Repubblica Ceca: l’estrema destra propone un referendum di uscita dall’Ue, ma il 66% dei cittadini vuole rimanere

Il leader di estrema destra Okamura tra gli omologhi ultranazionalisti francese Le Pen (sx) e olandese Wilders nel dicembre 2017. [Martin Divisek/EPA/EFE]

Il partito ultranazionalista Libertà e democrazia torna a parlare di “Czexit” in vista delle elezioni di ottobre. Ma la maggioranza della popolazione non sembra propensa a dire addio Bruxelles.

Nonostante siano sotto gli occhi di tutti le difficoltà in seguito all’abbandono dell’Unione europea da parte del Regno Unito, la formazione politica ceca di estrema destra Spd (Libertà e Democrazia diretta), anti-europea e anti-Nato, ha proposto un referendum sull’uscita della Repubblica Ceca dall’Ue, a seguito delle affermazioni del capo del partito Tomio Okamura.

Quella che potrebbe sembrare una bizzarra proposta nasce dal fatto che lo schieramento ultranazionalista potrebbe avere un ruolo nella formazione di un nuovo governo ceco il mese prossimo, dopo le elezioni dell’8-9 ottobre.

Il partito pro-Ue Ano del primo ministro Andrej Babiš, di stampo populista, è dato per favorito, ma potrebbe avere qualche difficoltà a formare una maggioranza, dato che i suoi attuali alleati stanno ottenendo sondaggi pari o inferiori al 5%, la soglia di sbarramento per entrare nell’assemblea parlamentare.

I principali gruppi di opposizione si rifiutano di entrare in un futuro governo guidato da Babiš a causa di quelli che dicono essere i suoi conflitti di interesse in qualità di fondatore di un impero commerciale. Questo contesto rende dunque l’Spd di Okamura, dato dai sondaggi a circa il 10%, un potenziale protagonista al tavolo delle trattative, cosa che Ano non ha escluso.

Ma un referendum sull’addio all’Ue non è ad ora possibile, sempre che non venga varata una legge per il suo svolgimento, come appunto propone Okamura. “Una delle condizioni fondamentali è che il manifesto del governo includa una legge referendaria che preveda la possibilità di un referendum sull’uscita dall’Ue o potenzialmente dalla Nato”, ha detto Okamura ai giornalisti dopo aver incontrato il presidente della Repubblica Miloš Zeman, il cui ruolo sarà quello di moderare i negoziati post-elettorali e nominare il primo ministro.

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La Spd ha promosso per anni l’uscita dall’Ue per via referendaria, ma un sondaggio d’opinione dell’agenzia Cvvm dello scorso luglio ha mostrato che i cittadini della Repubblica ceca non sono affatto propensi ad un addio a Bruxelles visto che il 66% dei cechi è a favore dell’adesione all’Ue contro il 28% che ha detto che il paese non dovrebbe starvi.

I tentativi passati di promulgare una legge sul referendum si sono arenati in Parlamento, ma la mossa di Okamura potrebbe rimetterlo in agenda – nonostante quelli che sembrano essere ostacoli significativi nel suo percorso.

Il governo di Babiš si è opposto a una legge referendaria che permetterebbe di votare su questioni come l’appartenenza all’Ue e il suo governo ha anche sostenuto la necessità di avere soglie elevate di firme per indire i referendum.

Qualsiasi proposta di legge in tal senso avrebbe bisogno di una maggioranza costituzionale di tre quinti in entrambe le camere del Parlamento, cosa che sarebbe difficile da raggiungere se si confermeranno i numeri attuali, dato che l’opposizione pro-Ue controlla la Camera alta, ovvero il Senato, eletto in modo scaglionato su sei anni e con un sistema di elezione “first-past-the-post” che di solito elimina i candidati più estremisti.