Spagna: in Galizia e nei Paesi Baschi vincono i regionalismi

epa08542716 Basque Country's President Inigo Urkullu (2-R) and Basque Nacionalist Party (PNV) President Andoni Ortuzar (2-L) celebrate after winning Basque elections at their party headquarters in Bilbao, Spain, 12 July 2020. EPA-EFE/LUIS TEJIDO

Tra mascherine e misure di sicurezza, i galiziani e i baschi sono andati alle urne per le elezioni regionali. In entrambi i casi a prevalere è stata la continuità. In Galizia si è infatti imposto, per il quarto mandato consecutivo, il popolare Alberto Núñez Feijóo, mentre nei Paesi Baschi a vincere le elezioni è ancora una volta il nazionalista basco Íñigo Urkullu.

Con l’ultima tornata elettorale la Galizia si conferma come una delle principali roccaforti del Partito Popolare (PP). Questo infatti ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, migliorando il risultato delle scorse elezioni.

Il successo elettorale è tuttavia incentrato molto più sulla forza politica di Alberto Núñez Feijóo che sulla capacità attrattiva del Partito Popolare. A prevalere infatti, sia in Galizia che nei Paesi Baschi è stata una prospettiva regionalista e molto incentrata sul personalismo di Feijóo.

Nei Paesi Baschi a vincere è stato, ancora una volta, il Partito nazionalista basco (PNV), che governerà la regione, ancora una volta, insieme al Partito socialista, che sostiene anche a livello nazionale nell’alleanza di governo.

Ben diverso dai nazionalismi nostrani, il PNV, infatti, storico rappresentante di posizioni moderate e cristiano democratiche, si è forgiato durante la lotta al franchismo ed è fortemente europeista.

Posizioni più radicali sono invece rappresentate da Bildu (EHB), partito indipendentista basco di estrema sinistra, che ha conseguito un buon risultato elettorale, affermandosi come secondo partito basco, alle spalle del PNV.

Risultato simile, in Galizia, è ottenuto dal Blocco nazionalista galiziano (BNG), altra forza autonomista di sinistra, che, in virtù del successo elettorale, si pone alla testa dell’opposizione.

Sono invece andate molto male le forze di sinistra più “nazionali”, come Podemos che ha sostenuto una considerevole sconfitta, vedendosi esclusa dal parlamento galiziano e con i seggi baschi quasi dimezzati.

Male anche i liberali di Ciudadanos, il cui asse con i popolari, nei Paesi Baschi, non ha per nulla convinto gli elettori. I socialisti di Pedro Sanchez riescono invece a mantenere stabile la propria piattaforma di consenso in entrambe le regioni, senza però approfittare del crollo di Podemos.

Le elezioni in Galizia e nei Paesi Baschi non creeranno insomma grossi scossoni politici, ma sicuramente aprono a riflessioni che vanno ben al di là dei confini spagnoli.

La peculiarità spagnola ci mette infatti davanti a un Paese in cui il nazionalismo ha significati e sfumature radicalmente diverse rispetto a quelle a cui siamo abituati. Esso si definisce sulla base di una forte coscienza regionale e in opposizione al governo spagnolo, non alle istituzioni europee che, anzi, da alcune delle forze “nazionaliste” che animano le regioni spagnole, sono viste come un riferimento politico costante fin da quando questi nazionalisti si opponevano alla dittatura franchista.