Slovenia, il tema dello Stato di diritto rischia di infiammare il semestre di presidenza dell’Ue

Il Prime Ministro Janez Janša e la residente della Commissione europea Ursula von der Leyen alla cerimonia d'avvio del semestre sloveno di presidenza dell'UE, il 1° luglio 2021. [EPA-EFE/TOMI LOMBAR]

Giovedì 1° luglio, nel giorno in cui la Slovenia ha inaugurato il suo semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, ospitando la Commissione UE al completo (che ne ha approfittato per formalizzare il via libera al piano di ripresa del paese), Amnesty International ha inviato al governo sloveno un elenco di richieste sui temi dei diritti umani e del rispetto dello stato di diritto nell’Unione, da affrontare nel corso dei prossimi mesi. Una missione che appare alquanto difficile, visto l’atteggiamento in materia del premier sloveno Janez Janša emerso anche durante la cerimonia che si è svolta al castello di Brdo, vicino Kranj.

Nel suo appello, Amnesty  ha chiesto alla presidenza slovena di agire su cinque fronti:

  • garantire progressi nella protezione e promozione dei diritti umani e dello stato di diritto nell’UE, in particolare per i procedimenti in corso a norma dell’articolo 7, e lavorare per l’adesione dell’UE alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, alla Convenzione di Istanbul, e allo sviluppo della normativa UE contro le azioni strategiche contro la partecipazione pubblica (SLAPP);
  • mettere i diritti umani al centro della politica estera dell’UE, soprattutto nelle relazioni con i paesi terzi;
  • portare avanti i negoziati sul nuovo patto dell’UE su asilo e migrazione, garantendo un accesso effettivo all’asilo e meccanismi di solidarietà e di sbarco funzionanti, e creando un meccanismo indipendente per stabilire eventuali violazioni dei diritti umani alle frontiere dell’UE;
  • mettere i diritti umani al centro anche dei negoziati sul pacchetto di regole sui servizi digitali, in direzione di una maggiore trasparenza delle pratiche delle piattaforme online e di una regolamentazione dei modelli di business;
  • garantire l’accesso al risarcimento per le vittime di violazioni dei diritti umani e per le vittime di danni ambientali.

In risposta, Janša ha affermato che i diritti umani sono una questione importante, ma non ha risparmiato una frecciata all’ong: “Consiglierei ad Amnesty International”, ha detto il premier sloveno, “di concentrarsi sulla Bielorussia, dove ci sono centinaia di prigionieri politici che muoiono nelle carceri e dove, a differenza dell’UE, Amnesty non fa ciò per cui è stata creata”.

Janša, grande ammiratore di Donald Trump e amico e sodale di lunga data del premier ungherese Viktor Orbàn (che giusto il 30 giugno ha vietato le donazioni anonime alle ong), non è nuovo alle espressioni di insofferenza e a veri e propri attacchi alle organizzazioni della società civile e ai media contrari alle sue scelte politiche, diventati sempre più aggressivi da quando è ritornato per la terza volta al potere a marzo 2020.

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In questo anno e mezzo, non si sono contati i suoi attacchi, soprattutto via Twitter, alla stampa – tra cui la pubblicazione, sul sito del governo, di un documento dal titolo evocativo: ‘Guerra ai media’ – e alle istituzioni che hanno espresso critiche sul suo operato, come il Parlamento europeo o il Consiglio d’Europa.

Nonostante le polemiche suscitate anche dalla gestione della pandemia, Janša è riuscito comunque a sopravvivere a ben due voti di sfiducia, ma l’opposizione in Parlamento ha rifiutato qualsiasi tregua durante il semestre di presidenza dell’UE.

Il sostegno all’Ungheria

Il premier sloveno non si è smentito neanche nella conferenza stampa congiunta con la presidente della Commissione, arrivata il 1° luglio per dare l’ok definitivo al piano di ripresa della Slovenia da 2,5 miliardi di euro (approvato con dieci valutazioni ‘A’ e una ‘B’) e per celebrare l’avvio del semestre di presidenza UE del paese: una sessione che è stata dominata dalle domande sullo stato di diritto, la libertà di stampa e il rispetto dei valori europei.

Riguardo il suo sostegno a Orbán durante la riunione dei leader dell’UE della scorsa settimana, quando l’Ungheria è stata attaccata per la legge che vieta “la rappresentazione o la promozione” dell’identità LGBTQI+ ai minori, Janša ha affermato che le notizie riportate “manca[va]no [di] dettagli”, e che la discussione era ruotata attorno a dove nello “spettro” delle posizioni “troviamo il diritto dei genitori di educare i propri figli”.

In apparente contraddizione con il primo ministro sloveno, von der Leyen ha affermato che il diritto dei genitori a educare i propri figli non è stato contestato, piuttosto il centro del disaccordo era se la legge ungherese discriminasse le minoranze. In ogni caso, Janša ha sottolineato che sono i tribunali a dover decidere sulle questioni relative allo stato di diritto, e ha affermato che la Slovenia “può essere un onesto mediatore” sui valori europei:  “Se pensa che un’UE composta da 27 Stati membri diventerà in un paio d’anni un crogiolo in cui tutti la pensiamo allo stesso modo… farebbe meglio a ricredersi”, ha aggiunto rivolto a un giornalista.

