Slovenia, il premier Janša dovrà affrontare un voto di sfiducia alla vigila del semestre di presidenza Ue

Il premier sloveno Janez Janša. [Pool/EPA/EFE]

Tra meno di due mesi la Slovenia assumerà la presidenza di turno dell’UE: nel frattempo, il primo ministro conservatore Janez Janša, leader del Partito democratico sloveno (affiliato al PPE), continua ad affrontare insidie e critiche in patria e all’estero, compresa una mozione di sfiducia che dovrebbe essere messa ai voti la prossima settimana dal Parlamento di Lubiana.

Il voto avrebbe dovuto svolgersi all’inizio di questa settimana, ma è stato posticipato a causa di una situazione di impasse all’interno dell’assemblea: Janša attualmente è alla guida di un governo di minoranza, ma l’opposizione di centro-sinistra che ha presentato la mozione non è riuscita a raccogliere i voti sufficienti a imporre il suo ordine del giorno al Parlamento.

Secondo le opposizioni, il governo e il premier – noto per il suo sostegno all’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, per l’amicizia con il premier ungherese Viktor Orbàn, per i suoi post espliciti su Twitter e per i ripetuti attacchi alla stampa – avrebbe gestito in modo negativo l’epidemia di coronavirus.

Come mostrano i dati di Our World Data, la Slovenia – che ha una popolazione di circa due milioni di abitanti – ha in effetti registrato una percentuale relativamente alta di morti per pandemia (2079 per milione di abitanti) rispetto ad altri paesi dell’UE. Anche per questo, il tasso di approvazione del premier di recente è crollato al punto più basso da quando è entrato in carica nel marzo 2020.

I critici di Janša sostengono che le sue mosse contro i media che ritiene ostili – in particolare il taglio dei finanziamenti all’agenzia di stampa pubblica STA, partner di EURACTIV, che ha anche attirato l’attenzione di Bruxelles – assomigliano a quelle del suo alleato Orbán. Dalla fine del mese scorso, in diverse occasioni migliaia di persone si sono radunate nel centro di Lubiana per protestare contro il primo ministro, sventolando cartelli con le scritte “Fermiamo il dittatore” e “Libertà al popolo”, e chiedendo nuove elezioni.

Uno degli organizzatori delle proteste, Jasa Jenull, ha detto all’Afp che oggi in Slovenia “le basi dello stato di diritto sono sempre più sotto attacco”, mentre secondo Vlado Miheljak, professore di Psicologia sociale dell’Università di Lubiana, le manifestazioni hanno segnato “un punto di rottura”, dimostrando la presenza nel paese di un movimento della società civile rinvigorito.

Gli scontri con l’Unione Europea

L’esito della mozione di sfiducia, originariamente previsto per martedì 18 maggio, è sul filo del rasoio. Dopo l’uscita dalla maggioranza del partito dei pensionati, avvenuta lo scorso dicembre, e successivamente di altri deputati dei partiti della coalizione, il governo di Janša ha infatti è sostenuto infatti solo da 38 dei 90 deputati del Parlamento di Lubiana, e il voto di una manciata di parlamentari indipendenti saranno quindi cruciali.

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Già a febbraio, l’opposizione di centrosinistra – molto frammentata al suo interno – non era riuscita a far passare un’altra mozione di sfiducia contro Janša, proprio per il voto contrario di alcuni deputati del partito dei pensionati. Se la nuova mozione avrà successo, l’esito più probabile appare quello delle elezioni anticipate, mentre in caso contrario gli osservatori prevedono nuove ondate di protesta.

Da parte sua, negli ultimi mesi Janša ha contribuito ad alimentare la contrapposizione politica nel paese con continue polemiche con i media e l’Unione Europea. A febbraio il governo ha revocato per la seconda volta il finanziamento pubblico all’agenzia STA, da lui definita una “disgrazia nazionale”: questione su cui già a gennaio il premier aveva avuto uno scontro con Bruxelles.

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Una nuova polemica con le istituzioni europee è invece nata a fine marzo, quando Janša si è disconnesso da una sessione di lavoro online di una commissione di parlamentari europei dedicata alla libertà di stampa, accusando gli eurodeputati di “censura” per aver rifiutato di riprodurre un video che aveva preparato. “Non dobbiamo nulla all’UE”, aveva allora twittato il premier sloveno, liquidando alcuni membri del comitato come “burocrati dell’UE strapagati”.

L’eurodeputata socialdemocratica tedesca Katarina Barley, membro della commissione in questione, ha detto all’Afp che il comportamento di Janša è una “totale mancanza di rispetto per il Parlamento europeo”, e che ciò “non è di buon auspicio, perché tradizionalmente una Presidenza del Consiglio UE deve unire e non dividere”.

Il brutto anatroccolo dell’UE

L’operato di Janša è stato criticato anche da un’altra istituzione dell’UE. In un’intervista al quotidiano sloveno Delo, la procuratrice capo dell’Unione, Laura Codruța Kövesi, ha stigmatizzato la “manifesta mancanza di sincera cooperazione” della Slovenia, che non ha ancora nominato i suoi procuratori delegati alla nuova Procura Europea (EPPO) che dovrebbe essere operativa dal 1° giugno.

Anche altri paesi – Cipro, Finlandia, Lussemburgo – sono in ritardo sulle nomine, ma hanno garantito che saranno finalizzate presto, mentre per quanto riguarda la Slovenia, ha detto una portavoce di EPPO, “non lo sappiamo”. Secondo l’associazione dei procuratori sloveni, all’origine di questo ritardo ci sarebbe il fatto che i due candidati designati avevano precedentemente indagato su accuse di corruzione nei confronti di Janša.

In un lungo servizio uscito ad aprile, la rivista conservatrice slovena Reporter ha scritto che nell’ultimo decennio il premier sloveno si è trasformato da “grande europeo” – sostenuto fra l’altro dalla cancelliera tedesca Angela Merkel – in “brutto anatroccolo” dell’Unione, portando “una dichiarazione di guerra a Bruxelles” e rischiano per questo che il paese venga emarginato nel corso del suo semestre di presidenza dell’UE.

E proprio in vista dell’avvio della sua presidenza del Consiglio europeo il governo sloveno è finito al centro di una nuova polemica, suscitata dal rifiuto di esporre opere di artisti sloveni al Parlamento europeo – come da prassi per celebrare la presidenza di turno: opponendosi ai pezzi scelti autonomamente dal Parlamento, l’esecutivo di Lubiana aveva sostenuto il suo “diritto esclusivo” a scegliere le opere da esporre.

Il governo non si è opposto esplicitamente a nessuna opera, ma i media sloveni hanno riferito che sarebbe stato contrario a diversi pezzi, tra cui quelli dell’artista Arjan Pregl, molto critico nei confronti di Janša.

Ultima – ma non meno importante – controversia che ha coinvolto il premier sloveno è quella relativa al ‘non-paper’ sulla ridefinizione dei confini nei Balcani occidentali pubblicato ad aprile dal sito web di notizie indipendente Necenzurirano, e che sarebbe stato elaborato proprio dal govero di Janša per affrontare le “questioni nazionali irrisolte di serbi, albanesi e croati”.

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La …

La proposta – che Janša ha negato di aver redatto e tantomeno inviato alla Commissione europea – ha suscitato polemiche diffuse, con lo stesso presidente della Slovenia, Borut Pahor, che dopo aver parlato del progetto con i rappresentanti della presidenza bosniaca, ha respinto l’idea dicendo di dubitare che tali cambiamenti “potrebbero essere realizzati in modo pacifico”.