Polonia, verso l’uscita dall’Ue? Corte costituzionale contro il primato del diritto europeo

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. [EPA-EFE/Piotr Nowak]

Il Tribunale Costituzionale polacco ha dichiarato i Trattati istitutivi dell’UE incompatibili con la Costituzione polacca, potenzialmente aprendo la strada all’uscita della Polonia dall’Unione.

Da tempo è in corso uno scontro sullo stato di diritto tra la Polonia e l’Unione Europea. Una serie di sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione – l’ultima questa settimana – avevano considerato incompatibili con l’ordinamento europeo una serie di riforme dell’ordinamento giudiziario polacco emanate dal governo nazionalista guidato dal PiS (ironicamente Diritto e Giustizia). Le sentenze della Corte sono vincolanti e direttamente applicabili. Analoghe conclusioni erano peraltro state emesse anche dalla Corte Europea dei Diritti Umani.

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Ma il Governo polacco aveva tirato dritto, e tanto il Tribunale Costituzionale quanto la Corte Suprema non erano più considerate come Corti costituite secondo il diritto da parte delle Corti europee. Ciò aveva portato anche alla sospensione della cooperazione giudiziaria con la Polonia, e della partecipazione delle Corti polacche alle associazioni delle Corti europee.

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Infine la Commissione aveva vincolato l’approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza alla previsione del rispetto delle sentenze della Corte di Giustizia e quindi allo smantellamento delle riforme giudiziarie che avevano minato l’indipendenza della magistratura. In risposta il Primo ministro Morawiecki aveva aperto un caso presso il Tribunale Costituzionale polacco sull’incompatibilità dei Trattati UE e delle sentenze della Corte UE con la Costituzione polacco. Trattandosi di un Tribunale i cui giudici sono stati nominati dal governo e con procedure considerate illegittime prima dalla Corte Suprema polacca (poi a sua volta riformata e posta sotto il controllo del governo) e poi dalla Corte di Giustizia dell’UE e dalla Corte Europea dei Diritti Umani, si trattava essenzialmente di uno strumento di pressione nei confronti dell’UE. E il Tribunale ha più volte rimandato la sentenza, come per dare tempo al Governo di negoziare con l’UE.

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Ora il Tribunale ha rotto gli indugi ed emesso la sua sentenza, dichiarando parti dei Trattati dell’Unione incompatibili con la Costituzione in polacca. E non si tratta di parti marginali, ma dell’art. 1 e dell’art. 19 del Trattato sull’Unione Europea. L’art. 1 è quello che istituisce l’Unione Europea! L’art. 19 è quello relativo alla composizione e ai poteri della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

In sostanza, il Tribunale Costituzionale polacco considera l’ordinamento giuridico dell’Unione incompatibile con la Costituzione polacca, perché non permetterebbe alla Polonia di esercitare una piena e completa sovranità. Si tratta di una rottura completa dell’ordinamento giuridico dell’Unione, le cui norme sono direttamente applicabili e prevalenti su quelle nazionali. La sovranità degli Stati membri non è assoluta, perché limitata dalla condivisione di sovranità a livello europeo mediante l’Unione, realizzata volontariamente mediante i Trattati istitutivi.

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Alla luce di precedenti sentenze dello stesso Tribunale Costituzionale polacco, non restano che tre opzioni: modificare la Costituzione polacca; modificare i Trattati dell’Unione; o l’uscita della Polonia dall’Unione Europea. Difficilmente il Governo polacco, che ha provocato questa sentenza, vorrà modificare la Costituzione per renderla compatibile con i Trattati UE. Certamente l’Unione non modificherà i Trattati per subordinare l’ordinamento giuridico europeo a quelli nazionali al fine di rendere possibile a uno Stato membro di violare lo stato di diritto. Resta l’opzione dell’uscita della Polonia dall’Unione, attraverso l’art. 50 dei Trattati, che può essere attivato da una maggioranza del Parlamento polacco.

In Parlamento però il PiS non dispone della maggioranza al Senato, che però in Polonia ha meno potere della Camera, che dà la fiducia al Governo. Resta la possibilità per il governo di indire un referendum sull’uscita dell’Unione. Un’opzione che potrebbe favorire enormemente l’opposizione, dato che i polacchi sono generalmente consapevoli del fatto che l’imponente crescita economica degli ultimi 15 anni è stata dovuta proprio all’ingresso nell’Unione nel 2004, favorita sia da investimenti privati europei, che dai sostanziosi Fondi strutturali che hanno permesso di costruire autostrade, rinnovare ferrovie, scuole, e infrastrutture di ogni genere.