Preoccupazioni per la liberà dei media

Davanti ai reporter, la presidente della Commissione ha chiesto a Janša di garantire l’indipendenza e di ripristinare il finanziamento pubblico all’agenzia di stampa slovena STA (media partner di EURACTIV), interrotto a febbraio a causa – secondo il governo sloveno – della mancata presentazione della documentazione corretta, dopo che già l’anno scorso l’intervento dell’esecutivo dell’UE aveva sventato un intervento analogo.

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“Riteniamo che la Slovenia debba garantire l’indipendenza e un finanziamento adeguato del servizio pubblico fornito dall’agenzia, quindi prevediamo che si trovino soluzioni rapide per sbloccare i finanziamenti”, ha detto von der Leyen, aggiungendo che la Commissione “seguirà gli sviluppi”  della questione.

Janša si è limitato ad affermare che STA deve concludere un accordo con il governo per sbloccare l’impasse. “È uno standard europeo saldare una fattura quando l’hai ricevuta”, ha detto il premier: “Ma affinché qualcuno possa emettere una fattura, deve esserci un accordo valido. E questo è l’unico problema che abbiamo riguardo all’agenzia. Spero che dopo queste complicazioni, che erano completamente inutili, siamo ora arrivati ​​a una soluzione e che questo problema sarà fuori dall’agenda”.

In ogni caso, secondo il premier le critiche che gli vengono rivolte per i suoi attacchi all’indipendenza del media sarebbero ingiustificati, dal momento che lui stesso, trent’anni fa, è stato arrestato in quanto giornalista che scriveva articoli critici sul regime comunista jugoslavo.

Lite sui pubblici ministeri europei

Un’altra polemica emersa durante la conferenza stampa è stata quella sulla mancata nomina, da parte della Slovenia, di un procuratore europeo delegato alla nuova Procura europea (EPPO), che aveva suscitato la dura reazione della procuratrice capo, Laura Kövesi.

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In un’intervista pubblicata proprio il 1° luglio, Kövesi ha detto che la Slovenia corre un “rischio enorme” poiché i fondi dell’UE affluiranno nel paese senza adeguati sistemi di controllo della loro gestione, aggiungendo la “manifesta mancanza di sincera cooperazione delle autorità slovene influenzerà molto l’efficienza di EPPO”.

Janša ha risposto dicendo che le dichiarazioni di Kövesi “secondo me sono troppo politiche, e non aiutano a risolvere la situazione”. Ha aggiunto che la Slovenia sta ripetendo la procedura di selezione e riuscirà a “finire entro l’autunno, se tutti fanno il loro lavoro”.

Von der Leyen, da parte sua, ha affermato che la nuova procura “è una componente cruciale per proteggere il denaro dei contribuenti europei”, e ha detto che esistono anche altri meccanismi per monitorare l’attuazione dei fondi dell’UE, come l’istituzione nazionale di audit, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e il nuovo meccanismo di condizionalità che lega il denaro in blocco al rispetto dello stato di diritto. La presidente, tuttavia, non ha risposto alla domanda se l’esecutivo dell’UE sarebbe disposto ad agire contro la Slovenia se il ritardo persisterà.

Il richiamo di Von der Leyen

Proprio sul rispetto dello stato di diritto, la presidente della Commissione ha riservato il richiamo più deciso – seppur sempre formulato con delicatezza – al premier sloveno.  “Una presidenza ha un importante ruolo da giocare sui dossier sullo stato di diritto, per esempio gestire la discussione al Consiglio sulla base del rapporto sullo stato di diritto che arriverà entro la fine di luglio”, ha detto von der Leyen.

“In questo momento così cruciale, nel momento in cui prepariamo e finanziamo insieme la nostra ripresa, la fiducia è il nostro asset che ha più valore: fiducia in istituzioni solide, fiducia in sistemi giudiziari indipendenti e efficiente, fiducia in media liberi, indipendenti e finanziati in modo appropriato, fiducia che la libertà di espressione, la diversità e l’eguaglianza siano sempre rispettati e che lo stato di diritto e i valori europei siano sempre applicati”, ha aggiunto, concludendo che “questa è l’essenza stessa della nostra Ue. Così come abbiamo conquistato il rispetto della comunità globale, e questa è la chiave per riprendersi e vivere insieme come unione. Il dialogo politico richiede rispetto per tutti i partiti politici democratici”.

La nettezza di von der Leyen si deve al primo incidente diplomatico del semestre, provocato da Janša durante la riunione con la Commissione, quando ha mostrato una vecchia foto di due deputati europei del partito socialdemocratico sloveno (Tanja Fajon e Milan Brglez) durante un pranzo insieme a due giudici, tutti vestiti con una maglietta rossa, denunciando l’influenza dei socialisti sulla magistratura slovena.

L’episodio ha fatto infuriare i commissari socialisti, e in particolare il vicepresidente Frans Timmermans, che si è rifiutato posare nella foto di gruppo tra Commissione e governo sloveno. “Non potevo essere sullo stesso palco con Janša dopo il suo inaccettabile attacco e la diffamazione di due giudici e due parlamentari europei dei Socialisti & Democratici”, ha detto Timmermans: “Ha contestato la loro integrità perché erano sulla stessa foto. L’indipendenza della giustizia e il rispetto del ruolo di parlamentari europei eletti sono le pietre miliardi dello stato di diritto, senza cui l’Ue non può funzionare”.