tsikhanovskaya: in Bielorussia l’opposizione contro il dittatore è donna

Tre donne a un raduno della campagna elettorale tengono immagini di Sviatlana Tsikhanouskaya, Veronika Tsepkalo e Maria Kolesnikova. Wikipedia

L’attuale presidente, Aljaksandr Lukašėnka, che governa il paese dal 1994, è considerato l’ultimo dittatore d’Europa. Le prossime elezioni presidenziali sono previste per il 9 agosto e l’opposizione ha riempito le piazze.

La Bielorussia, è un piccolo Paese che confina con la Russia e con l’UE. Se ne sente parlare poco ma si tratta dell’ultima dittatura d’Europa, anche se persino le organizzazioni per i diritti umani spesso non vi dedicano troppopieni attenzione. L’unica organizzazione che in effetti da diversi anni cerca di portare l’attenzione internazionale, oltre che delle varie organizzazioni della società civile, sull’inesistenza dello stato di diritto e della democrazia in Bielorussia è la JEF Europe, che promuove simbolicamente la Belarus Action, con cui vengono imbavagliate statue in varie città, rendendole incapaci di esprimersi contro il regime oppressivo e autoritario. 

Le cose però stanno cambiando, complice la crisi economica e la pandemia del Coronavirus.

Per ventisei anni, nessuna delle elezioni che hanno permesso all’autocrate di rimanere al potere è stata riconosciuta dalle organizzazioni internazionali e quella che si terrà il 9 agosto  probabilmente non farà eccezione. Non si tratta di immaginare che le forze di opposizione possano davvero insidiare la riconferma di Lukashenko. La posta in gioco è altrove, nelle piazze, nella capacità dell’opposizione di alzare la voce e organizzarsi, sotto una guida tutta femminile.

Martedì 14 luglio la commissione elettorale aveva respinto la candidatura di Viktor Babaryko – l’avversario più popolare e minaccioso per Lukashenko – con il pretesto di “incoerenze” nella sua dichiarazione dei redditi e del “coinvolgimento di un’organizzazione straniera” nel finanziamento della sua campagna. Poco prima il blogger Sergei Tikhanovsky, anche lui candidato alle elezioni, era stato messo direttamente dietro le sbarre il 29 maggio con l’accusa di “disturbo dell’ordine pubblico”. Tikhanovsky, noto al grande pubblico attraverso un canale YouTube, in primavera aveva attraversato le città e le campagne dell’ex Unione Sovietica per raccogliere le lamentele di una popolazione stanca degli eccessi autoritari del capo dello Stato e della sua negligenza nell’affrontare l’epidemia di Covid-19.

Il copione dunque sembrava lo stesso degli ultimi 26 anni, con gli avversari ridotti al silenzio e imprigionati. Qualcosa di diverso, però, questa volta è successo: Svetlana Tsikhanovskaïa (Sviatlana Cichanoŭskaja), moglie del blogger, nonostante le minacce, alla fine, ha fatto convalidare la sua candidatura al posto del marito.

Domenica 26 luglio, al calar della notte, davanti a una folla di diverse migliaia di persone a Gomel, una piccola città della Bielorussia, Svetlana Tsikhanovskaïa, acclamata mentre le luci dei telefoni ondeggiano sulla melodia de L’Estaca, la canzone catalana che gli spagnoli cantavano per liberarsi da Franco e che i polacchi di Solidarnosc canticchiavano prima della caduta del regime comunista, ha confermato la sua corsa.

Accanto a lei altre due donne: Veronika Tsepkalo e Maria Kolesnikova. La prima è la moglie di Valery Tsepkalo, oppositore fuggito a Mosca per il rischio di rappresaglie, mentre la seconda era la responsabile della campagna elettorale di Viktor Babariko, eliminato appunta dalla corsa elettorale. Entrambe hanno deciso di sostenere Svetlana Tsikhanovskaïa e dare vita a quella che inizia ad essere chiamata la “rivoluzione delle donne”.