Stato di diritto, gli eurodeputati vogliono citare in giudizio la Commissione per non aver applicato il regolamento

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Il gruppo Renew Europe intende raggiungere una maggioranza sufficiente al Parlamento europeo nella plenaria della prossima settimana per citare in giudizio la Commissione europea per non aver applicato il regolamento che lega l’erogazione dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto.

Renew Europe ha rilasciato un comunicato in cui dichiara di “averne abbastanza” delle tattiche attendiste che mirano a ritardare le azioni. Il gruppo liberale intende portare una risoluzione da votare durante la plenaria della prossima settimana, che porti a un’azione legale sulle basi dell’articolo 265 dei Trattati, per la “mancanza di azione” da parte della Commissione.

Gli eurodeputati avevano dato tempo all’esecutivo Ue fino al 1° giugno per formulare le linee guida che avrebbero attivato il meccanismo di sanzioni sulla condizionalità allo stato di diritto.

Il gruppo di Renew Europe potrebbe trovare alleati tra i Verdi. “La scadenza è stata superata e la Commissione rifiuta ancora di portare avanti il caso”, ha detto l’eurodeputato dei Verdi Daniel Freund a EURACTIV. “Per definizione, questa è ‘mancanza di azione’. Per il Parlamento europeo, portare questo caso davanti alla Corte di giustizia europea è la conclusione più logica”, ha aggiunto.

Il meccanismo della condizionalità, in vigore dal 1° gennaio, è stato un ostacolo significativo nelle negoziazioni sullo storico bilancio da 1,8 miliardi di euro dell’anno scorso. Il compromesso trovato dai leader europei, grazie al quale Polonia e Ungheria hanno accettato di sbloccare bilancio e piano di ripresa, includeva una disposizione secondo cui la Corte di giustizia europea avrebbe dovuto determinare se il meccanismo costituiva una violazione dei Trattati.

Polonia e Ungheria hanno presentato le loro argomentazioni a marzo, ma non è ancora chiaro quando ci si potrà attendere una sentenza. Il compromesso di dicembre prevedeva anche la promessa da parte della Commissione di non attivare procedure contro nessun Paese senza aver prima rilasciato delle linee guida sul funzionamento del meccanismo.

La Commissione aveva inizialmente dichiarato che avrebbe aspettato l’esito della sentenza della Corte, ma questa settimana la commissaria alla trasparenza Věra Jourová ha in parte ritrattato, suggerendo che le istituzioni potrebbero attivare il meccanismo più avanti quest’anno se la sentenza della Corte impiegasse troppo tempo ad arrivare.

Stato di diritto, il Parlamento Ue chiede l’applicazione della condizionalità entro il 1° giugno

Il Parlamento europeo ha esortato la Commissione a prendere sul serio la condizionalità sullo stato di diritto per il bilancio europeo, velocizzandone l’approvazione anziché aspettare il parere della Corte di giustizia europea.

In una bozza di risoluzione firmata da un’ampia …

Respinto il ricorso ungherese contro il Parlamento Ue

Giovedì 3 giugno la Corte di giustizia dell’Ue ha respinto un ricorso presentato dall’Ungheria contro il Parlamento europeo, volta a ottenere l’annullamento di una risoluzione che constatava l’evidente rischio di violazione dei valori su cui si fonda l’Unione europea.

Il provvedimento, adottato nel settembre 2018 su proposta del Consiglio dell’Unione europea,  secondo i trattati doveva essere approvata con la maggioranza dei due terzi dei componenti del Parlamento. Applicando il regolamento interno dell’Eurocamera, per l’approvazione del testo sono stati contati solo i voti favorevoli o contrari, ignorando le astensioni.

L’Ungheria ha presentato ricorso, ritenendo che le astensioni dovessero essere contate e, perciò, la risoluzione dovesse essere annullata. Tuttavia, la Corte di giustizia dell’Ue ha respinto la richiesta di Budapest, confermando la correttezza delle operazioni del Parlamento europeo.