Recovery Plan, accordo sullo Stato di diritto. Niente fondi Ue a chi non rispetta le regole democratiche

La presidenza tedesca del Consiglio e i negoziatori del Parlamento europeo giovedì 5 novembre hanno raggiunto un accordo sulla condizionalità di bilancio legata al rispetto dello Stato di diritto, che dovrà essere approvato sia dall’Eurocamera che dai leader dei 27 Paesi Ue.

Si tratta di un primo importante passo avanti per superare lo stallo nelle trattative sul Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, a cui è agganciato il Recovery Plan.

Questo meccanismo consentirà di sospendere l’accesso ai fondi europei ai Paesi che non rispettano lo Stato di diritto. “L’accordo è una pietra miliare per la tutela dei valori dell’Ue. Per la prima volta, abbiamo istituito un meccanismo che permette all’Unione di fermare il finanziamento dei governi che non rispettano i nostri valori”, ha dichiarato il correlatore Petri Sarvamaa (PPE, Finlandia) in conferenza stampa.

“Sono lieto che la buona collaborazione con il gruppo negoziale del Parlamento ci ha permesso di raggiungere un accordo. Ora è tempo di trovarne uno anche sul resto del pacchetto di bilancio”, è il commento dell’ambasciatore tedesco presso l’Ue Michael Clauss.

La condizionalità concordata consente di proteggere il bilancio dell’Ue quando è accertato che le violazioni dei principi dello Stato di diritto in un Paese Ue incidono o rischiano di incidere gravemente sulla sana gestione finanziaria del bilancio europeo o sulla protezione degli interessi finanziari dell’Ue. L’accordo provvisorio si basa sugli orientamenti politici forniti dai leader dell’Ue nella riunione del 17-21 luglio 2020 e dovrà essere approvato sia dal Parlamento sia dal Consiglio europeo.

Come funziona

A proporre la sospensione dei finanziamenti sarà la Commissione, gli Stati membri dovranno metterla ai voti entro un mese, e potrà essere approvato a maggioranza qualificata. In circostanze eccezionali uno Stato membro può ricorrere a una “pausa di emergenza”, in base alla quale la proposta sarà discussa dai leader dell’Ue. Secondo Euractiv.com, che ha visionato il testo di compromesso, gli eurodeputati non sono riusciti a far passare la proposta che prevedeva di imporre la maggioranza qualificata per bloccare la decisione della Commissione.

In compenso i negoziatori del Parlamento europeo sono riusciti a inserire una lista di violazioni dello Stato di diritto che potrebbero innescare il processo di sospensione dei fondi. Tra queste figurano “mettere in pericolo l’indipendenza della magistratura”, “non prevenire, correggere e sanzionare decisioni arbitrarie o illegali da parte delle autorità pubbliche”, nonché “limitare la disponibilità e l’efficacia dei rimedi giuridici, la mancata esecuzione delle sentenze, o limitare le indagini, il perseguimento o la sanzione delle violazioni della legge”.

Il meccanismo non si applicherà solo quando i fondi europei vengono utilizzati direttamente in modo improprio, come nei casi di corruzione o frode. La condizionalità potrà essere attivata anche nei casi in cui c’è il rischio che i fondi Ue finanzino azioni in contrasto con i principi dello Stato di diritto e non solo quando queste violazioni sono già avvenute.

Il sistema concordato assicura che i beneficiari finali dei finanziamenti europei non paghino per le colpe dei loro governanti. “Per noi è stato fondamentale che i beneficiari finali non vengano puniti per le malefatte dei loro governi e che continuino a ricevere i fondi che sono stati loro promessi e su cui fanno affidamento, anche dopo l’attivazione del meccanismo di condizionalità. Possiamo dire con orgoglio che abbiamo raggiunto un sistema forte che garantirà la loro protezione”, ha spiegato la correlatrice Eider Gardiazabal Rubial (S&D, Spagna). Chi rischia di vedersi negare i fondi per colpe non proprie potrà, infatti, presentare un reclamo alla Commissione europea tramite una piattaforma web per ottenere le risorse che gli spettano.