Slovenia, il direttore dell’agenzia di stampa pubblica si dimette denunciando le pressioni del governo Janša

Il logo dell'agenzia slovena STA. [STA]

Il direttore dell’agenzia di stampa slovena STA si è dimesso giovedì 30 settembre, accusando il governo del premier Janez Janša di aver tentato di “condizionare l’agenzia” bloccando i finanziamenti pubblici a essa destinati. L’Ue ha espresso “seria preoccupazione” e ha invitato le autorità slovene a invertire la “tendenza negativa” riguardo alla libertà dei media.

La decisione di Bojan Veselinovič è arrivata dopo un nuovo round di trattative andato a vuoto. In una lettera al Consiglio di vigilanza dell’agenzia, Veselinovič ha scritto di non potere e non volere “accettare le condizioni imposte dal rappresentante del governo per finanziare il lavoro che la nostra agenzia ha svolto gratuitamente negli ultimi 273 giorni”.

L’esecutivo di Lubiana – che attualmente presiede il Consiglio dell’Ue –  aveva sospeso il finanziamento alla STA una prima volta lo scorso dicembre, dopo che il premier Janša aveva criticato la copertura dell’agenzia della crisi del coronavirus, definendola una “vergogna” e chiedendo il licenziamento di Veselinovič.

La Commissione Ue aveva obbligato il governo a fare una marcia indietro che si è rivelata essere parziale: all’agenzia, infatti, sono stati erogati solo i fondi relativi al 2020 restati in sospeso. A febbraio Janša ha deciso di sospendere il pagamento di quelli per il 2021, e ha continuato a fare resistenza anche dopo che la Corte Suprema slovena ha ordinato al governo di riprendere i pagamenti mensili all’agenzia previsti dalla legge.

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Il primo ministro Janez Janša martedì 9 marzo si è scagliato di nuovo contro l’agenzia di stampa slovena STA – finanziata dallo stato – chiedendo in un tweet al suo direttore, Bojan Veselinović, di rassegnare le dimissioni. Si tratta solo …

 

“Lo sfondo della disputa con la STA”, tuttavia, “è stato sempre la posizione del governo verso l’indipendenza dei media e il suo tentativo di condizionare l’agenzia”, ​​ha detto Veselinovič nella nota con cui ha annunciato le sue dimissioni.

I fondi destinati all’agenzia dovrebbero essere sbloccati dall’ufficio di comunicazione del governo sloveno (UKOM), che però, secondo Veselinovič, ha proposto un accordo che “modificherebbe in modo violento il business model di successo della STS, ridurrebbe la sua attività su mercato, i suoi introiti e quindi il numero dei suoi dipendenti”.

Il governo di Janša ha iniziato a criticare la copertura mediatica della crisi del coronavirus offerta da STA – che includeva notizie su presunte irregolarità nell’approvvigionamento di dispositivi di protezione e vaccini – subito dopo il suo insediamento, nel marzo 2020, con il premier che aveva direttamente attaccato più volte l’agenzia fino a definirla una “Verona nazionale”, e aveva chiesto ripetutamente a Veselinovič di lasciare il suo incarico.

La mancanza di fondi sta mettendo in discussione il lavoro della STA, fondata nel 1991, e il pagamento degli stipendi dei suoi circa 90 dipendenti.

La scorsa primavera l’Associazione dei giornalisti sloveni (DNS) ha organizzato una campagna di donazioni che ha raccolto più di 270.000 euro per aiutare l’agenzia a sopravvivere. Una cifra che però è molto inferiore ai due milioni di euro di fondi che la STA riceveva ogni anno dallo Stato.

Věra Jourová, vicepresidente della Commissione europea per i Valori e la trasparenza, ha ribadito il proprio appello per ripristinare il finanziamento dell’agenzia in una lettera inviata al governo la scorsa settimana, in cui ha avvertito che l’attuale situazione “presenta grandi rischi per la libertà e il pluralismo dei media in Slovenia e di conseguenza nell’Ue”.

Alla richiesta di commentare le dimissioni, un portavoce della Commissione Ue ha affermato di deplorare questi ultimi sviluppi e ha esortato le autorità slovene a invertire la “tendenza negativa” in termini di libertà dei media, aggiungendo che l’uscita di Veselinovič “dimostra di nuovo, sfortunatamente, la necessità di una legislazione europea per proteggere la libertà dei media e il pluralismo”.