Stato di diritto, la Corte Ue condanna la Polonia a pagare un milione di euro al giorno di multa

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. [EPA-EFE/Piotr Nowak]

Si fa sempre più duro lo scontro tra l’Unione europea e la Polonia in materia di Stato di diritto.

Mercoledì 27 ottobre la Corte di giustizia dell’Ue ha condannato la Polonia a pagare alla Commissione europea una sanzione giornaliera da un milione di euro per non aver sospeso l’applicazione delle disposizioni nazionali relative alle competenze della camera disciplinare della Corte Suprema, un organo che secondo l’Ue limita gravemente l’indipendenza dei magistrati, influenzandone l’operato.

Il rispetto delle misure provvisorie ordinate il 14 luglio 2021 dalla Corte Ue, spiega il tribunale Ue in una nota, “è necessario al fine di evitare un pregiudizio grave e irreparabile all’ordine giuridico dell’Unione europea nonché ai valori sui quali l’Unione è fondata, in particolare quello dello Stato di diritto”.

La Commissione europea aveva contestato fin dall’inizio la norma polacca che modifica la legge relativa all’organizzazione dei tribunali ordinari e istituisce la Sezione disciplinare della Corte suprema, un organismo di nomina governativa che mina l’indipendenza della magistratura. Ritenendo che questa legge violasse il diritto dell’Ue, la Commissione aveva fatto ricorso per inadempimento davanti alla Corte di giustizia dell’Unione il primo aprile 2021.

In attesa della sentenza della Corte che chiude il procedimento, la Commissione aveva chiesto ai giudici di Lussemburgo di  condannare la Polonia ad adottare una serie di provvedimenti provvisori. Con ordinanza del 14 luglio 2021, l’allora vicepresidente del Tribunale aveva accolto le richieste dell’esecutivo Ue in attesa della sentenza definitiva. Ritenendo che la Polonia non avesse ottemperato agli obblighi derivanti da tale ordinanza, a settembre la Commissione aveva presentato un nuovo ricorso in cui chiedeva che il Paese fosse condannato al pagamento di una penalità giornaliera di importo tale da incoraggiare Varsavia ad attuare quanto prima le misure imposte dall’ordinanza cautelare.

Lo scontro tra Bruxelles e Varsavia si è acuito sempre più dopo che la Corte costituzionale polacca, in una recente sentenza, ha messo in discussione il primato del diritto europeo su quello nazionale. Il premier polacco Mateusz Morawiecki, nel suo intervento davanti al Parlamento europeo, aveva difeso l’azione del governo e della Corte polacca, dicendo: “La Polonia non si lascerà intimidire, vogliamo un dialogo chiaro. C’è spazio per il dialogo tra noi, ma non consentiremo mai che ci siano diktat nei confronti degli Stati membri”. Allo stesso tempo però aveva assicurato che la sezione disciplinare sarebbe stata abolita, ma il governo non ha ancora mantenuto questo impegno. Ora dovrà farlo, se non vuole pagare a caro prezzo la scelta di andare contro il diritto dell’Unione.