Polonia, migliaia di cittadini in piazza con lo slogan: “Io resto nell’Ue”

Una manifestazione in Polonia. [EPA-EFE/ART SERVICE 2 POLAND OUT]

Manifestazioni in oltre 30 città per l’Europa, dopo lo scontro fra la Corte costituzionale e Bruxelles.

“Io resto nell’Ue”. Lo slogan è risuonato nelle piazze di Varsavia e di 30 città polacche. Domenica 10 ottobre su invito di Donald Tusk, ex presidente dell’ Unione europea, migliaia dei polacchi sono scesi in piazza per ribadire la loro adesione all’Unione europea e protestare contro le posizioni del governo che rischiano di portare a una “Polexit”. “Non c’è ora cosa più importante che difendere la Polonia in Europa” ha detto Tusk rivolgendosi alla marea di persone riunite nella piazza del Castello di Varsavia.

Durante la manifestazione ha preso la parola anche il sindaco della capitale Rafał Trzaskowski che, rivolgendosi ai giovani, li ha invitati a “restare polacchi ma allo stesso tempo europei” Manifestazioni parallele si sono svolte anche a Cracovia, Breslavia, Poznan, Kalisz e in molti altri centri, dopo che la Corte costituzionale polacca ha dichiarato che i Trattati istitutivi dell’Ue sono incompatibili con la Costituzione.

A Danzica è intervenuto l’ex leader di Solidarnośč, Lech Walesa, che ha vinto il Premio Nobel per la pace per la sua opposizione al regime comunista polacco. Il suo intervento è stato accompagnato da lunghi applausi, così come quello di Wanda Traczyk-Stawska, 94 anni, veterana della rivolta di Varsavia contro i nazisti che ha detto: “Questa è la nostra Europa e nessuno ci porterà fuori”.

Gli organizzatori delle manifestazioni pro Ue hanno detto che le proteste hanno avuto luogo in più di 100 città, con circa 100.000 persone nella sola capitale. Il primo ministro della Polonia, Mateusz Morawiecki, ha difeso la sentenza della Corte costituzionale. “Abbiamo gli stessi diritti degli altri paesi. Vogliamo che questi diritti siano rispettati”, ha scritto su Facebook dopo la decisione. Allo stesso tempo però ha ribadito che “il posto della Polonia è e sarà nella famiglia europea delle nazioni”, e il suo partito ha detto di non avere piani per una “Polexit”.

Lo scontro tra Varsavia e Bruxelles, che va avanti da tempo, potrebbe sfociare in una battaglia economico-finanziaria: la Commissione europea, infatti, non ha ancora approvato il piano di Varsavia per l’accesso alle risorse del pacchetto Next Generation Eu, lo strumento comunitario per stimolare la ripresa economica nell’Unione dopo la pandemia da coronavirus. La Commissione Ue non si è ancora pronunciata sui piani di Polonia e Ungheria perché teme che i governi possano usare quelle risorse per continuare a violare diverse norme europee in materia di stato di diritto.