Stato di diritto, 200 giuristi europei chiedono alla Commissione Ue di affrontare la situazione in Polonia

Manifestanti davanti alla Corte suprema polacca, con uno striscione che recita 'coraggio'. [EPA-EFE/WOJCIECH OLKUSNIK]

In una lettera, oltre 200 tra rappresentati della società civile polacca e studiosi specializzati in diritto europeo e diritti umani chiedono alla Commissione europea di prendere sul serio la deriva autoritaria del Paese e la soppressione dello stato di diritto, operata attraverso minacce e restrizioni nei confronti dei giudici polacchi.

In Polonia, i giudici che cercano di applicare le regole del diritto europeo rischiano di essere accusati di aver commesso crimini e di subire misure restrittive. Un gruppo di oltre 200 studiosi e rappresentanti della società civile ha scritto una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e ai commissari Vera Jourová e Didier Reynders, chiedendo di deferire immediatamente la Polonia alla Corte di giustizia europea per il funzionamento della sua Camera disciplinare.

Nonostante la Commissione abbia inviato un parere motivato alla Polonia riguardo l’applicazione della sua cosiddetta ‘legge museruola’ sulla magistratura, chiedendo che venisse sospesa entro febbraio 2021, Varsavia ha continuato a ignorare le decisioni della Corte di giustizia e non rispettare lo stato di diritto, si legge nella lettera.

“Allo stesso tempo, le autorità polacche hanno significativamente e deliberatamente aumentato le loro attività volte a produrre effetti legali irreversibili e organizzare una violazione permanente della richiesta europea di una magistratura indipendente”, scrivono ancora i firmatari.

Nella lettera si ricorda come la Camera disciplinare polacca, sebbene sospesa dalla Corte di giustizia europea e non riconosciuta come una corte né dalla legge europea né da quella nazionale, stia continuando a sospendere giudici polacchi per la loro attività, autorizzandone la prosecuzione per accuse penali.

Inoltre, il parlamento polacco sta pensando di operare ulteriori emendamenti alla legge sulla Corte suprema, tra cui uno secondo cui il presidente polacco potrà nominare arbitrariamente presidenti ad interim delle camere della corte, senza la necessità di svolgere elezioni.

Tutte le circostanze descritte nella lettera si riferiscono direttamente alle procedure di infrazione operate dalla Commissione contro la Polonia. Il Paese continua a contravvenire alle leggi europee, rischiando di creare effetti legali irreversibili.

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La decisione della Camera disciplinare contro il giudice Igor Tuleya potrebbe essere il primo caso in Europa in cui  un giudice viene perseguito per una sua sentenza. L’idea di essere sottoposti a processo o accusati nel caso applichino le leggi europee potrebbe scoraggiare i giudici polacchi dal farlo, creando un circolo vizioso.

Nella lettera si chiede perciò alla Commissione di adottare una serie di misure temporanee, tra cui sospendere l’applicazione degli articoli incriminati della legge polacca e interrompere le procedure legali e disciplinari contro i giudici, verificandone la ricezione da parte delle autorità polacche.

Gli studiosi concludono scrivendo che l’indipendenza dell’intero sistema giudiziario polacco è a rischio in questo momento e che altre dichiarazioni e dialoghi non risolveranno il problema. Servono azioni concrete per contrastare questa distruzione dello stato di diritto, che è uno dei fondamenti dell’Unione europea, si legge nella lettera.