Slovenia, continua la crociata di Janša contro la stampa

Il primo ministro sloveno Janez Janša [EFE/YVES HERMAN / POOL]

Il primo ministro Janez Janša martedì 9 marzo si è scagliato di nuovo contro l’agenzia di stampa slovena STA – finanziata dallo stato – chiedendo in un tweet al suo direttore, Bojan Veselinović, di rassegnare le dimissioni. Si tratta solo dell’ultimo di una lunga serie di attacchi all’indipendenza dei media sferrati nell’ultimo anno dal premier della Slovenia – paese che a luglio inizierà il suo semestre di presidenza dell’UE.  

Nel suo tweet, Janša ha scritto che da quando l’agenzia è guidata dal regista Bojan Veselinović, “licenzia giornalisti malati e spesso vende bugie per verità. È tempo che il regista, in quanto strumento politico dell’estrema sinistra, si dimetta e sia ritenuto responsabile delle sue azioni illegali. E renda possibile il normale funzionamento di STA”. Un concetto ripetuto più tardi in inglese, in risposta alla giornalista di Politico Lily Bayer, che il mese scorso era stata già attaccata dal premier sloveno dopo un suo articolo dal titolo ‘La guerra della Slovenia ai media’.

Il tweet con le dichiarazioni di Janša è arrivato a commento di una polemica tra il capo dell’ufficio di comunicazione del governo (UKOM), Uroš Urbanija, e l’agenzia STA. In un suo post sempre su Twitter – condiviso dal premier – Urbanija aveva infatti accusato Veselinovič di aver mentito in un’intervista rilasciata lunedì nel corso del programma televisivo Tednik.

Nell’intervista, il direttore di STA aveva spiegato che l’UKOM aveva chiesto all’agenzia di fornirgli “informazioni sul motivo per cui un articolo è più lungo di un altro, perché abbiamo scritto di qualcuno in un modo o in un altro, e ovviamente a questo non abbiamo risposto”.  Affermazioni definite “fake news” dal capo dell’UKOM.

In risposta, STA ha reso nota una lettera di Urbanija, inviata lo scorso ottobre, nella quale il capo dell’ufficio di comunicazione del governo chiedeva informazioni sul numero e sulla durata delle interviste con i cantanti pop pubblicate dall’agenzia. Inoltre, nella lettera Urbanija – oltre ad accusare Veselinovič di nascondere documenti – chiedeva anche se le dichiarazioni dei rappresentanti dell’agenzia fossero riportate in modo oggettivo, se prima di rilasciarle fosse stata chiesta l’opinione di tutti i dipendenti, e perché STA non avesse pubblicato un articolo su questo tema.

La direzione dell’agenzia ha detto a più riprese che tutti i documenti sono a disposizione del governo, che è il rappresentante legale dell’unico azionista dell’agenzia, lo Stato sloveno. Il governo, tuttavia, non ha mai richiesto nessun documento: a chiederli è stata l’UKOM, senza però fornire nessuna autorizzazione governativa.

La lettera di Urbanjia a STA era arrivata a pochi giorni di distanza da un altro attacco di Janša, che in un tweet aveva definito l’agenzia una “disgrazia nazionale” dopo aver appreso che STA aveva dedicato più spazio a un’intervista con il rapper Zlatko che a resoconto di un evento a cui il premier aveva partecipato con il primo ministro ungherese – e suo stretto alleato – Viktor Orbàn.

Le nuove accuse di Janša all’agenzia arrivano al termine di un anno molto difficile per i media sloveni, iniziato proprio con il ritorno al potere, per la terza volta, del leader del partito della destra nazionalista SDS (Partito democratico sloveno). E culminato a febbraio con la decisione di sospendere il finanziamento pubblico a STA. Lo stesso provvedimento era già stato deciso all’inizio di gennaio, salvo poi venire ritirato dopo una secca protesta della Commissione Europea, e un voto del Parlamento sloveno che chiedeva di ripristinare il finanziamento.

 

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Della situazione della libertà di stampa in Slovenia, Polonia e Ungheria ha discusso mercoledì 10 marzo anche la plenaria dell’Europarlamento, mentre la vicepresidente dell’assemblea, l’ex ministra della giustizia tedesca Katarina Barley, ha detto in un’intervista al quotidiano austriaco Die Presse che a Bruxelles manca il coraggio politico per prendere una posizione decisa contro gli attacchi ai media nei tre paesi. Barley ha aggiunto di essere scettica sul fatto che Janša e i suoi sostenitori possano essere sanzionati per i loro attacchi ai giornalisti attraverso i social media, ma che “una procedura di infrazione riguardante la sospensione dei finanziamenti all’agenzia di stampa statale” STA potrebbe invece avere successo.

Da parte sua, il presidente della repubblica slovena, Borut Pahor (proveniente dalle file del partito socialdemocratico, la principale forza di opposizione al Parlamento di Lubiana) – che fin qui ha tenuto un atteggiamento non troppo duro nei confronti di Janša – si è augurato che la Slovenia non diventi oggetto di discussioni sulla libertà dei media al Parlamento Europeo, e che lo scontro tra il governo e STA possa risolversi: l’agenzia svolge una missione importante, ha detto Pahor, e la libertà dei media è “fondamentale per la vita democratica. Come sapete dalle mie azioni, penso che la politica dovrebbe astenersi, del tutto o nella misura massima possibile, dal commentare i media”.