Polonia, magistratura sotto attacco. Varsavia rischia una nuova bocciatura dall’Ue

Il presidente polacco Andrzej Duda [EPA-EFE/Radek Pietruszka POLAND OUT]

Nelle prossime settimane si attende una nuova pronuncia della Corte Ue sull’indipendenza della magistratura in Polonia. Dopo l’acquisto di uno dei più grandi gruppi editoriali del Paese da parte dell’azienda statale Pkn Orlen, si teme anche per il futuro della libertà di stampa.

Giovedì 17 dicembre l’avvocato generale Ue Evgeni Tanchev in un parere motivato ha dichiarato che la legge polacca che impedisce di fare ricorso contro la valutazione del Consiglio nazionale della magistratura sui giudici candidati alla Corte Suprema è in contrasto con il diritto dell’Unione europea. Se la Corte di giustizia Ue accetterà questa impostazione, la Polonia dovrà rivedere la norma. Se non lo farà, potrebbe rischiare di andare incontro a nuove sanzioni.

Questo è solo l’ultimo capitolo dello scontro tra le istituzioni europee e Varsaria sullo Stato di diritto e in particolare sulla radicale trasformazione del sistema giudiziario che il partito del presidente Andrzej Duda, Diritto e Giustizia (Pis), ha messo in atto. Numerose sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea hanno giudicato le leggi polacche di riforma del giudiziario contrarie ai principi e valori fondamentali dell’Ue. Attualmente i giudici polacchi che ricorrono alla Corte di giustizia dell’Unione, o alla Corte europea dei diritti umani vengono sottoposti a provvedimenti disciplinari.

Nel suo parere l’avvocato Tanchev ha ribadito che è essenziale dare ai giudici ricorrenti la possibilità di contestare le procedure del governo. “Una volta che si priva la gente del diritto di andare in tribunale per contestare il governo, si è in una dittatura”, ha aggiunto, citando David Neuberger, un ex capo della Corte Suprema britannica.

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Il controllo dei media

Nel Paese crescono anche i timori per il futuro della libertà di stampa, dopo che l’azienda petrolifera di stato, PKN Orlen, ha annunciato l’acquisto del gruppo Polska Press dalla società tedesca Verlagsgruppe Passau. L’accordo è parte di quella strategia di “ripolonizzazione” dei media portata avanti da Jaroslaw Kaczyński, il leader de facto della Polonia. L’operazione di PKN Orlen porterà 20 dei 24 giornali regionali polacchi, quasi 120 settimanali locali e 500 siti web sotto il controllo dello Stato.

Alcuni sostengono che la mole di dati che Pkn Orlen potrà ottenere grazie a questa acquisizione potrà essere utilizzata per favorire il PiS, visti i legami tra il presidente dell’azienda petrolifera Daniel Obajtek e Kaczyński. Il timore è questo sia solo il primo passo. “Hanno distrutto i media pubblici. Non vi si trova più informazione, solo pura propaganda. Ora, quando avranno comprato anche Polska Press, avremo lo stesso in molti media regionali. Passo dopo passo, stanno distruggendo il pluralismo e l’indipendenza della stampa”, denuncia Malgorzata Kidawa-Blonska, del partito d’opposizione Piattaforma Civica (PO).

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“Da cinque anni a questa parte, i mezzi di comunicazione di servizio pubblico sono mezzi di comunicazione governativi. Non adempiono alla loro missione perché servono il campo di potere; basta leggere il rapporto dell’Osce delle ultime elezioni presidenziali quando si sono impegnati a favore di un solo candidato”, ha dichiarato il difensore civico polacco Adam Bodnar in un’intervista alla rivista polacca Wiez.

Secondo il difensore civico con l’acquisizione della Polska Press da parte di Orlen c’è il rischio che ciò che accadrà nella maggior parte dei media regionali e locali sia il risultato di disposizioni politiche. “Orlen agisce come intermediario che esegue la volontà politica del partito al potere – ha sottolineato Bodnar -. Se non iniziamo a chiamare le cose con il loro nome, la crisi della democrazia continuerà”.