Sanzioni per la violazione dei diritti umani: l’Ue vuole ispirarsi al “Magnitsky Act”

Il vice presidente Sefcovic mentre interviene in video conferenza stampa a Bruxelles, il 19 ottobre 2020. EPA-EFEKENZO TRIBOUILLARD POOL

La Commissione europea propone un nuovo regime di provvedimenti, sulla falsa riga della legge del Congresso Usa, che prende il nome dall’avvocato russo arrestato e morto nelle prigioni della Russia.

Lunedì 19 ottobre, la Commissione Europea ha proposto un disegno di legge riguardante divieti di viaggio e congelamento dei beni come sanzioni contro i responsabili di violazioni dei diritti umani in tutto il mondo.

Il piano, noto informalmente come ‘European Magnitsky Act’, si prefigge di istituire un regime globale dell’Ue per le sanzioni sui diritti umani e sostituirebbe l’attuale sistema paese per paese, con un unico quadro di riferimento per tali sanzioni.

In questa maniera l’Ue potrà sanzionare i responsabili di gravi violazioni e abusi dei diritti umani in tutto il mondo, indipendentemente da dove si verifichino o da chi ne sia responsabile.

Il nuovo regime “darebbe anche, per la prima volta alla Commissione, la supervisione sull’attuazione dei divieti di viaggio”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea Maroš Šefčovič presentando il progetto di legge in video conferenza stampa dalla sede di Bruxelles.

Questa è stata in genere una prerogativa degli Stati membri, ed è probabile che ci possa essere un’opposizione a nuovi poteri per l’esecutivo dell’Unione.

Il nuovo regime proposto, tuttavia, non sostituirà i regimi di sanzioni esistenti. La Presidenza tedesca dell’Ue ha confermato l’obiettivo di vedere gli Stati membri approvarlo entro la fine di quest’anno, con il nuovo regime che potrebbe entrare in vigore entro gennaio.

Difficoltà nazionali, ma Bruxelles va avanti

Tuttavia, il nome di Magnitsky nella proposta di sanzioni dell’Ue è stato un punto controverso, che rappresenta una spina nel fianco per alcuni Paesi, tra cui Grecia, Cipro e Italia, così come l’Ungheria, i cui governi hanno stretti legami con la Russia. Essi hanno espresso riserve e mantenuto la bozza del piano.

Nel dicembre 2019, i ministri degli Esteri dell’Ue hanno spianato la strada per avviare i lavori su un ‘Atto Magnitsky’ europeo.

Durante il suo primo discorso al Parlamento europeo a settembre, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è impegnata a presentare una proposta su un nuovo regime di sanzioni che permetta all’Ue di imporre più rapidamente provvedimenti a specifici individui in qualsiasi parte del mondo.

Alla luce delle recenti difficoltà del blocco di imporre sanzioni alla Bielorussia, alla Turchia o alla Russia, c’è la “necessità di completare la nostra cassetta degli attrezzi”, ha detto Von der Leyen.

Gli eurodeputati hanno accolto con favore la decisione dei ministri degli Esteri dei 27 Paesi membri di introdurre sanzioni, sottolineando, da parte di alcuni di loro, il bisogno di definire una sorta di Magnitsky Act europeo da portare a compimento sotto la presidenza tedesca.

Chi era e perché fu arrestato Magnitsky

Sergei Magnitsky era un avvocato russo, arrestato in patria e morto in una prigione di Mosca. Il legale aveva denunciato pubblicamente, tra il 2007 e il 2008, una frode fiscale su larga scala dove vi erano dentro magistrati, banchieri, funzionari di polizia, ispettori del fisco e organizzazioni criminali di stampo mafioso.

Nel 2012 negli Stati uniti, sotto l’amministrazione Obama, in seguito alla vicenda, il Congresso americano approvò il Magnitsky Act, prevedendo sanzioni per i funzionari coinvolti tramite il congelamento dei beni e nel rifiuto del rilascio del visto d’entrata negli Usa.

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