Portogallo, il voto contrario del Parlamento alla legge di bilancio apre la strada alle elezioni anticipate

Il primo ministro portoghese António Costa dopo il voto contrario della Camera dei deputati alla legge di bilancio per il 2022, Lisbona, 28 ottobre 2021. [EPA-EFE/MARIO CRUZ]

Mercoledì 27 ottobre il Parlamento portoghese ha respinto la proposta di legge di bilancio del governo socialista guidato da António Costa: decisivo il voto contrario degli ex alleati di sinistra del Partito Socialista (PS), il Bloco de Esquerda (BE) e il Partido Comunista Português (PCP). Il presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, ha convocato le consultazioni per la prossima settimana: lo scenario più probabile appare quello delle elezioni anticipate, che si svolgerebbero a gennaio 2022.

A favore della legge di bilancio hanno votato solo i 108 deputati socialisti, a cui si sono aggiunti cinque astenuti, mentre si sono dichiarati contrari 117 parlamentari: dalle formazioni di sinistra all’estrema destra di Chega, passando per il partito Socialdemocratico (PSD), prima forza della destra portoghese.

Dopo l’esito del voto il primo ministro ha detto in una conferenza stampa che non intende dimettersi: ora, ha spiegato Costa, “spetta esclusivamente al presidente della Repubblica valutare questa situazione e prendere le decisioni che ritiene opportune. Il governo rispetta naturalmente le competenze del presidente e non ha commenti da fare sulle sue decisioni”.

“Noi”, ha aggiunto il premier, “siamo qui per fare quello che lui deciderà: governare in esercizio provvisorio” e lavorare per l’approvazione di una nuova legge di bilancio “o andare alle elezioni, se questa è la sua decisione”.

‘Accozzaglia’ frantumata

Costa è primo ministro da sei anni, sempre alla testa di un governo di minoranza. Tra il 2015 e il 2019, il suo primo esecutivo era sostenuto dall’esterno dal PCP e dal BE, sulla base di un patto che era stato chiamato geringonça (parola che in portoghese, con un’accezione ironica, significa ‘accozzaglia’, ‘ammucchiata’), e che nonostante la sua apparente fragilità aveva ottenuto risultati notevoli sia sul versante dei conti pubblici e del rispetto delle regole di bilancio dell’UE che su quello dei diritti sociali e civili.

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Dopo le elezioni del 2019, che avevano visto un’avanzata del PS a spese dei suoi alleati, l’accordo non era stato rinnovato, anche se il dialogo fra le tre formazioni era continuato, e infatti il governo non aveva trovato ostacoli nella sua azione.

Le tensioni latenti sono emerse tutte in occasione della presentazione del bilancio (Orçamento do Estado) per il 2022. La scorsa settimana, infatti, i leader del PCP e del BE, Jerónimo de Sousa e Caterina Martins, hanno fatto sapere che – in mancanza di modifiche sostanziali – non avrebbero votato la legge, e a stretto giro – come ha scritto anche Bloomberg – il presidente De Sousa, ex leader della destra dei socialdemocratici, ha detto che se il bilancio non fosse stato approvato avrebbe sciolto il parlamento e convocato elezioni anticipate.

Le divisioni sul bilancio

Secondo i media e gli osservatori portoghesi, la legge di bilancio presentata dal governo era una tra le più progressiste di sempre: prevedeva infatti, tra l’altro, l’aumento del salario minimo a 850 euro a partire dal 2025, la riduzione delle imposte dirette sul reddito e la gratuità degli asili. Tuttavia, il PS non ha accolto diverse proposte formulate dai due partiti di sinistra, ad esempio l’aumento delle giornate di ferie e la riforma del codice del lavoro.

Il Bloco de Esquerda (che anche l’anno scorso aveva votato contro la legge di bilancio, mentre il PCP si era astenuto) nei giorni scorsi aveva affermato che l’alleanza del 2015 era nata per superare le imposizioni della troika FMI-BCE-Commissione UE, che dal 2011 al 2015 era intervenuta in Portogallo con un piano di salvataggio da 78 miliardi di euro. Tuttavia secondo Martins, i passi compiuti da Costa in questa direzione sono stati troppo timidi: “Il governo”,  aveva detto la leader del BE, “ha sostituito la trattativa con l’ultimatum. La sua intransigenza mira [solo] a consolidare le regole della troika“.

Quanto ai comunisti, de Sousa aveva spiegato la contrarietà del partito con la richiesta di maggiori aumenti degli stipendi, di riforme nei settori delle pensioni e della sanità, e di una maggiore tutela della contrattazione collettiva. 

Costa, dal canto suo, aveva detto che “fino all’ultimo minuto, faremo tutto ciò che è in nostro potere” per raggiungere un accordo, anche se non “ad ogni costo”, ricordando che “i conti pubblici in ordine non ci hanno impedito di rispondere all’austerità nel 2015″, né “di rispondere alla crisi della pandemia con la solidarietà e non con l’austerità”. Ad oggi, il Portogallo è uno dei paesi UE che ha reagito meglio alla pandemia, con un’altissima percentuale di vaccinati e un’alta fiducia nelle autorità che hanno gestito la campagna vaccinale.

Voto a fine anno?

Nel suo discorso di mercoledì in parlamento, Costa ha detto di aver fatto di tutto per convincere gli ex alleati, e ha chiesto loro di non votare assieme alla destra, giudicata non in grado di proporre “un’alternativa al governo del Paese”. Il premier ha aggiunto di considerare il mancato accordo “una sconfitta” perché “sono nato a sinistra, sono cresciuto a sinistra e la sinistra è la mia famiglia. Credo che abbia l’essenziale per costruire il futuro e che non sia condannata solo a protestare”.

“L’ultima cosa di cui il Portogallo ha bisogno è una crisi in queste circostanze”, ha spiegato Costa, chiedendo però – vista la concreta ipotesi di nuove elezioni – “una maggioranza rafforzata” a tutti gli elettori della geringonça. 

Secondo un sondaggio del mese scorso, i socialisti riceverebbero il 37% dei consensi, 12 punti in più del PSD, ma ancora lontano dalla maggioranza assoluta. Nel mezzo, inoltre, ci sarebbe una campagna elettorale lunga e difficile: la costituzione portoghese prevede che il voto debba tenersi tra i 55 e i 60 giorni dopo lo scioglimento della Camera dei deputati, con il rischio concreto di un voto durante le vacanze di fine anno.

La crisi di governo ha comunque colto di sorpresa anche i socialdemocratici, impegnati in una battaglia congressuale che avrebbe dovuto concludersi con l’elezione del nuovo leader in un congresso convocato per metà gennaio. Uno dei due sfidanti, Paulo Rangel, ha iniziato una raccolta di firme per chiedere di anticipare a dicembre il rinnovo della leadership.

Un dato sicuro secondo tutti i sondaggi, invece, è l’ingresso nel prossimo parlamento della formazione di destra radicale nazionalista e xenofoba Chega, che oggi ha un solo deputato, ma il cui candidato alle presidenziali dello scorso gennaio – vinte da De Sousa – aveva preso quasi il 12% dei voti.

La decisione su nuove elezioni è ora in mano a De Sousa, che mercoledì non ha voluto anticipare le sue intenzioni, in attesa delle consultazioni previste la prossima settimana con Costa, con il presidente della Camera, Eduardo Ferro Rodrigues, quello del Consiglio di Stato e gli esponenti dei partiti.