Stato di diritto, l’Ue avvia il meccanismo di condizionalità contro l’Ungheria

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che l'esecutivo Ue avvierà il meccanismo di condizionalità dello stato di diritto. [Shutterstock/Valery Evlakhov/EPA-EFE/RONALD WITTEK/OLIVIER HOSLET]

La Commissione europea ha annunciato martedì 5 aprile che avvierà il meccanismo di condizionalità che collega i fondi europei al rispetto dello stato di diritto, pochi giorni dopo la conferma alla guida del Paese del primo ministro Viktor Orbán.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è intervenuta di fronte al Parlamento Ue, confermando agli eurodeputati che il commissario europeo al Bilancio ha riferito al governo ungherese che attiverà il cosiddetto meccanismo di condizionalità.

Il meccanismo, se implementato, potrebbe significare la perdita dei fondi europei per i Paesi con problemi sistemici di stato di diritto. Il processo, tuttavia, impiegherà mesi per essere completato. La decisione è arrivata pochi giorni dopo la vittoria delle elezioni da parte del primo ministro Viktor Orbán.

“L’Ungheria ha risposto alle nostre domande” sul meccanismo di condizionalità per lo stato di diritto. “La nostra conclusione è che dobbiamo passare alla fase successiva . Il commissario Hahn oggi ha informato Budapest che ora invieremo la lettera di notifica formale per avviare il meccanismo di condizionalità. Questa procedura ha tempi prestabiliti e ben precisi”, ha detto von der Leyen.

Si tratta della prima volta che un tale meccanismo per sospendere i pagamenti diretti a uno Stato membro per violazioni dello stato di diritto. In precedenza, von der Leyen aveva spiegato in Parlamento che “in Polonia la questione è l’indipendenza della magistratura, una situazione ancora aperta, così come lo è quella relativa al Pnrr. Sull’Ungheria la tematica è la corruzione”.

Già a novembre 2021 l’esecutivo Ue aveva inviato una lettera a Budapest riguardo il meccanismo di condizionalità, vista da EURACTIV, con cui ha chiesto al governo ungherese di spiegare processi inefficaci e problemi negli appalti pubblici.

Nonostante la risposta ricevuta a gennaio dall’Ungheria, von der Leyen ha dichiarato a Strasburgo martedì che “abbiamo valutato attentamente i risultati di queste domande e la nostra conclusione è che dobbiamo procedere al prossimo passo”.

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Un processo lungo

Il processo che potrebbe causare all’Ungheria la perdita di miliardi di euro in fondi europei richiederà comunque diversi mesi. Dopo la ricezione della lettera ufficiale di avvio del meccanismo, Budapest avrà tra uno e tre mesi di tempo per fare osservazioni.

Una volta che questi commenti saranno ricevuti, l’esecutivo Ue deciderà “nel tempo indicativo di un mese” se si muoverà per chiedere agli altri paesi dell’Ue di dare il loro benestare per l’azione. Se la Commissione procederà, dovrà dare ancora un mese all’Ungheria per “presentare le sue osservazioni, in particolare sulla proporzionalità delle misure previste”.

Una volta che l’esecutivo dell’Ue riceverà la seconda serie di commenti sulle misure, avrà un altro mese per presentare la sua proposta agli altri paesi europei.

Gli stati membri avranno poi fino a tre mesi per adottare o modificare la proposta della Commissione con una maggioranza qualificata in Consiglio.

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“La Commissione dovrebbe accettare la posizione del popolo ungherese, non punire l’Ungheria, perché il 3 aprile la maggioranza non ha votato secondo la volontà di Bruxelles”, ha dichiarato la ministra alla giustizia Judit Varga in risposta all’attivazione del meccanismo di condizionalità.

“Ricordiamo alla Commissione che esistono delle condizioni per l’avvio della procedura”, che “deve essere votata dal collegio dei commissari e il governo ungherese deve riceverne una notifica formale”, ha proseguito Varga. “Tuttavia, a nostra conoscenza, nulla di tutto questo è accaduto finora. Il governo ungherese non è interessato alle dichiarazioni politiche ed è in attesa di una notifica formale con i dettagli esatti. Se ce ne sarà una, risponderemo”, ha concluso.