Stato di diritto, Ungheria e Polonia fanalino di coda dell’Ue. In Italia più corruzione con il Covid

Věra Jourová [Eu Commission/ Press Office]

Maglia nera per Budapest e Varsavia su indipendenza della magistratura e pluralismo dei media. La Polonia ha tempo fino al 16 agosto per rispettare le decisioni Corte Ue o ci saranno multe.

La Commissione europea ha pubblicato la seconda relazione sullo Stato di diritto nell’Ue, comprendente una comunicazione che esamina la situazione nell’UE nel suo complesso e specifici capitoli su ciascuno Stato membro. Come prevedibile emerge che Ungheria e Polonia continuano ad essere maglia nera per indipendenza della magistratura, libertà dei media e diritti Lgbtq. Ma anche la “pagella” dell’Italia presenta delle note negative per quel che riguarda il rischio corruzione.

In Italia più corruzione

Le conseguenze economiche legate al virus hanno accresciuto la possibilità “di crimini legati alla corruzione, volti a penetrare più in profondità l’economia in Italia”, evidenzia l’esecutivo Ue nella sua valutazione. Nonostante siano state introdotte iniziative di contrasto al fenomeno, e la collaborazione tra istituzioni funzioni bene, gli sforzi sono “ostacolati dai tempi eccessivi dei processi penali”, soprattutto in appello, sottolinea la relazione.

La relazione sottolinea inoltre la forte resilienza dei sistemi nazionali durante la pandemia di COVID-19. Quest’ultima ha anche dimostrato quanto sia importante essere in grado di mantenere un sistema di bilanciamento dei poteri che preservi lo Stato di diritto.

Il “sistema giudiziario italiano continua ad essere oggetto di una serie di riforme volte a migliorarne la qualità e l’efficienza, comprese le proposte di legge per lo snellimento delle procedure civili e penali, ancora in discussione al Parlamento”, ricorda il documento. “Queste misure – viene evidenziato – sono particolarmente importanti per affrontare le gravi sfide legate all’efficienza del sistema giudiziario, compresi gli arretrati e la durata dei procedimenti”.

In merito al disegno di legge relativo al Csm e ad altri aspetti del sistema giudiziario si sottolinea l’importanza che queste “riforme tengano conto delle raccomandazioni del Consiglio d’Europa”. Nella valutazione di Bruxelles viene confermata anche la percezione di una scarsa indipendenza della giustizia dalla politica.

Il primato del diritto Ue

L’esecutivo ha insistito sul primato del diritto europeo sulle leggi nazionali, perché: “l’Ue “è una comunità basata sulla legge che deve avere la stessa applicazione nei 27 Paesi”. Chi non rispetta questo principio rischia di andare incontro a sanzioni.

“Dalla seconda edizione emerge la capacità degli Stati membri di compiere progressi per affrontare le questioni relative allo Stato di diritto. Tali progressi sono però stati disomogenei e in diversi Stati membri esistono gravi motivi di preoccupazione, in particolare per quanto riguarda l’indipendenza della magistratura. Inoltre, negli ultimi mesi sono stati assassinati due giornalisti, e questo è intollerabile. La relazione sollecita un’azione risoluta per migliorare la libertà e il pluralismo dei media”, ha dichiarato Vera Jourová, vicepresidente per i Valori e la trasparenza.

“Quest’anno abbiamo ulteriormente approfondito la nostra valutazione, che ha beneficiato di un’attività di comunicazione ancora più ampia dell’anno scorso. La relazione può aiutarci ad avere un dialogo genuino a livello di Unione, fianco a fianco, in uno spirito di onestà e apertura. La relazione 2021, che si fonda su quella dell’anno scorso, promuoverà questo processo”, ha sottolineato il commissario per la Giustizia, Didier Reynders.

Polonia e Ungheria

Nella pagella per Varsavia l’esecutivo Ue sottolinea che “le riforme del sistema giudiziario polacco, compresi i nuovi sviluppi, continuano ad essere fonte di serie preoccupazioni”. “Le riforme attuate dal 2015 hanno aumentato l’influenza dei poteri esecutivo e legislativo sul sistema giudiziario a scapito dell’indipendenza giudiziaria ed ha portato la Commissione ad avviare la procedura di cui all’articolo 7, ancora in corso”, si legge nella valutazione.

“Oggi ho firmato la lettera alle autorità polacche per dire loro che se non rispetteranno ed applicheranno le” due “decisioni della Corte di giustizia europea” sulla riforma della giustizia e sulle misure transitorie che riguardano la camera disciplinare della Corte suprema, entro il 16 agosto, “ci rivolgeremo alla Corte Ue per chiedere sanzioni economiche” contro Varsavia, ha spiegato il commissario europeo alla Giustizia Ue, Didier Reynders, durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto sullo Stato di diritto.

Per quel che riguarda l’Ungheria oltre che sull’indipendenza della magistratura la valutazione della Commissione si sofferma anche sul problema del pluralismo dei media. “Il sistema giudiziario è stato oggetto di nuovi sviluppi che si aggiungono alle preoccupazioni esistenti, espresse anche nel contesto della procedura avviata dal Parlamento Europeo in base all’articolo 7 del Trattato Ue”, scrive Bruxelles. Il rapporto denuncia anche i “rischi di clientelismo, favoritismi e nepotismo nella pubblica amministrazione di alto livello nonché rischi derivanti dal legame tra imprese e attori politici”.

Dalla relazione emerge anche che il governo di Budapest cerca di esercitare “un’influenza politica indiretta sui media”. Secondo l’esecutivo Ue la chiusura della “radio indipendente Klubrádió” è una prova del fatto che il pluralismo dei media è a rischio.  Rimane  inoltre “la pressione sulle organizzazioni della società civile critiche nei confronti del governo”, mentre “trust privati di nuova costituzione ricevono significativi finanziamenti pubblici, gestiti da membri del consiglio vicini all’attuale governo”.