Procura europea: nominato il collegio. Per l’Italia c’è Danilo Ceccarelli

La Procura europea è un organo indipendente dell'Ue specializzato nella lotta alla criminalità finanziaria. Diventerà operativa alla fine del 2020 e avrà sede a Lussemburgo.

Ceccarelli è stato sostituto procuratore di Milano e International Prosecutor in Kosovo. I 22 procuratori, uno per ogni Stato aderente al nuovo organo, affiancheranno la procuratrice capo Codruta Kövesi.

Lunedì 27 luglio il Consiglio dell’Ue ha nominato i procuratori europei che formeranno il collegio dell’Eppo, insieme alla procuratrice capo Laura Codruta Kövesi. I nuovi procuratori hanno un mandato di sei anni non rinnovabile. Alla fine di tale periodo, il Consiglio può decidere di prorogare il mandato per un massimo di tre anni. I procuratori europei di un terzo degli Stati membri, tra cui l’Italia, designati mediante estrazione a sorte, deterranno un mandato triennale non rinnovabile.

I candidati, indicati da ogni Paese, dovevano essere membri attivi delle procure o della magistratura degli Stati membri, offrire tutte le garanzie di indipendenza e possedere le qualifiche necessarie per essere nominati ad alte funzioni a livello di procura nei rispettivi Paesi di provenienza. Il comitato di selezione ha poi redatto i pareri motivati e la graduatoria per ciascuno dei candidati che soddisfacevano le condizioni. Sulla base di questo il Consiglio ha selezionato e nominato un candidato per ciascuno Stato partecipante.

Per l’Italia è stato nominato Danilo Ceccarelli, sostituto procuratore di Milano e in precedenza di Imperia. Ceccarelli ha un’esperienza pluriennale in Kosovo, come International Prosecutor nella missione europea Eulex.

Cosa fa la Procura europea

La Procura europea è un organo indipendente dell’Ue specializzato nella lotta alla criminalità finanziaria. Diventerà operativa alla fine del 2020 e avrà sede a Lussemburgo. Ha il compito di indagare, perseguire e portare in giudizio i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione. Attualmente l’azione di contrasto è frammentata fra i vari Stati membri, che non sempre prendono le misure necessarie per lottare contro i reati a danno del bilancio europeo. Ogni anno i bilanci nazionali perdono almeno 50 miliardi di gettito Iva in frodi transfrontaliere e, in assenza di un’azione repressiva coordinata, gli autori dei reati sanno di avere buone possibilità di mantenere i proventi dei loro reati.

Gli attuali organi investigativi dell’Ue, ovvero l’Olaf (Ufficio per la lotta antifrode), Eurojust (Agenzia europea per la cooperazione giudiziaria penale) e Europol (Ufficio europeo di polizia) hanno poteri limitati: non possono svolgere indagini penali o promuovere l’azione penale nei casi di frode. L’Ufficio per la lotta antifrode può solo riferire i risultati delle indagini amministrative alle autorità nazionali competenti. La Procura europea dovrebbe quindi permettere che le indagini vengano svolte in modo più veloce ed efficiente e soprattutto garantire una maggior collaborazione tra i diversi Paesi grazie ai procuratori.

Ad oggi gli Stati che aderiscono all’Eppo sono 22: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Svezia, Ungheria, Polonia, Irlanda e Danimarca invece hanno scelto di restare fuori.

La carenza di risorse

La Procura europea sarà strutturata sue due livelli: quello centrale costituito dal procuratore capo europeo, da 21 procuratori europei (uno per Stato membro partecipante), dal direttore amministrativo e dal personale tecnico e investigativo e quello decentrato composto dai procuratori europei delegati, che secondo l’ipotesi iniziale della Commissione dovrebbero essere 32. Un numero che rischia di essere insufficiente per affrontare la mole di casi che dovranno essere presi in carico. “Sulla base delle statistiche che abbiamo ricevuto dagli Stati membri, all’inizio dell’Eppo, nei primi giorni, riceveremo circa 3.000 casi. È ovvio che è impossibile gestire questo carico di lavoro con soli 32 procuratori”, aveva spiegato la procuratrice capo nella sua prima intervista, dopo la nomina, a EURACTIV.com.

Un altro nodo cruciale per garantire il buon funzionamento di questa struttura è quello del budget. “La questione importante per il futuro dell’Eppo sarà come verrà stabilito il budget per il 2021. Mettere sul tavolo una buona proposta, in modo che l’autorità di bilancio possa decidere se avremo più o meno denaro, è una decisione che spetta alla Commissione nel suo insieme”, aveva sottolineato Kövesi nell’intervista.

La procuratrice capo

Nel 2019 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno nominato Laura Kövesi prima procuratrice capo europea. In precedenza era stata procuratrice capo della Direzione nazionale anticorruzione in Romania. Durante il suo mandato ha avviato una lotta senza precedenti alla corruzione, che ha portato alla condanna per abuso d’ufficio nel 2019 di Liviu Dragnea, storico leader del partito socialdemocratico rumeno. Per osteggiarla il governo di Bucarest ha ottenuto la sua revoca dalla carica di capo della Direzione nazionale anticorruzione e in seguito ha incaricato il proprio ambasciatore di votare contro la sua elezione a capo dell’Eppo.

Sulla vicenda è intervenuta la Corte europea dei diritti dell’uomo che a maggio ha stabilito che la revoca di Kövesi prima della fine del mandato costituiva una violazione. “Questa decisione è di natura storica, perché è la prima volta che la Cedu estende ai pubblici ministeri le garanzie di indipendenza dei giudici – aveva commentato la procuratrice – Da questo momento in poi, questa decisione proteggerà coloro che difendono l’indipendenza della magistratura e lo Stato di diritto contro le ingerenze della politica”.